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Eurocarni nr. 2, 2020

Rubrica: Aziende
(Articolo di pagina 60)

Produrre di più, inquinando di meno, usando meno risorse

La ricetta della sostenibilità di Filiera AmicΩmega

Quanto inquinano davvero gli allevamenti? Oggi calcoli più precisi e accurati stanno sostituendo le stime approssimative del passato che attribuivano alla zootecnia una responsabilità troppo grande. Non solo secondo le ultime stime FAO, ma anche le stime dell’EPA – U.S. Environmental Protection Agency hanno calcolato che solamente il 3,9% delle emissioni negli Stati Uniti è dovuto al bestiame, contro il 20% proveniente dall’industria, il 28% dall’elettricità e il 28% dai trasporti.
Esistono dunque altre realtà che inquinano in misura assai maggiore, ma delle quali nessuno parla: basti pensare alle discariche e ai giacimenti petroliferi, che generano quantità molto più alte di metano. Addirittura, le perdite dovute ai processi di estrazione del petrolio sono calcolate in circa tredici milioni di tonnellate di metano che vengono riversate in atmosfera, cioè il doppio del metano rilasciato ogni anno dalle vacche allevate in tutto il mondo.
Secondo dati FAO, le foreste coprono oggi il 46% dell’area del nostro continente e le superfici protette sono il 13% del territorio. Dunque, in Europa agricoltura, zootecnia e silvicoltura sequestrano una quantità di CO2 pari a 550 milioni di tonnellate, quantitativo enorme che continua a crescere.
È costante anche l’impegno a ridurre sempre di più l’impronta di carbonio con varie strategie, che hanno già portato ad una riduzione delle emissioni del settore agro-silvo-zootecnico europeo del 20%.
Per quanto concerne l’Italia, il sistema agro-silvo-zootecnico italiano assorbe ogni anno più di 29 milioni di tonnellate di CO2 a fronte di una emissione di 22 milioni di tonnellate: questo vuol dire che, oltre a non impattare sul clima, siamo per di più in credito di carbonio, pari a circa 7 milioni di tonnellate di CO2.
La Filiera AmicΩmega già da anni sta seguendo queste logiche di miglioramento della sostenibilità ambientale degli allevamenti attraverso la riduzione dello spreco di nutrienti ottenibile con tecniche di precision feeding.
Mediante una specifica alimentazione, infatti, l’introduzione di lipidi nella dieta è in grado di ridurre l'emissione endogena di metano dei ruminanti e conseguentemente il contenuto nei reflui, diminuendo le emissioni indirette dovute allo stoccaggio.
Tutto questo chiaramente è affiancato dalle nuove best practices in allevamento (corretto adeguamento delle strutture di produzione, migliore gestione sanitaria con più controlli sulla salute degli animali, automazione di modelli di management più integrati e funzionali) che hanno consentito di ridurre in Italia complessivamente il fabbisogno di terra per il bestiame del 20%, raddoppiando al tempo stesso la produzione di carne.
In questo modo, le emissioni di CO2 per proteina prodotta sono passate dagli oltre 25 kg degli anni ‘60 a meno della metà nel 2015, riducendo anche l’emissione di ammoniaca per chilo (kg) di proteina animale.
Produrre di più inquinando di meno e utilizzando meno risorse: è questa la vera ricetta della sostenibilità. “E noi di AmicΩmega crediamo fermamente in tale approccio, ritenendo che sia l’unico modus operandi ad oggi perseguibile nella tutela della filiera e dei consumatori”.

>> Link: www.amicomega.it

 

Didascalia: ciò che rende unica la carne di AmicΩmega è la naturale presenza di omega-3.

 

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