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Eurocarni nr. 3, 2020

Rubrica: Benessere animale
Articolo di Mossini A.
(Articolo di pagina 52)

Responsible Ham, studi e prove per aumentare il benessere animale

Si è concluso nelle scorse settimane il progetto Goi, inserito nel Programma di sviluppo rurale dell’Emilia-Romagna 2014-2020, dedicato all’adozione di standard produttivi che garantiscano ai suini migliori condizioni di benessere animale. La conversione e/o la realizzazione di una porcilaia con questi requisiti prevede costi importanti, ma sul piano produttivo le differenze non sono particolarmente significative

Giunto al termine delle sue attività, il Gruppo Operativo per l’Innovazione (Goi) Responsible Ham – Diversificazione di prodotti trasformati ha organizzato nelle scorse settimane un incontro a Bologna per illustrare i risultati raggiunti. Il progetto si è basato sull’individuazione e sull’adozione di elevati standard di benessere animale all’interno degli allevamenti suinicoli, indagando le potenzialità di successo relativamente ai prodotti trasformati (Prosciutto di Parma Dop e altre produzioni Igp) e sviluppando soluzioni innovative tecnicamente ed economicamente sostenibili. Responsible Ham, inserito nel Programma di sviluppo rurale 2014-2020 dell’Emilia-Romagna, è stato portato avanti dal Centro ricerche produzioni animali di Reggio Emilia (Crpa) e dall’Università di Milano e ha coinvolto due azienda pilota, una a ciclo chiuso e una a ciclo aperto (responsibleham.crpa.it).

Migliorare la competitività della filiera
«Responsible Ham — ha spiegato nel suo intervento Alessandro Gastaldo del Crpa — è nato per migliorare la competitività della filiera emilia­no-romagnola delle carni suine stagionate identificando, sviluppando e promuovendo soluzioni innovative e sostenibili da adottare in porcilaia proprio per rispondere alle crescenti richieste del mercato europeo che chiede un trattamento più equo per gli animali da reddito e una maggiore offerta di prodotti cosiddetti animal friendly». Si è trattato dunque di individuare soluzioni di benessere superiori a quanto prevede l’attuale normativa, stabilendo dall’analisi dei risultati ottenuti attraverso la loro applicazione, la relativa sostenibilità economica. Vediamo più nello specifico i dettagli del progetto Responsible Ham partendo dall’allevamento pilota a ciclo chiuso e più esattamente dalla scrofaia.
Gli aspetti considerati hanno riguardato innanzitutto:

  • la riduzione del periodo di confinamento in gabbia durante la gestazione;
  • la stabulazione in box parto con confinamento temporaneo in gabbia durante la maternità;
  • l’aumento della superficie di stabulazione per le gestanti in gruppo;
  • l’utilizzo di idonei materiali manipolabili come ad esempio paglia per i soggetti adulti e corda per i suinetti.

Per i suini in post svezzamento e ingrasso invece sono stati considerati:

  • l’aumento della superficie di stabulazione;
  • l’utilizzo di adeguati materiali manipolabili come il pellet di paglia se distribuito a terra o corde e/o tronchetti di legno morbido se sospesi a catena;
  • i diversi protocolli di castrazione (con o senza analgesia/anestesia nei suinetti sotto i 7 giorni di vita) o castrazione chimica mediante vaccinazione.

Costi in aumento
Quello riservato alla gestazione è sicuramente uno dei settori più complessi da gestire all’interno dell’allevamento. «La stabulazione in­dividuale in gabbia delle scrofe — ha spiegato Paolo Rossi del Crpa — ha un costo di costruzione inferiore rispetto a una realizzazione con box collettivi perché la maggior spesa legata alle attrezzature è ampiamente compensata dal minor costo della struttura, in quanto è prevista una minore superficie coperta per capo. In pratica, si passa mediamente da 1.100 €/posto a 1.400 €/posto, in entrambi i casi con pavimento parzialmente fessurato». La sostenibilità economica legata alle conversioni di porcilaie già esistenti o a nuove realizzazioni rappresenta senza dubbio un fattore determinante che condiziona il tipo di investimento da affrontare. Nell’individuazione dei più elevati criteri di benessere animale da adottare in allevamento, Responsible Ham ha tenuto in grande considerazione questo aspetto che nella relazione di Paolo Rossi è stato ampiamente approfondito. «In base alle elaborazioni scaturite dai risultati del progetto che ha coinvolto i due allevamenti pilota — ha dichiarato — la realizzazione di un box collettivo convenzionale, che permette di ottenere da 66 a 83 posti per 100 gabbie originali, ha un costo variabile da 230 a 270 €/posto, mentre la realizzazione di box con poste singole di alimentazione, che permette di avere 64 posti per 100 gabbie originali, ha un costo di 360 €/posto. In entrambi i casi l’intervento non prevede la modifica dei pavimenti.
Il box individuale con scrofa libera può essere una valida alternativa ai box parto-allattamento convenzionali, soprattutto quando si intende valorizzare la produzione aziendale puntando sull’adozione di elevati standard di benessere animale per essere premiati dal mercato e garantirsi una migliore immagine agli occhi del consumatore. L’adattamento può avvenire in due modi differenti. Optando per i box tradizionali già presenti in allevamento o adottandone di nuovi che possono garantire un livello maggiore di benessere, ma che allo stesso tempo richiedono un costo di costruzione superiore destinato ad aumentare se aumenta la superficie unitaria del box».

