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Eurocarni nr. 10, 2020

Rubrica: Week-end
Articolo di Baverez Blanco J.
(Articolo di pagina 122)

Il cammino della transumanza in Sardegna

L’11 dicembre 2019 la transumanza è stata inserita dall’UNESCO tra i beni intangibili patrimonio dell’umanità. Questa pratica che si tramanda di padre in figlio, da generazioni a generazioni, ha radici profonde, antichissime. Da sempre è stata necessaria la migrazione stagionale del bestiame dai pascoli di pianura a quelli montuosi e viceversa. Vari fattori — erba, acqua, temperatura, malattie, predatori — hanno spinto i pastori a cercare soluzioni per il benessere dei loro animali. Una risposta è stata il nomadismo, con lo spostamento di tutto il nucleo famigliare (o plurifamiliare) e solo qualche animale; un’altra la transumanza, che sposta come un fiume in piena solo i greggi con qualche pastore e i cani.

La transumanza si svolge all’interno di una società organizzata con una divisione specifica dei ruoli. Normalmente, il bestiame viene trasferito durante il periodo più caldo dalla pianura alla montagna, dall’arsura e secchezza della pianura al fresco dei pascoli rigogliosi in montagna. L’alpeggio o “monticazione” è tipico dell’arco alpino e dell’Appennino dal nord al sud Italia. Esiste però una transumanza inversa, che va dalla montagna verso la pianura. Caratterizza la transumanza sarda, con migrazione del bestiame alla fine dell’autunno, con i primi freddi e la prima neve verso le pianure temperate anche per la presenza del mare. Si effettua dal Medioevo ed è ben documentata nella Navarra spagnola del XVI secolo.

La scelta della località dove fare svernare gli animali variava per motivi culturali, cioè economici, storici e sociali. Un geografo francese ha catalogato in Sardegna tre tipi di transumanza: quella piccola, di qualche decina di chilometri lungo il fiume Tirso; quella media, dai 30 ai 60 km che portava i pastori ogliastrini nelle marine di Tortolì e del Sarrabus; infine, la “grande transumanza” o “transumanza lontana”, affrontata dai pastori del Gennargentu che raggiungevano le pianure di Olbia, Oristano o Cagliari.

I pastori di Seulo andavano a svernare a Dolianova, alle spalle di Cagliari, nei pascoli delle montagne dal clima più mite. Ci si può chiedere perché questa meta precisa. Un fattore socio-storico, un’emigrazione di Seulesi a metà del 1800, presenza che favoriva l’accoglienza dei pastori venuti da Seulo nel periodo successivo che trovavano là un approdo sicuro.

Una testimonianza orale racconta che il primo seulese ad avere messo i piedi a Dolianova fu un ragazzo di famiglia ricca “punito” dal padre. Non volendo studiare, il padre gli aveva detto “bainosu”, che in dialetto significa “comincia a camminare”. Pretese dai suoi dipendenti che trattassero il figlio da servitore facendogli usare l’aratro a spalle invece che farlo portare ai buoi. La lezione fu dura ma efficace dato che il figlio diventò notaio!

Sembra quindi che il primo arrivo esplorativo fu quello di questo Bainosu, in seguito al quale furono stabiliti accordi con i locali. Per far pascolare il proprio bestiame, occorreva avere un foglio, ossia un’autorizzazione al “diritto d’ovile” su terreni privati o comunali, contratto che scadeva il 20 maggio. Prendevano allora la strada per Seulo migliaia di pecore, capre, maiali e bovini. Come in tutta Italia, dagli anni ‘60 e ‘70 è calata la transumanza a piedi a favore del trasporto bestiame con i camion. In questo caso particolare, sappiamo che sono i pastori stessi ad essersi impiantati in modo stabile a Dolianova quindi niente più transumanza.

È nato, però, in Sardegna, come in altre regioni d’Italia, il desiderio di chi ama camminare di poter ripercorrere questi percorsi, calpestando le stesse orme secolari. Uno di questi si potrebbe intitolare “rientrendu ‘e Campidanu”, da Dolianova a Seulo. È una camminata a piedi di 6 giorni attraverso territori aspri, vallate accoglienti, parchi naturalistici, incontrando siti culturali sorprendenti,il tutto ricco di storia. Il percorso della transumanza seguiva le antiche vie di penetrazione dalla pianura alla montagna. Il tempo di percorrenza era circa di 3 giorni e 2 notti. Si passava lungo le creste dei monti e ci si fermava fuori dai centri abitati, tranne una tappa a Nurri per mungere e ristorarsi.

Il Cammino della transumanza proposto attualmente ai turisti permette l’incontro con i pastori e con gli abitanti locali ma tutte le soste notturne si fanno in centri abitati anche per rivalorizzare il territorio. Si cammina un massimo di 6 ore al giorno. È un modo diverso di visitare e vivere la Sardegna che non è solo mare, anzi.

Josette Baverez Blanco

 

Didascalia: la transumanza consiste generalmente nel trasferire il bestiame durante la stagione più calda ai più freschi pascoli della montagna. La transumanza in Sardegna è di tipo “inverso”, dal momento che il trasferimento del bestiame avviene dai pascoli delle montagne a quelli delle pianure (photo © www.sardegnapuntoradio.net).

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