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Eurocarni nr. 11, 2020

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 44)

Manovra economica e fondi UE

È tempo di concentrarsi su due prossimi e fondamentali appuntamenti che il nostro Paese ha di fronte: il primo concerne la preparazione, da parte del Governo, della legge di bilancio, che viene preceduta dalla Nota di aggiornamento al DEF (documento di economia e finanza); il secondo riguarda la presentazione alla Commissione dell’Unione Europea dei progetti necessari per ottenere, nei prossimi anni, a decorrere dal 2021, le risorse nel quadro del Next Generation EU. Le due citate questioni sono da ritenersi collegate tra loro poiché le indicazioni e la realizzazione delle proposte, inserite nella manovra di bilancio, sono certamente influenzate dall’esito delle trattative che devono essere esperite in sede europea.

Se si considera preminente riferirsi, tra i diversi aggregati, alla misura relativa alla crescita, e cioè il PIL, si ricava, secondo il nostro Governo, che esso si dovrebbe attestare quest’anno a –9% (con un deficit intorno al 12,5%), mentre l’OCSE prevede una contrazione del –10,5%, il FMI del 12,8% e l’Unione Europea indica, invece, l’11,2%; ciò stante appare chiaro che, se scelto detto parametro, deriva che l’economia non potrebbe rimbalzare nel prossimo anno in misura maggiore del 5,5% previsto dall’Italia, ma di una quantità certamente inferiore, ciò che potrebbe dar luogo ad inconvenienti sia per quanto riguarda l’azione di risanamento del nostro Paese sia per le linee esecutive degli aiuti comunitari. Si deve anche considerare che, se si dovesse avere una maggiore contrazione del PIL, ne risentirebbe anche il peso del deficit, condizionando così in negativo la preparazione di una legge di bilancio senza deficit; eventualità che potrebbe determinare scarsa credibilità nei confronti del nostro Paese da parte dei nostri partners europei, alcuni dei quali sono sempre esitanti nella concessione di fondi nei nostri confronti, considerati sempre propensi a “finanza allegra”.

Per una maggiore chiarezza della situazione è bene ricordare che i numeri sul PIL, resi noti dall’Istat, confermano la necessità di accelerare il passaggio dalla fase degli interventi di emergenza a quella della spinta alla crescita e quindi degli investimenti pubblici e privati e, su altro versante, della riforma fiscale. Per quanto riguarda in particolare la posizione delineata dall’Ocse, già innanzi citata, relativamente alla crescita per quest’anno, è bene rilevare che, a giugno scorso, la stessa Ocse era stata molto più pessimista, poiché aveva stimato una caduta del PIL italiano dell’11,3% e del 14% in caso di secondo tempo.

Ora, secondo le prospettive diffuse a fine settembre, sempre secondo l’ente con sede a Parigi, il PIL dell’Eurozona dovrebbe diminuire del 7,9% quest’anno per poi rimbalzare, nel prossimo, del +5,1%; inoltre, il PIL mondiale dovrebbe diminuire del 4,5% quest’anno ed aumentare del 5% nel 2021; la Germania andrà incontro invece ad un calo del 5,4% mentre la Francia vedrà la caduta del 9,5%.

Alla luce di dette considerazioni, che anche se formulate sul piano statistico e previsionale dai citati organismi nazionali e internazionali, riteniamo che occorra massima prudenza nello stendere i provvedimenti di fine anno, anche perché i fondi dell’UE sono ancora da regolamentare in sede europea e saranno erogati non prima della primavera del prossimo anno. Sorge preoccupazione sul piano della finanza pubblica, che è già in affanno, per una spesa di emergenza in deficit senza precedenti e su cosa potrebbe accadere al nostro debito pubblico gravato di tanti interessi, se approvata la manovra, si verificasse un certo scostamento tra le stime e la realtà, ed infine si determinasse l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati in progetti che debbono essere approvati dell’UE. Probabilmente potrebbero sorgere difficoltà sul piano della distribuzione dei fondi e la situazione economica finanziaria potrebbe complicarsi non poco, tenendo tra l’altro conto che potrebbe essere ridotto o addirittura bloccato, nel prossimo futuro, anche l’acquisto dei titoli di Stato dei Paesi europei, da parte della Banca Centrale Europea.

Riteniamo perciò necessario operare scelte di prospettiva semplici ed operative, ma svincolate da esigenze parziali, e porre le basi, già nella manovra economica, di un fattivo percorso, teso ad individuare progetti idonei, al fine di imprimere un sostanzioso scatto per un sostenibile rilancio dell’economia italiana, ricordando che gli stessi progetti verranno valutati con molto rigore, anche perché si tratta di finanziamenti forniti dai cittadini europei, inclusi quelli del nostro Paese.

Purtroppo da qualche tempo si sente insistentemente parlare di “assalto alla diligenza delle risorse” in arrivo dall’Europa. Centinaia di progetti si contendono l’accesso ai predetti fondi europei: digitalizzazione, innovazione, transizione ecologica, rivoluzione verde, infrastrutture, istruzione, formazione, equità, inclusione sociale.

Secondo noi si tratta solo di formulazioni vuote e fumose, mentre il problema non è quello di spendere in cose ritenute utili da chicchessia ma è quello di far sì che ogni euro speso possa creare nuovo PIL. Solo così infatti potremo rimborsare domani i prestiti — che di prestiti di tratta —, che ci vengono erogati oggi.

Cosimo Sorrentino

 

Didascalia: entro gennaio il Governo dovrà presentare a Bruxelles il Recovery Plan nazionale con un dettagliato cronoprogramma di investimenti, programmi e riforme da realizzare per ottenere la prima tranche da 20 miliardi del Recovery Fund. L’opera di scrematura delle proposte è assolutamente prioritaria.

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