Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 11, 2020

Rubrica: Comunicare la carne
(Articolo di pagina 62)

Ceci n’est pas un steak

Le organizzazioni europee che rappresentano le filiere di carni e salumi lanciano un’originale campagna di comunicazione contro il “fake meat” con cui insorgono contro l’utilizzo nei prodotti iperprocessati a base vegetale delle definizioni che richiamano la carne. Definizioni che rischiano di essere riconosciute giuridicamente. Il parere di Carnisostenibili.it

Prendi ad esempio la salsiccia: insicia, come la chiamavano i latini, incrocio di insicium, insicia, “carne tritata”, con salsicius, “salato”. Evidente nel suo nome la coesistenza dei due ingredienti sale e carne. Il primo, impareggiabile nella conservazione dei cibi, talmente prezioso nei secoli passati da essere usato come una moneta, una merce di scambio. Il secondo, l’alimento nobile per eccellenza.

Oggi quando dici salsiccia sai di cosa parli, cosa stai per mettere nel piatto. Stessa cosa per hamburger, che pur avendo meno storia alle spalle, si dichiara per quello che è: carne tritata. E altri esempi si potrebbero fare, tutti con protagonista la carne. Ma ora per tutti c’è meno certezza e il rischio di fare confusione aumenta.

Accade quando si parla di salsiccia vegana, di hamburger vegano, di carne “vegetale” e via elencando. Contraddizioni in termini che però fanno gola al marketing, che senza sforzo alcuno si richiama alla carne per evocare sapori, aromi e nutrienti che non appartengono alle preparazioni vegetali, che al massimo possono tentare un’imitazione, mai del tutto riuscita.

Per non parlare degli apporti nutritivi, assai diversi per quanto ci si sforzi di mettere insieme proteine, vitamine, sali minerali e molto altro. Un insieme di materie prime ultraprocessate nel tentativo di sembrare ciò che non sono.

Un po’ di fantasia in più nel cercare un nome a questi prodotti non guasterebbe, senza prendere in prestito definizioni che richiamano la carne.

Nome che dovrebbe peraltro essere inviso a quanti hanno bandito dalle loro tavole i prodotti di origine animale. Invece al Parlamento di Bruxelles si torna a dare sostegno alle denominazioni dei prodotti a base vegetale che evocano la carne. L’europarlamentare Éric Andrieu, vorrebbe affidare alla Commissione europea il compito di fissare i confini sull’uso delle definizioni dei prodotti a base vegetale.

Proponendo che siano liberamente usati nomi come bistecca o hamburger, che secondo l’europarlamentare francese non possono essere riservati solo alla carne. Poi nessun vincolo di denominazione per prodotti come la bistecca di soia o di mais, le salsicce vegetali, o gli hamburger vegani. Unica condizione, l’indicazione dell’assenza di carne. Che suona in questi casi come un plus, piuttosto che una limitazione.

Posizione criticabile sotto il profilo nutrizionale e temibile per le possibili conseguenze economiche e sociali. Si rischia di confondere i consumatori, di indirizzarne le scelte, di condizionarne gli acquisti. Con in più il rischio che storie millenarie come quella della salsiccia vadano perse.

Gli allevatori e tutto il mondo della carne non ci stanno e vogliono evitare questo rischio. Ed ecco partire la campagna “Ceci n’est pas un steak”, indovinato slogan che si potrebbe tradurre con “Questa non è una bistecca”, lanciata da un gruppo di organizzazioni europee che rappresentano il mondo zootecnico. Fra queste Copa-Cogeca (in rappresentanza degli agricoltori europei), CLITRAVI (in rappresentanza dei produttori di salumi europei), EFFAB (allevamento e riproduzione animale), AVEC (avicoltori europei), IBC (carni fresche e trasformate) e UECBV (commercianti europei di animali e carni). Con questa iniziativa, ha ricordato Jean-Pierre Fleury, presidente del gruppo carni bovine in seno al Copa-Cogeca, non si intende contrastare lo sviluppo di nuovi alimenti, ma solo rispettare il lavoro di milioni di allevatori europei.

«Non ho paura — ha affermato Fleury — di dire che questo è un caso evidente di dirottamento culturale. Si promuove l’idea che la sostituzione di un prodotto con un altro non abbia conseguenze sull’apporto nutrizionale».

Il manifesto della campagna di informazione lanciata dalle organizzazioni europee ricorda che gli agricoltori sono impegnati nella produzione di proteine vegetali  e animali e non intendono porsi in contrapposizione con scelte nutrizionali che escludono la carne.

Ma si chiede a gran voce che sia risolto il paradosso che vede promuovere prodotti vegani facendo riferimento alla carne. Se un prodotto gode delle preferenze del mercato e soddisfa le attese dei consumatori non ha bisogno di presentarsi come una banale imitazione.

E non sfugge che proprio la carne sia al centro di false informazioni tese a colpevolizzarne il consumo. Intuibile come alle spalle di tutto ciò possa raffigurarsi un abile lavoro di lobbying, motivato dai forti interessi in campo.

Ora si attende la decisione del Parlamento europeo, chiamato a esprimersi sulla proposta di Éric Andrieu. In vista di quel momento, si moltiplicheranno le iniziative che sotto lo slogan francese “Ceci n’est pas un steak” punteranno a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza delle denominazioni della carne. Con l’obiettivo di arrivare a chiamare carne ciò che è carne, per evitare il rischio di acquistare in futuro un hamburger che tale non è. Solo correttezza. N’est ce pas?

