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Eurocarni nr. 2, 2020

Rubrica: Razze
Articolo di Gaddini A. , Karetsos S. ,
(Articolo di pagina 90)

Avra, biodiversitĂ  sotto le Meteore

Nella cittadina di Avra, presso Trikala, nella regione greca della Tessaglia, esiste da oltre trent’anni un’azienda agricola che ha come scopo principale la salvaguardia delle razze zootecniche locali a rischio estinzione. L’azienda è quella di Dimitrios Dimos, nativo di Avra, che ha scelto inizialmente di dedicarsi alla razza bovina Katerini, salvando in extremis gli ultimi esemplari che stavano andando al macello nel 1985, per poi estendere la sua opera ad altre razze autoctone greche di ovini, caprini, suini, equini e bufalini. L’allevamento è vicino alle Meteore, suggestivi picchi rocciosi di arenaria che ospitano da secoli comunità monastiche ortodosse. Nel 1988 le Meteore sono state riconosciute dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. L’azienda di Avra è visitata costantemente da docenti e studenti di università e scuole greche e di istituti di ricerca stranieri, oltre che da appassionati interessati a conoscere le razze locali e la loro storia millenaria. Dimos tiene di frequente appassionate conferenze in giro per la Grecia e anche all’estero sulla storia delle razze greche, citando i riferimenti degli autori antichi e dei reperti archeologici conservati nei vari musei del mondo, che testimoniano l’origine antichissima di queste razze. La carne degli animali di Dimos, prodotta secondo le norme dell’agricoltura biologica, è venduta da lui personalmente a macellerie e ristoranti — soprattutto ad Atene, che dista circa 350 km da Avra — a prezzi sensibilmente più alti di quelli delle razze più commerciali, che testimoniano la preferenza dei consumatori per questi prodotti. Il successo sul mercato dei prodotti di Dimos è anche in grado di garantire la vitalità economica dell’azienda. L’appartenenza dell’allevamento di Dimos al circuito biologico appare evidente dalla visita all’azienda, che dispone di ampie superfici per il pascolo e che mostra una particolare assenza di aggressività tra gli animali sia all’interno della specie, sia tra specie diverse, che appaiono condividere tutti gli spazi senza apparenti tensioni. Il buon livello di benessere animale è anche testimoniato dalla scarsissima presenza di lesioni, mutilazioni e cicatrici sui capi allevati.

Bovini
La razza bovina da carne Katerini è quella dalla quale ha avuto inizio la carriera di allevatore di Dimos. È originaria dell’omonima cittadina della Macedonia centrale (unità periferica della Pieria), dove attualmente non è più allevata, mentre è presente in tre aziende della Tessaglia, delle quali quella di Dimos è la più importante (si veda Gaddini A., Le Grigie greche della steppa, in Eurocarni n. 11/2018, pag. 136). Gli animali allevati ad Avra hanno un mantello grigio che appare più chiaro di quello delle altre popolazioni e sono molto simili fenotipicamente a quelli Podolici calabresi della Sila, oltre che a quelli della razza Grigia bulgara (Gaddini A., La Grigia bulgara, in Eurocarni n. 3/2019, pag. 120). Come in tutte le razze Grigie podoliche o della steppa, il vitello alla nascita ha mantello fromentino — in questa popolazione anche con striature nere sul muso — e cambia il pelo intorno al periodo dello svezzamento. Dimos attualmente (ottobre 2019) alleva 236 capi totali, tra i quali 217 femmine e 19 maschi, di cui 9 tori, che sono soggetti a rotazione ogni due anni. I capi Katerini di Dimos sono considerati molto aderenti allo standard di razza. I vitelloni vengono macellati all’età di 10-14 mesi, con un peso vivo di 120-130 kg, che non varia molto tra maschi e femmine della stessa età. Gli animali sono molto longevi, come accade di frequente nelle razze grigie della steppa o podoliche, e partoriscono senza assistenza anche oltre i 20 anni. In azienda è presente una vacca di 25 anni, di nome Mega, non più in riproduzione, ma lasciata in riposo a fine carriera e in ottimo stato di salute. Le vacche, inoltre, hanno una spiccata attitudine materna, con un forte istinto di protezione del vitello, anche nei confronti dei lupi e delle volpi, presenti sulle montagne della zona. Come in altre razze bovine rustiche, in caso di pericolo gli adulti si dispongono in cerchio a difesa dei vitelli, che per istinto si mettono al centro. La razza Katerini ha taglia ridotta, con altezza media al garrese di 123 cm per i maschi e 113 cm per le femmine, mentre il peso medio è di 375 kg per i tori e 280 kg per le vacche. Altre caratteristiche evidenti della Katerini sono le corna a lira e l’ampia giogaia.