Il benessere ha tante facce
Il benessere dei suini trae origine anche dalla presenza e dall’utilizzo in allevamento dei materiali manipolabili i cui costi di gestione, come ha sottolineato ancora Rossi, dipendono «dal tipo di materiale scelto, che può variare dalla paglia al legno alla corda, dalle attrezzature di supporto e dalla manodopera, vale a dire l’installazione a inizio ciclo e la relativa, successiva sostituzione quando necessita. L’incidenza del costo di gestione dei materiali manipolabili sul costo di produzione varia in base al tipo di allevamento. Nella riproduzione avremo un aumento oscillante da 0,09-0,93% per suino di 30 kg; nell’ingrasso da 0,04 a 2,1% per suino di 170 kg; nell’allevamento a ciclo chiuso da 0,2-3,6% per suino di 170 kg». Quando si parla di benessere non si può eludere il tema della castrazione. Anche di questo si è occupato Responsible Ham, che ha calcolato, nel caso di intervento chirurgico con somministrazione di analgesico, un costo totale di 0,68 €/capo, di cui 0,40 per l’intervento chirurgico eseguito da due operatori; mentre con l’immunocastrazione il costo totale è molto più alto e varia da 4 a 5,30 €/capo in base al numero di interventi, considerando sempre la presenza di 1 operatore e 1 veterinario. Al di là dei numeri, comunque sempre importanti, la verifica sul campo dell’adozione di più elevati livelli di benessere animale ha portato a risultati produttivi migliori? La risposta rimane interlocutoria. Infatti, se le scrofe alloggiate in gabbia parto tradizionale e in soluzioni che consentono parto e allattamento, o solamente allattamento senza confinamento hanno raggiunto i medesimi risultati produttivi, i soggetti liberi al parto hanno trascorso più tempo in decubito laterale garantendo maggiori possibilità di allattamento dei suinetti, con una significativa differenza nei tempi di suzione rispetto a quelli delle scrofe in gabbia. Per quanto riguarda i suini sottoposti a immunocastrazione, sono stati rilevati maggiori comportamenti sessuali rispetto ai maschi castrati, il che ha comportato un aumento del numero di lesioni soltanto quando i suini appartenevano ad una diversa linea genetica. Infine, l’aumento della superficie di stabulazione ha condotto a una minore incidenza di lesioni nelle scrofe in gestazione, ma non negli animali in accrescimento e ingrasso.
Anna Mossini

 

Altre notizie

 

Un sondaggio per capire il sentiment del consumatore, senza dimenticare la Grande Distribuzione Organizzata

Le attività che hanno riguardato il progetto Goi Responsible Ham hanno previsto anche un interessante sondaggio tra i consumatori e la Grande Distribuzione Organizzata per analizzare le potenzialità di successo dei prodotti trasformati Dop e le attitudini dei consumatori nei confronti del benessere dei suini. Ne ha parlato all’incontro conclusivo di Bologna Kees De Roest del Crpa. Il sondaggio ha interessato un campione di 207 persone suddivise per classi di età: 18-30 anni; 31-50 anni; 51-70 anni. «Il benessere animale gioca un ruolo determinate nelle decisioni dei consumatori che acquistano carne suina — ha spiegato De Roest — anche se la priorità negli acquisti viene data a freschezza, colore, origine degli animali e caratteristiche nutrizionali. In base alle risposte che abbiamo raccolto emerge che i consumatori nella classe di età tra 18 e 30 anni, e le donne più degli uomini, dimostrano maggiore interesse verso i prodotti che dichiarano un livello superiore di benessere animale. Inoltre, la propensione a pagare di più per prodotti che garantiscono questi requisiti è discreta e maggiore fra le donne, anche se le intervistate ritengono che non sia presente sul mercato una quantità sufficiente di prodotti alimentari basati su elevati livelli di benessere animale». Relativamente alla Gdo, sono stati intervistati 7 buyer nazionali e 2 esteri. I primi, complessivamente, fatturano circa 43,2 miliardi di euro con una quota alimentare che incide per il 32%. Tutti i marchi interessati sviluppano linee di prodotti private label e i requisiti maggiormente richiesti agli allevatori che aderiscono ai loro disciplinari di produzione riguardano il divieto del taglio della coda, superfici di stabulazione superiori alla normativa, castrazione con analgesici e anestetici, materiale di arricchimento idoneo alla categoria dei suini allevati e uso responsabile dell’antibiotico. «I risultati elaborati al termine del sondaggio — ha detto De Roest — hanno evidenziato che la maggioranza degli intervistati ritiene non esistano informazioni sufficienti sul benessere animale, una mancanza che identifica il consumatore di carne suina come meno esigente e sensibile rispetto agli acquisti di produzioni bovine e/o avicole. Anche per questo, gli investimenti insufficienti da parte dell’industria nella promozione e la riduzione del potere di acquisto del consumatore a seguito della crisi economica incidono negativamente sulla propensione del consumatore a pagare di più un prodotto che può vantare elevati standard di benessere animale durante il periodo di allevamento. Rispetto al futuro — ha concluso Kees De Roest — gli obiettivi dovranno essere quelli di aumentare nel consumatore la sensibilità e l’interesse verso produzioni ottenute da allevamenti in cui sono stati adottati elevati standard di benessere animale; allo stesso tempo, ci si dovrà concentrare sempre più sull’aspetto qualitativo. Un particolare molto interessante dell’indagine ha evidenziato che i cosiddetti Millennials sono più attenti e sensibili a questi temi etici rispetto alle generazioni passate, aspetto che la Gdo sta tenendo in grande considerazione visto che considera sempre di più il benessere animale una parte integrante delle sue politiche di sostenibilità».
A. Mo.

