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Eurocarni nr. 2, 2020

Rubrica: La carne in rete
(Articolo di pagina 46)

L’evoluzione dell’e-commerce in Italia con il click & collect

Acquistare su web e ritirare il pacco dove si vuole all’ora che si vuole si può fare anche in Italia ed è la prossima frontiera della vendita on-line. Che può salvare anche i piccoli esercizi off-line

In principio furono i TNT Locker, armadietti automatici dove ritirare i propri acquisti effettuati on-line: era il 2014 e l’Italia sperimentava il primo assaggio della prossima evoluzione dell’e-commerce, ovvero il click & collect, la possibilità di comprare sul web e far recapitare la merce in un deposito fisico diverso dal proprio domicilio, sempre più deserto. Amazon sarebbe arrivata solo due anni dopo.

Come nasce il click & collect in Europa? E quanto vale?
Si tratta di un servizio sempre più richiesto. È ad esempio in cima ai desiderata degli acquirenti on-line nordici e francesi, come cita Nordpost. E anche in Italia la possibilità di scegliere dove farsi recapitare il proprio pacco diventa sempre più un fattore discriminante: influenza la scelta del 61% degli acquirenti, tanto che, se non c’è un’alternativa al recapito, è possibile che l’acquisto non venga portato a termine. Ma non è sempre stato così nello Stivale. Se nei Paesi nordici, così come in Francia, l’esigenza di avere un luogo flessibile dove farsi consegnare la merce ha radici nel commercio “da catalogo” (via telefono, via posta o via e-mail), in Italia questa dinamica non ha mai avuto molto successo. Nel frattempo, però, le portinerie private nei condomini si sono ridotte in maniera rilevante e le aziende iniziano a vietare la ricezione di pacchi soprattutto in periodi caldi come il Natale per problemi di sicurezza, di manleva ed organizzativi. Il risultato è che l’80% dei clienti dell’e-commerce non sa dove farsi consegnare la merce che acquista on-line. Nonostante ciò, il mondo del click & collect è un’opportunità ancora non colta in Italia, dove solo il 34% dei negozi on-line offre questo servizio e per la maggior parte si tratta di catene fisiche che consentono di ritirare la merce presso una loro sede. Solo il 9% offre la consegna in punti pick & pay e appena il 2% si affida anche ai locker — come rileva uno studio del comparatore di prezzi Idealo. In Europa, al contrario, il pick & pay è estremamente diffuso, in particolare in Germania, dove più del 75% degli operatori offre questo servizio. Eppure il giro d’affari è considerevole, secondo i numeri di Statista: il fatturato del click & collect vale 11 miliardi in Francia (il mercato nazionale maggiore nel continente) e nel resto d’Europa quasi raddoppierà dagli attuali 26,7 miliardi a 45,1 miliardi nel 2023.

Il modello delle reti di punti di ritiro: la nuova frontiera in Italia
Questa opportunità è stata notata e colta nel 2016 da una start-up, IoRitiro, pioniera in Italia di un modello che sembra prendere piede e diffondersi in maniera capillare: quello delle reti di punti di ritiro, che sta andando a costituire quell’anello mancante della logistica sul territorio nazionale. Nata in seno al nostro incubatore Supernova Hub, parte del Gruppo Italmondo (tra i leader italiani della logistica e spedizioni), l’idea di IoRitiro è semplice: offrire un servizio che trasformi bar e negozi delle città nelle portinerie di ogni acquirente on-line, che potrà gestire in comodità il ritiro o la consegna di pacchi e buste. Oggi la rete supera i 2.000 punti in Italia: si tratta di attività commerciali di ogni settore merceologico che come side business fanno da ufficio postale. Con una serie di vantaggi per tutti i soggetti coinvolti nel business: per il cliente, che può ritirare il pacco nel momento in cui preferisce, senza essere vincolato a orari di ufficio, ma secondo gli orari dei singoli negozi che aderiscono (per esempio un’edicola può aprire alle 6:00 e un bar può restare aperto fino a mezzanotte). Per il negoziante, che si dota di uno strumento alternativo di guadagno che nel contempo gli consente di ampliare i contatti con nuovi potenziali clienti. Per i corrieri, che ottimizzano i flussi di lavoro, aggregando diverse consegne in un unico punto e senza dover ritentare consegne fallite al domicilio del cliente finale. Non a caso, la soluzione raccoglie sempre maggior interesse da parte di corrieri anche di grandi dimensioni (IoRitiro ha integrato gli access point UPS su tutto il territorio europeo).

Uno strumento in grado di fermare la retail apocalypse
L’effetto collaterale di questa innovazione è nel guadagno potenziale per il punto vendita aderente: a oggi è molto variabile, ma l’average può arrivare fino a circa 1.000 euro al mese e a tendere potrebbe diventare un pillar dell’attività o, addirittura, sostituire il core business. Per le tante attività tradizionali del retail che perdono quota — ironicamente, perché non possono stare al passo con l’e-commerce — questa espansione è un’opportunità che va colta al volo. La retail apocalypse che negli Stati Uniti ha già causato fallimenti epocali non può lasciare indifferenti: una delle soluzioni per gli esercizi commerciali italiani, anche i più piccoli, potrebbe proprio essere quella di cavalcare le opportunità create dall’e-commerce, invece di soccombere ad esso, convertendo il business per trasformarsi in quasi-uffici postali, con un investimento pari a zero. Ed è un salto da compiere nel breve termine: nell’arco di cinque anni questa evoluzione sarà perfettamente visibile anche in Italia.