Ovini
In azienda sono presenti 27 ovini, 25 pecore e 2 arieti, a prevalente attitudine latte, di razza Sarakatsaniko, a vello aperto nero, considerata a rischio estinzione, con una consistenza in Grecia di circa 1.500 capi. La razza prende il nome dai Sarakatsani, una popolazione storica di pastori in transumanza perenne nella penisola balcanica, ma prevalentemente presenti in Grecia, che ha dato il nome anche al cane da pastore bulgaro Karakachan.
Nell’azienda di Avra sono anche presenti 12 ovini (10 pecore e 2 arieti) di razza Kalarrytiko, a vello aperto bianco, con testa rossa e lista bianca centrale, molto simili, e probabilmente imparentati agli ovini di razza Comisana. Anche questa razza prende il nome da una popolazione, i Kalarrytes, originari dell’omonimo villaggio dell’Epiro, ai piedi della catena montuosa del Pindo, che attraversa la Grecia da nord a sud. I Kalarrytes erano noti per la loro abilità come orefici, oltre che come sarti, commercianti ed allevatori di bestiame. A Kalarites nacque nel 1857 Sotirios Voulgaris, il quale, emigrato a Roma, fondò nel 1884 la nota casa di oreficeria Bulgari. Dimitrios Dimos alleva anche capi di razza Karagouniko, tipica della Tessaglia, non in pericolo di estinzione.

Caprini
Sono allevati 22 capi, 20 femmine e 2 maschi, della Oulokeratika (letteralmente “dalle corna arricciate”), razza greca a rischio estinzione dal mantello bianco e nero screziato, con parti superiori nere e dalle caratteristiche corna a spirale compressa o anche a cavatappi. È inoltre presente la razza Skopelos, dell’omonima isola dell’arcipelago delle Sporadi settentrionali, dal mantello rosso cinto di bianco, la cui popolazione totale è di circa 10.000 capi. La razza caprina Agios Nikanora, dal mantello interamente rosso, di cui in totale esistono meno di 1.000 capi, che prende il nome dell’omonimo monastero della Macedonia occidentale, presso Kozani, è presente con 11 capi, di cui 10 femmine e 1 maschio. C’è anche in azienda un gruppo di 25 femmine e 2 maschi di capre Karystos, originarie della cittadina omonima nel sud dell’isola di Eubea, dove ne esistono alcune migliaia.

Equini
Sono presenti diversi capi delle due razze equine principali della Grecia, la razza del Pindo, cavallo di montagna originario dell’omonima catena montuosa, presente in Grecia con 5.629 esemplari iscritti al libro genealogico, in crescita grazie ai finanziamenti del programma di protezione delle razze autoctone. Inoltre, sono allevati 30 capi di cavallo della Tessaglia, che tradizionalmente viene considerata la razza scelta da Alessandro Magno per il suo esercito, e alla quale apparteneva Bucefalo, il suo cavallo preferito. Il cavallo di Tessaglia conta una popolazione di 1.048 capi iscritti al libro genealogico, allevati nella sola Tessaglia, che è la sola regione a pagare i contributi per i capi della razza. Nell’azienda, inoltre, sono allevati 30 cavalli Skyros, razza di pony originaria dell’omonima isola dell’arcipelago delle Sporadi settentrionali. Di questa razza sono presenti 207 capi iscritti al Libro Genealogico, metà dei quali nell’isola d’origine.

Suini
In azienda sono presenti diversi capi di suino Greco, una razza nera autoctona allevata in poche zone del Paese e messa a rischio dalla pratica di incrociare gli animali con riproduttori di razze nere estere, più produttive. Il mantello è nero-bluastro anche nei suinetti. I suini sono allevati al pascolo in un ampio querceto e dispongono di aree separate con capanne per il parto e l’allattamento per le scrofe. Questo tipo di allevamento è decisamente rispettoso del benessere animale, ma espone gli animali al possibile contatto con i cinghiali presenti sulle montagne circostanti, con conseguente possibile inquinamento genetico e rischio di contagio da malattie anche gravi, come la Peste Suina Africana (PSA). Per evitare il contagio, è stato installato un triplo giro di reti di recinzione. Comunque, l’attuale popolazione di 150 scrofe e 15 verri è sana e geneticamente ben definita, grazie all’efficace azione di selezione su base fenotipica praticata in azienda.