 

Conigli, le raccomandazioni dell’Efsa per il benessere

Sono stati pubblicati tre pareri dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che riguardano il benessere del coniglio da carne: i primi due sono relativi all’abbattimento degli animali — anche per motivi diversi dalla produzione di carne, ad esempio per il controllo delle malattie —, alla macellazione e all’allevamento, mentre il terzo riguarda i sistemi di allevamento. I pareri — pur non essendo di per sé vincolanti — forniscono indicazioni risultanti dall’esame dei lavori scientifici disponibili e dall’esame della situazione nei principali cinque Stati Membri di allevamento: Francia, Ungheria, Italia, Portogallo e Spagna. Le pratiche di allevamento variano notevolmente sia tra questi Paesi che all’interno di essi. Per cogliere tale variabilità il parere scientifico si è concentrato su sei esempi di sistemi di stabulazione:

  1. gabbie convenzionali;
  2. gabbie arricchite strutturalmente;
  3. sistemi a parco;
  4. gabbie a pavimento;
  5. sistemi all’aperto/parzialmente all’aperto;
  6. sistemi biologici.

I pareri dell’EFSA si basano su un’estesa indagine condotta tra esperti di conigli nell’UE e sul loro giudizio, poiché i dati disponibili sull’argomento sono pochi. Tra le sue raccomandazioni l’EFSA sottolinea peraltro la necessità di raccogliere dati sul benessere dei conigli d’allevamento in tutta l’UE. Gli esperti hanno preso in considerazione una serie di effetti sul benessere animale in termini di salute e comportamento come la limitazione del movimento, i problemi di riposo, la sete o la fame prolungata, lo stress termico e i disturbi della pelle. Le conclusioni principali sono le seguenti:

  • il benessere dei conigli adulti è inferiore nelle gabbie convenzionali rispetto agli altri cinque sistemi di stabulazione (con un margine di certezza compreso tra il 66 e il 99%). La conseguenza più rilevante per il benessere dei due gruppi è la limitazione del movimento;
  • il benessere dei conigli non svezzati (coniglietti) è minimo nei sistemi all’aperto e massimo nei sistemi a parco (con un margine di certezza tra il 66 e il 99%). Il fattore che incide maggiormente sul benessere dei coniglietti allevati nei sistemi all’aperto è lo stress termico;
  • i sistemi biologici sono in genere buoni.

L’Efsa suggerisce quindi che le gabbie convenzionali vengano ampliate e potenziate da un punto di vista strutturale per migliorare il benessere dei conigli. Relativamente ai metodi di stordimento, l’EFSA ha individuato i pericoli per il benessere e gli indici di coscienza durante la macellazione e propone misure correttive. In termini numerici, i conigli sono la seconda specie più allevata dell’UE. Sebbene esistano norme che prescrivono standard minimi per la protezione degli animali d’allevamento, compresi i conigli, non esiste una legislazione specifica alla specie che protegga il benessere dei conigli d’allevamento nell’UE. Nel 2017 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sugli standard minimi per la protezione dei conigli d’allevamento e ha chiesto all’EFSA di fornire un parere scientifico che contribuisse all’attuazione della risoluzione. Il Parlamento ha agito in risposta a pressioni esercitate dalle ONG, dalle parti interessate e dai gruppi di consumatori preoccupati per lo scarso benessere, gli elevati livelli di stress e gli alti tassi di mortalità e morbilità dei conigli allevati in Europa. È stata manifestata anche preoccupazione che lo stordimento elettrico dei conigli non sempre li renda completamente incoscienti, causando dolore, stress e sofferenza.
Fonte: EFSA, European Food Safety Authority,

www.efsa.europa.eu

 

Didascalia: finanziato dal psr della Regione Emilia-Romagna, il progetto Responsible Ham ha individuato e verificato nelle porcilaie soluzioni innovative in grado di dare un valore aggiunto interessante per i consumatori che chiedono salumi animal-friendly.

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