 

Didascalia: Coombe Farm Organic, macelleria in Somerset, Inghilterra, è strutturata per consegne a domicilio e in negozio, oltre che per acquisti on-line (photo © coombefarmorganic.co.uk).

 

Altre notizie

 

Le scatole di Meatery

Nel tentativo di offrire ai propri clienti il miglior servizio possibile, la macelleria Meatery di Valdaora, Bolzano, è strutturata con il servizio “Meat in the box”, ovvero la possibilità di effettuare l’ordine on-line o telefonicamente e di ritirare H24 i prodotti in cassette refrigerate poste all’esterno del locale. Questo sistema consente ai clienti di conservare la loro spesa in luogo fresco e di ritirarla comodamente fuori orario d’apertura. Il pagamento può essere effettuato anche al ritiro dei prodotti, attraverso carta di credito o bancomat. Tra gli altri servizi che Thomas Mair ha recentemente attivato presso Meatery segnaliamo anche la “eco box” che viene venduta all’interno della macelleria, ideale per il frigo, il congelatore, il microonde e perfetta per una conservazione della carne acquistata. Sul coperchio dell’eco box c’è un indicatore della data di acquisto della merce, il contenitore è trasparente e permette di vedere al volo il contenuto e, non meno importante, tutto il materiale di incarto non è utilizzato. Una bella soluzione per ridurre i rifiuti mantenendo la sicurezza del prodotto (fonti: Supernova Hub e AD Italmondo). >> Link: meatery.eu

 

Spesa on-line: l’analisi e la pagella di Altroconsumo

Un trend sotto gli occhi di tutti è quello che vede l’e-commerce sempre più protagonista delle abitudini di acquisto degli Italiani. In particolare, nel 2019 il settore che avuto la crescita più sostenuta è quello della spesa on-line, che segna un +39% a fronte del +15% dell’e-commerce nel suo complesso. La spesa on-line, pur rimanendo un mercato dal valore relativamente basso — 646 milioni di euro, contro gli oltre 30 miliardi dell’intero e-commerce — ha registrato quindi una crescita importante. A rivelarlo sono i dati dell’Osservatorio e-commerce B2C Netcomm del Politecnico di Milano, che sottolinea anche come, ad oggi, ad avere la possibilità di fare la spesa on-line è il 68% degli Italiani, un dato di anno in anno sempre più alto. Per scattare una fotografia del fenomeno, Altroconsumo ha voluto condurre un’indagine — pubblicata su Altroconsumo Inchieste di gennaio 2020 — sulle diverse catene di supermercati e canali e-commerce, da Esselunga a Coop, passando per i due servizi di Amazon (Prime Now e Pantry) e Glovo. Sono stati effettuati 33 ordini in quattro grandi città — Roma, Milano, Napoli e Bari — e due cittadine di provincia, Borgaro Torinese (TO) e Legnaro (PD) ed è stata stilata una classifica in cui i servizi vengono valutati con un punteggio da una a cinque stelle. Gli indicatori presi in esame sono stati: l’assortimento dei prodotti (risultato spesso troppo ristretto), la consegna (sia in termini di celerità che di rispetto del giorno e della fascia oraria indicati), le indicazioni al momento della consegna (ovvero se i surgelati vengono subito indicati e se vengono evitate le contaminazioni tra alimenti e detersivi, ad esempio), costi e modalità per il servizio di recesso e, infine, l’ecosostenibilità dei packaging. I risultati dell’indagine di Altroconsumo vedono in testa alla classifica Conad, a punteggio pieno per assortimento, consegna, costo del reso e la scelta del packaging (utilizza sacchetti biocompostabili), e Amazon Prime Now, impeccabile per quanto riguarda il servizio del reso. Agli ultimi posti spiccano i nomi di Glovo, poco apprezzato per quanto riguarda la separazione dei prodotti e il reso, Lidl, a cui non è mai stato possibile rendere un prodotto, ed infine Cicalia, peggiore tra le piattaforme, soprattutto per quanto riguarda la consegna e il costo del reso, facendo pagare 16,90 euro per la spedizione del prodotto da restituire. L’analisi di Altroconsumo, in conclusione, fotografa una situazione variegata: fare la spesa on-line fa sicuramente risparmiare tempo, stress e fatica, ma si tratta di un servizio non sempre impeccabile. Tra le altre criticità evidenziate dall’inchiesta si trovano, ad esempio, la carenza di offerte e sconti rispetto a quelli che si trovano nei punti vendita fisici e lo scarso assortimento di prodotti rispetto scaffali dei supermercati (fonte: Altroconsumo). >> Link: www.altroconsumo.it

 

 

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