Bufalini
Dimos possiede alcuni capi di bufalo greco, di derivazione Murrah, allevato per la produzione di latte, come in poche altre zone della Grecia settentrionale.
Gaddini Andrea
Karetsos Sotiris

KGVZ di Karditsa, Tessaglia, Grecia (Centro statale di miglioramento genetico)

Bibliografia

  1. Karatosidi D., Ragni M., Marsico A.D., Colangelo D., D’Alessandro A.G., Melodia L., Tarricone S. (2012), Confronto dei parametri quantitativi delle produzioni di carne di bovini di ceppo Podolico allevati in Puglia (Italia) ed in Tessaglia (Grecia), Atti del IX Convegno Nazionale sulla Biodiversità, 5-7 settembre 2012, Valenzano (BA), vol. 2 “Biodiversità, alimenti e salute”: 238-244.
  2. Karatosidi D., Marsico G., Ligda C., Tarricone S. (2013a), Assessment of the meat quality of Italian Podolian and Greek Katerini cattle, Animal Genetic Resources, 53:141-146.
  3. Karatosidi D., Tarricone S., Marsico G., Marsico A.D., Colangelo D. (2013b), Physical parameters and chemical composition of the meat of Katerini cattle breed, Proceedings of the 4th Pan-Hellenic Congress in Technology of Animal Production, Salonicco, Grecia, 8 febbraio 2013: 177-182.
  4. Monchiero A. (2003), Dimitrios Dimos, in Slowark, the International Herald of Taste Issue, 35.

Contatti
Per informazioni ed eventuali visite ci si può rivolgere (in lingua inglese) al dott. Efthimios Avgeris all’indirizzo e-mail: avgerisefthimios@gmail.com.

Ringraziamenti
Grazie al dott. Dimitrios Dimos per la cordiale ospitalità e al dott. Efthimios Avgeris dell’azienda Ark Dimos di Avra per la preziosa collaborazione.

 

Didascalia: le Meteore sono una delle attrazioni turistiche più visitate della Grecia. Per la bellezza e la perfetta integrazione col territorio circostante, il complesso monastico è Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

 

 

L’uomo che ha salvato la Katerini: intervista a Dimitrios Dimos

La fama di Dimitrios Dimos ha superato i confini nazionali per la sua opera di salvataggio delle razze zootecniche greche a rischio di estinzione, iniziata nel 1985 e tuttora in corso, rivolta non solo alle razze della sua regione, la Tessaglia, ma a quelle di tutta la Grecia, ed estesa a molte altre specie zootecniche di mammiferi. Ho incontrato Dimos ad Avra, mentre era in partenza per un congresso nazionale di zootecnia.

Come le è nata la passione per le razze autoctone?
«Io in effetti ho studiato economia, ma mio nonno viveva nella Tessaglia libera dall’occupazione ottomana, si occupava di bestiame e divenne il più grande allevatore della zona di Kalambaka. Ho ereditato la passione da lui».

Come ha iniziato la sua attività di allevatore di queste razze?
«Trentaquattro anni fa ho capito che questi animali, rispetto a quelli che venivano dall’estero, avevano delle buone proprietà per l’allevamento nelle nostre zone e ho pensato che fosse una buona cosa sfruttare queste qualità. La razza Katerini era in via di estinzione, ne restavano solo due piccole mandrie, e le stavano mandando al macello. Ne ho comprato una e ho consigliato all’allevatore Nikolaos Tsantouris sull’altipiano di Goura di comprare l’altra. Da lì è nata la mia attività di allevatore di razze autoctone».

Quindi si può dire che lei ha il merito di aver salvato dall’estinzione la razza Katerini?
«Slow Food nel 2002 mi ha assegnato il Premio dedicato alla tutela della Biodiversità con questa motivazione e nel 2003 “Slowark”, il bollettino di Slow Food, ha descritto il mio lavoro in un articolo».

