Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 3, 2020

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 28)

Tregua commerciale tra Cina e Stati Uniti preoccupazioni europee

All’inizio del nuovo anno, e dopo due anni di continue fibrillazioni, è stata annunciata la realizzazione di un grande trattato commerciale tra la Cina e gli Stati Uniti, a seguito della guerra dei dazi che ha condizionato l’intero panorama mondiale a livello economico-commerciale. Con l’accordo, almeno nelle intenzioni dei contraenti, soprattutto da parte degli USA, ci sembra si voglia realizzare una diminuzione del deficit commerciale americano, attraverso l’impegno cinese di acquistare una quantità addizionale di 200 miliardi di dollari di beni prodotti negli Stati Uniti. Una cifra questa che, a prima vista, appare poco fondata, poiché per ottenere una diminuzione del deficit degli USA non si menziona un contemporaneo aumento delle esportazioni cinesi, che indubbiamente potranno essere effettuate nel campo dei prodotti manifatturieri, prodotti agricoli ed energetici, già sensibili per gli stessi Stati Uniti. A tanto si aggiunge l’impegno cinese di concedere una maggior protezione della proprietà intellettuale, nonché un riconoscimento più facile dei brevetti e delle origini geografiche dei prodotti. Viene previsto anche la diminuzione di alcune tariffe per quanto riguarda l’importazione di carni e cereali, nonché l’avvio di una cauta apertura per i servizi finanziari e per le carte di credito. Bisogna ricordare che, per quanto riguarda i settori carne e cereali, la Cina ha, nel frattempo, concluso accordi per l’importazione da altri Paesi e, tra questi, anche Paesi europei e ciò, se pur in una misura non cospicua, ha sempre una certa importanza per l’Europa. Secondo quanto si può ricavare dai pochi dati individuati, gli acquisti cinesi nel campo agroalimentare dovrebbero passare dagli attuali 24 a 32 miliardi, cifra che potrà influire all’alleggerimento del deficit di bilancio americano di 350 miliardi di dollari accusato al momento.
Nel quadro generale che si può ora definire sono tre i punti specifici che meritano alcune riflessioni:

  1. il primo riguarda un non ben definito impegno a non utilizzare, da parte cinese, la svalutazione dello yuan quale strumento di concorrenza indebita e funzione competitiva, nonché apertura delle strutture finanziarie del paese al capitale statunitense;
  2. il secondo riguarda la disciplina degli incentivi di Stato coi quali la Cina avvantaggia le proprie aziende, ma la questione è trattata quasi come un riferimento passeggero da prendere in considerazione in una seconda fase, peraltro non indicata;
  3. il terzo riguarda la strategia negoziatoria internazionale riaffermata sul piano bilaterale e avvalorata anche dall’approvazione al Senato del nuovo trattato commerciale USA-Messico-Canada, tanto che il ministro del commercio americano ha potuto affermare che, grazie alle vittorie ottenute, la posizione negoziale USA verso l’Europa è diventata “molto più forte”, perché è stata tolta “la pressione su agricoltori e industriali” e la “base” si è stretta ancora più al presidente.

Da alcune parti è stato rimarcato una certa precarietà del trattato concluso, tanto che gran parte dei dazi, già imposti negli scorsi anni, continuano a restare in vigore. Gli USA annullano la tranche di imposte su 156 miliardi di importazioni che avrebbero dovuto avere attuazione il 15 dicembre scorso e dimezzano l’importo (dal 15 al 75) su quelle adottate il primo settembre dello scorso anno. Permane un dazio del 25% su 300 miliardi di dollari in merci cinesi che erano state tassate in precedenza dall’amministrazione americana. L’accordo evita, in caso di bisogno, la mediazione giudiziale del WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, per costituire un regime di consultazione a due e, pertanto, in caso di permanenza di dissensi, si torna a praticare ostilità.
L’Europa ha reagito alle preoccupazioni latenti del trattato in questione, tanto che un ammonimento è stato lanciato per un eventuale ricorso al citato WTO in caso di necessità ed altre preoccupazioni non ha mancato di esternare anche il FMI con la nuova direttrice Georgieva. Da parte sua, Phil Hogan, commissario europeo al commercio, ha sostenuto che l’UE sarà unita ed “esplorerà tutte le opzioni per proteggere i propri interessi”. Si ricorda che, oltre alle tariffe sull’acciaio e l’alluminio imposte nel 2018, gli USA hanno aggiunto dazi su 7,5 miliardi di import europei in seguito al problema Airbus e minaccia di aumentarli per protesta sulla Web Tax, la tassa francese del 3% sul fatturato dei produttori della tecnologia. Pur tenendo conto di riserve e preoccupazioni accennate, non si può dunque sottovalutare l’importanza di detto accordo, anche perché è possibile che si possa rasserenare il clima dell’economia mondiale. Un impulso alla crescita globale può anche avvenire, tanto più che detta crescita è stata rallentata, negli scorsi mesi, soprattutto dalla caduta del commercio internazionale. Il timore, di cui si è fatto interprete Hogan in merito al possibile coinvolgimento negativo degli interessi europei, può ritenersi fondato, in quanto le misure previste dall’accordo citato, se fossero realmente rispettate, potrebbero ostacolare le esportazioni anche di altri Paesi. Perciò non deve mancare una certa vigilanza allo scopo di poter ottenere l’inserimento, nelle concessioni previste tra i due big mondiali, anche di operatori europei. È un problema di non facile attuazione, ma la nostra Europa, una volta tanto, sappia essere unita, realmente unita, nell’espletamento di un compito che è di vitale importanza per se stessa.
Cosimo Sorrentino

 

Didascalia: Pechino si è impegnata ad acquistare maggiori prodotti americani per 200 miliardi di dollari in due anni. Tra gli impegni di spesa cinesi spiccano: 80 miliardi di maggiori acquisti di prodotti manifatturieri made in Usa, 50 miliardi di forniture energetiche, 32 miliardi di prodotti agroalimentari, 40 miliardi di spesa legata ai servizi (photo © medium.com).

Photogallery

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.