Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 11, 2020

Rubrica: Memento
Articolo di Murzi M.
(Articolo di pagina 10)

Si è spento il sorriso del nostro Enzo Fiorentin

Nel cuore della notte, ai primi minuti del 15 settembre di questo strano 2020, Lorenzo Fiorentin, da molti conosciuti come Enzo, dopo lunga malattia ci ha lasciati all’età di 73 anni. Per tanti anni riferimento commerciale per le nostre riviste, infaticabile nella presenza agli eventi di settore su e giù per l’Italia e nelle più importanti fiere all’estero, Enzo ha dato voce e supportato il comparto della carne, dei prodotti di salumeria e della filiera della trasformazione con, professionalità, dedizione e passione.

Shakespeare fa dire a Macbeth: La vita è un’ombra che cammina, un povero attore che incede superbo o si dimena afflitto sulla scena per il tempo che gli è concesso. Il suo tempo, appunto, era scaduto. Egli non ha mai ceduto al pensiero della morte, giacché non gli intorbidava la serenità interiore, non gli amareggiava la vita. Fino all’ultimo ha mostrato coraggio e ha nutrito speranza. Sapeva che nessun essere umano può sottrarsi al fatale appuntamento, ma continuava, lottando, ad immaginarsi un futuro. Ciò non rende tuttavia meno triste il sentimento che spadroneggia nell’animo di chi l’amava, di chi lo stimava, di chi avrebbe voluto ch’egli durasse più a lungo a dispensare il suo affabile sorriso. Abbiamo perso la sua parte visibile, e ne sentiremo la mancanza. Resta a nostra consolazione la sua parte invisibile, quella più preziosa, durevole, e resta il ricordo delle sue qualità.

A tal proposito occorre affermare che la virtù di cui egli è stato campione è la modestia, quella qualità che più d’ogni altra rende cari ed amabili agli altri. La modestia, sappiamo, sviluppa tale e tanta attrazione e si presenta sotto forme così amabili e accattivanti, che colui il quale ne va adorno rapisce gli animi, attirandoli a sé e facendoli affezionati e amici. Ecco, i suoi tanti gesti, le sue poche parole erano immagine di compostezza interiore. Uomo di cuore, andava verso gli altri e agli altri si interessava. Insegnava a non elevarsi al di sopra di quel che si è, stimolava ad evitare di diventare arroganti o scortesi. Da tutto ciò ha origine l’ampio compianto che sta riscuotendo la sua scomparsa.

Lo piangono la moglie Rossana, la figlia Valeria e suo marito Dario con i figli Bianca, Francesco e Pietro, i cari nipotini, e il figlio Enrico con la sua Elisabetta e la piccola Matilda. Lo piange la sorella Fioretta Fiorentin Benedetti e la nipote Elena, con le quali ha trascorso gomito a gomito tanti anni di lavoro, dal 1995 in Edizioni Pubblicità Italia, società editrice di riviste agroalimentari a Modena, fondata nel 1981 da Onelio Benedetti. E ne restano addolorati il nipote Arrigo che, con la moglie Angela e i figli Niccolò e Antonia, vive negli USA, il marito di Elena, Rod Loader, e tutti i colleghi della Redazione di Edizioni Pubblicità Italia. Lo piangono infine i tanti che lo conoscevano e ne avevano amicizia e fiducia.

La sua esistenza è stata di lavoro a partire dai suoi 26 anni, quando, dopo essersi diplomato in scienza dell’alimentazione in Abano Terme all’Istituto Professionale Pietro d’Abano, con lo studio anche del francese e dell’inglese, fu assunto dalla Ligabue di Venezia, dal 1919 ditta di forniture marittime. Assimilando sempre più competenza per svolgere l’attività aziendale di cambusa nelle cambuse, mentre sbrigava il suo lavoro di operatore nel campo della nutrizione e della fornitura di cibi e bevande, era laborioso, accurato ma leggero, e si muoveva nel mondo degli affari con agilità. Per 15 anni tenne rapporti con i servizi alberghieri delle più prestigiose compagnie di navigazione. Spesso faceva viaggi di mare per meglio seguire il lavoro delle cucine di bordo, giacché la ditta della laguna veneta forniva anche cuochi, spesso di alta qualità, e ne seguiva preparazione e istruzione.

Uscito dalla ditta Ligabue, prima di passare a Edizioni Pubblicità Italia, per cinque anni lavorò per il Gruppo Cremonini e tenne rapporti di lavoro anche con ditte di pesce a Livorno e a La Spezia.

Spesso però, già a partire dai 14 anni, ha coltivato a livello nazionale il proprio passatempo preferito, quello di prendere in mano una boccia, infilare nei tre buchi il pollice e le ultime falangi dell’indice e del medio, per lanciarla contro un gruppo di dieci birilli! Più che uno svago, questo era diventato un serio impegno. Preso da impegni lavorativi, per un certo periodo aveva rallentato un poco, per riprendere poi a tempo pieno nel 1990 giocando a Reggio Emilia, Castelfranco o Formigine, e gareggiando poi in tornei nazionali e internazionali, tanto da partecipare, nel 2013, sempre indossando la divisa italiana, al campionato internazionale di Las Vegas. Aveva conquistato così tante coppe da non saper più dove metterle! Mi sembra melanconico, e però lieve per l’animo, chiudere quest’affettuoso commiato e tenero ricordo con la visione di Enzo che sorridente lancia la boccia contro i dieci birilli della vita.

 

Chi desidera ricordare Lorenzo con un’azione concreta ed efficace può fare una donazione a sostegno dell’unità di Chirurgia Pancreatica di Padova presso lo IOV – Istituto Oncologico Veneto (www.ioveneto.it). Ad essa aggiungiamo anche l’AVAPO Mestre Associazione Volontari Pazienti Oncologici (www.avapomestre.it), che opera per il miglioramento della qualità di vita del malato oncologico e dei suoi familiari.

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