Come reagiscono le razze autoctone greche ai cambiamenti climatici?
«Faccio solo un esempio: la grande siccità che abbiamo avuto in Grecia nell’estate del 2019, durata fino all’inizio di ottobre, ha dato molti meno problemi ai nostri animali che al bestiame Holstein o Limousine di altri allevatori della regione. Oltretutto, i nostri animali ricevono solo minime integrazioni di cereali, con un minore costo di produzione, e tornano rapidamente in forma dopo un calo di peso grazie alla loro ottima crescita compensativa. Vivono all’aperto anche d’inverno, con solo dei ripari per la notte, e richiedono uno scarsissimo uso di medicine e antiparassitari, visto che sono più resistenti alle malattie e ai parassiti. Le vacche della razza Katerini, infine, sono capaci di difendere se stesse e i loro vitelli dai lupi e dalle volpi presenti nella zona».

Il suo lavoro ha suscitato interesse anche nella ricerca scientifica?
«Da trentasei anni partecipo a tutti i congressi zootecnici greci e sono membro delle associazioni scientifiche del settore. Ho fornito anche la carne dei miei allevamenti per ricerche scientifiche in Grecia, ma anche per quella dell’Università di Bari, di Despoina Karatosidi ed altri autori, che ha confrontato la qualità della carne della razza Katerini con quella della razza Podolica italiana di un allevamento di Rignano Garganico (FG)».

I prodotti dei suoi allevamenti sono molto ricercati dai consumatori greci, che sono disposti a pagarli molto più di quelli ordinari. Quali sono le loro motivazioni?
«Al momento i consumatori greci sono interessati soprattutto al sapore della carne delle razze autoctone, che è senza dubbio più intenso e gradevole di quello della carne standard proveniente da allevamenti intensivi. Purtroppo, da noi non c’è ancora una conoscenza e un interesse per il valore storico di questi animali e quindi sulla necessità di salvarli, né una piena consapevolezza del basso impatto del loro allevamento sull’ambiente».

Quindi la tendenza è contraria a quella da lei praticata?
«Nonostante tutto, è importante incrementare le nostre razze. Oggi la Grecia produce solo l’8% della carne bovina che consuma e il 23% di quella suina. Eppure, a partire dagli anni ‘50, sono stati fatti molti sforzi per migliorare la popolazione zootecnica, importando animali dall’estero, per arrivare ad avere grandi produzioni, ma alla fine si è arrivati ad una bassa produzione interna e ad un alto import. Il solo modo di diminuire il deficit è di sfruttare gli animali adattati al nostro ambiente».

Qual è l’importanza storica delle razze autoctone greche?
«Sono animali che risalgono a 4000 anni fa, sono citati da Omero nell’Odissea, da Erodoto, da Esiodo, e sono parte della storia del nostro Paese. Nel museo di Iraklion, a Creta, è esposta una testa di toro proveniente da Cnosso, dalle caratteristiche corna a lira, dal mantello nero e col musello bordato di bianco, risalente al XVI secolo a.C., che richiama l’aspetto degli odierni tori di razza Katerini. Alessandro Magno, poi, sceglieva i cavalli per il suo esercito tra quelli della Tessaglia, la nostra regione, e sono gli stessi animali che allevo anche io».

L’Unione Europea e lo stato greco fanno abbastanza per le razze autoctone?
«Mi occupo di razze in pericolo di estinzione da 15 anni prima che iniziasse a farlo l’Unione Europea. In realtà le autorità europee e nazionali vanno in direzione opposta a quella che dovrebbero prendere e fanno il contrario di quello che andrebbe fatto. Io stesso ho collaborato come partner del gruppo di docenti universitari che ha stilato l’elenco delle razze autoctone greche, da considerare per gli interventi di protezione. Ho girato a mie spese in tutta la Grecia per identificare razze locali, le istituzioni non sono state altrettanto attente».

Qual è la sua preoccupazione principale oggi?
«Il rischio maggiore di estinzione è per il suino nero greco, una razza molto frugale e resistente, che però non può competere con la produttività degli ibridi commerciali. Io ne allevo diversi capi, 150 scrofe e 19 verri, ma siamo in pochi e inoltre sono preoccupato per la presenza di cinghiali nella zona, sia per gli incroci accidentali, sia per il loro possibile ruolo nel contagio da Peste Suina Africana».
Gaddini A.

Ringraziamenti
Grazie a Efthimios Avgeris e Sotiris Karetsos per la collaborazione nella traduzione; grazie Dimitrios Dimos e buon viaggio!

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