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Eurocarni nr. 11, 2020

Rubrica: Mercati
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 78)

Il vento della peste suina soffia sulle vele dei prezzi

Il diffondersi della peste suina africana non solo nel quadrante dell’Estremo Oriente ma anche in Germania sta orientando le quotazioni al rialzo e generando ulteriori incertezze

La situazione di mercato della carne di suino sta per entrare in un periodo piuttosto frizzante, almeno a giudicare dai movimenti visibili all’inizio di settembre. Secondo i dati ufficiali diffusi dall’Istituto Centrale di Statistica di Pechino, infatti, nel periodo gennaio-luglio 2020 sono stati importati in Cina 5,75 milioni di tonnellate di carni e prodotti a base di carne suina, in aumento di oltre il 74% sullo stesso periodo dell’anno precedente, per un controvalore che per poco ha sfiorato il raddoppio. I tagli di carne e le frattaglie congelate hanno fatto registrare un incremento del 98% rispetto ai primi sette mesi del 2019, per giungere a 3,4 milioni di tonnellate, mentre le carni trasformate hanno un visto un balzo ancora più consistente sino a toccare i 2,5 milioni di tonnellate (+138% sull’analogo periodo).

Ciò si spiega con una domanda stabile o in leggero aumento, a fronte di una evidente riduzione dell’offerta di prodotto nazionale a causa del permanere della febbre suina africana; anche Paesi vicini come il Vietnam si sono visti costretti a sopprimere in un tempo ristretto di poche settimane 40.000 suini, per un ammontare di oltre 2.000 tonnellate di carne, al fine di contenere la propagazione dell’epizoozia.

In questo quadro si inserisce quanto sta accadendo dall’altro capo del continente euro-asiatico. In una conferenza stampa nella seconda settimana di settembre la ministra dell’Agricoltura tedesca Julia Klöckner ha confermato la positività al virus della peste suina africana (African Swine Fever, ASF) di tre campioni prelevati da un cinghiale trovato morto nel circondario di Spree-Neiße nello stato di Brandeburgo, al confine con la Polonia. Tale notizia ha diffuso un immediato allarme tra gli operatori economici del settore di tutto il mondo, per frenare il quale la ministra ha subito richiesto una regionalizzazione ed ha avviato un gruppo di lavoro per definire le misure di monitoraggio e di contenimento.

Alcuni Stati, tuttavia, non hanno atteso più di qualche mezza giornata per decretare il bando alle carni suine prodotte in Germania, come la Corea del Sud, a far tempo dall’11 settembre, e la Cina, pronta a seguirla nel volgere di poche ore salvo smentite o retromarce.

Qualcuno riteneva inevitabile che la peste suina africana — riscontrata in Polonia a marzo a circa dieci chilometri dal confine con la Repubblica Federale Tedesca con il coinvolgimento di oltre 400 allevamenti — sarebbe giunta a varcare quella soglia nonostante fossero state erette delle palizzate per evitare l’attraversamento di cinghiali, il vettore più probabile di infezione.

Ora che il fatto è accertato, non resta che attuare in tempi rapidi un’efficace serie di misure per contenere ed eradicare il problema: la Germania stessa è pienamente consapevole dell’importanza della questione per la propria bilancia commerciale e non esiterà a mettere in campo tutta la forza di cui dispone, anche a livello diplomatico.

La Commissione europea ha tempestivamente adottato l’11 settembre la Decisione di esecuzione n. 2020/12701, con le misure da intraprendere conformi alla Direttiva 2002/60/EC fino al 30 novembre 2020; nell’allegato sono precisamente elencate tutte le aree (Landkreis) interessate dai provvedimenti restrittivi di polizia veterinaria.

Mentre sinora la Germania era considerata indenne da ASF, d’ora in poi gli importatori di carni suine dei Paesi Membri dovranno prestare maggiore attenzione alle aree di provenienza delle stesse.

La peste suina africana è diffusa nel continente europeo in buona parte degli Stati sarmato-balcanici e baltici (Russia, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Romania, Bulgaria, Grecia, Serbia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia), con poche altre aree in Belgio e in Italia (Sardegna); il suo contenimento costituisce un’attività fondamentale per preservare il patrimonio suinicolo dell’Europa soprattutto nei paesi indenni.

Nel bollettino numero 52 relativo al periodo 21 agosto-3 settembre 2020, l’OIE riferisce che i Paesi nei quali sono in corso epizoozie di ASF sono 24, dei quali 9 in Europa, 11 in Asia, 4 in Africa, con un totale di 7.191 focolai identificati; tra questi 3.733 sono in Romania e 1.472 in Vietnam.

I prezzi delle carcasse nel continente europeo, in media 154 euro per 100 kg, pur inferiori del 15% rispetto all’anno precedente, ad agosto erano comunque i più elevati sul panorama mondiale sostenuti dalla tonica domanda cinese.

Secondo il FAO Meat Price Index, le carni suine, dopo quattro mesi di declino, sono state le uniche carni a vedere una risalita dei corsi globali in luglio; risalita confermata poi in agosto, dovuta, oltre alla peste suina africana, anche al fermo attività di diversi stabilimenti di macellazione causati dal Covid-19 e ad una diminuzione del peso vivo medio alla macellazione.

Roberto Villa

 

Nota

1. eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32020D1270&qid=1599837487175&from=IT

 

Didascalia: l’OIE riferisce che i Paesi nei quali sono in corso epizoozie di ASF sono 24, 9 dei quali in Europa, 11 in Asia, 4 in Africa, con un totale di 7.191 focolai identificati (photo © www.opiniojuris.it).

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