Angelo Gamberini

Carni Sostenibili

www.carnisostenibili.it

 

Altre notizie

 

Ass.i.ca., Assocarni e UnAitalia prendono posizione sul tema meat sounding: lo scorso 13 ottobre hanno scritto agli eurodeputati in merito alla richiesta di supporto dell’emendamento 165 da inserire nel Reg. UE 1308/2013 recante “organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli” (la cosiddetta OCM unica) volto ad impedire a prodotti per vegetariani/vegani di poter utilizzare, approfittandone della notorietà, denominazioni che richiamano la carne o i prodotti a base di carne

Lo scorso 13 ottobre le associazioni ASS.I.CA., Assocarni e UnAItalia hanno scritto agli eurodeputati in merito alla richiesta di supporto dell’emendamento 165 da inserire nel Reg. UE 1308/2013 recante “organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli” (la cosiddetta OCM unica) volto ad impedire a prodotti per vegetariani/vegani di poter utilizzare, approfittandone della notorietà, denominazioni che richiamano la carne o i prodotti a base di carne. Riportiamo di seguito il testo completo.

“Le scriventi Associazioni guardano con crescente preoccupazione le discussioni in atto sulla proposta di modifica del Reg. 1308/2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli. Come avrà potuto constatare, la proliferazione di prodotti a base di vegetali che utilizzano nomi di prodotti a base di carne solleva interrogativi fondamentali sulle informazioni fornite ai consumatori, sul nostro patrimonio culturale e sul potere del marketing moderno, che mescola valori e grandi interessi commerciali senza farsi troppi problemi.

Data la presenza sempre maggiore delle multinazionali sul mercato vegano in questi ultimi anni, si è assistito a una spinta per utilizzare nomi come “bistecca”, “hamburger”, “salsiccia”, “prosciutto” o altre imitazioni di prodotti a base di carne, in realtà di origine vegetale. La commercializzazione di questi finti prodotti a base di carne può chiaramente indurre i consumatori europei a pensare erroneamente che queste imitazioni siano sostituti “uguali” agli originali. In effetti, la questione non è il consumo o il non consumo di carne, ma semplicemente l’importanza di dire le cose come stanno e di non sfruttare ad arte la notorietà ed il successo di altri. Va da sé che prodotti completamente diversi debbano avere nomi completamente diversi. Se da un lato le “salsicce vegane” e gli “hamburger vegetariani” possono garantire un importante apporto proteico, dall’altro questi non hanno affatto lo stesso valore nutrizionale rispetto alle loro controparti di carne, e semplicemente non contengono carne. Anche se i consumatori sanno che non c’è carne in un “hamburger vegano”, sono indotti a credere che si tratti di un esatto equivalente nutrizionale. Le denominazioni dei prodotti a base di carne sono profondamente radicate nel nostro patrimonio culturale. Pancetta, prosciutto, carpaccio, bistecca, filetto, costolette e salame sono tutte denominazioni tradizionali che nel tempo sono state plasmate dal duro lavoro di allevatori e macellai, con grandi differenze tra le regioni, rendendole così uniche. Oggi non è necessario spiegare cosa siano questi prodotti o cosa ci si possa aspettare al momento dell’acquisto. Con il boom della commercializzazione di prodotti sostitutivi della carne, questo patrimonio comune è in gioco. L’industria delle imitazioni ha approfittato di una falla europea per dirottare queste potenti denominazioni comuni a suo favore. Per la filiera zootecnica non si tratta di una lotta, ma di un appello al giusto riconoscimento e al rispetto del lavoro di milioni di agricoltori e lavoratori del settore zootecnico europeo. Questi mantengono vive le nostre zone rurali e forniscono ai nostri cittadini prodotti di qualità, consumati in tutto il mondo come parte del patrimonio culinario europeo e di un’alimentazione equilibrata. Il quadro giuridico a tutela delle denominazioni del settore lattiero-caseario ha permesso di creare un certo dinamismo e ha portato fiducia nei rapporti con i consumatori. Per questo motivo vogliamo non solo che questi risultati siano salvaguardati, ma anche che lo stesso livello di protezione sia esteso a tutti gli altri prodotti della filiera zootecnica. Per queste ragioni, la filiera zootecnica italiana esorta gli eurodeputati a difendere l’emendamento 165 iniziale, come adottato nella relazione della COMAGRI sul regolamento OCM nell’aprile del 2019 e a non accettare alcun compromesso al riguardo. Non possiamo scendere a compromessi sul diritto dei consumatori di ricevere informazioni affidabili sulle caratteristiche e gli aspetti nutrizionali dei prodotti che acquistano”.

(ASS.I.CA., Assocarni e UnAitalia)

 

Didascalia: “Ceci n’est pas un steak” è la campagna delle organizzazioni europee che rappresentano le filiere delle carni e dei salumi contro l’uso “distorto” delle denominazioni della carne per indicare prodotti vegani. I manifesti riprendono il famoso dipinto del pittore surrealista belga René Magritte “Ceci n’est pas une pipe” con cui l’artista comunicava il “tradimento delle immagini” rispetto alla realtà.

Photogallery

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.