Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 1, 2020

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 28)

Conti pubblici e legge di bilancio sotto esame parlamentare

Ci ha molto colpiti il messaggio che il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato in una recente intervista al quotidiano The Economist, affermando che c’è bisogno “di maggiore espansionismo, di più investimenti, l’Europa non può essere l’unica a non farli”, aggiungendo poi che il dibattito sul 3% per i bilanci nazionali e per l’1% del bilancio europeo “è un dibattito di un altro secolo”. Pur non nutrendo personalmente molta simpatia per il presidente francese, devo ammettere che, di fronte a certe prese di posizione di molti Paesi del Nord Europa, Macron ha avuto il coraggio e la sincerità di dire una cosa che molti hanno sempre ritenuto “intoccabile”, anche quando l’esperienza ha dimostrato che certe regole, che avrebbero dovuto apportare ricchezza e felicità, si sono rivelate purtroppo fallimentari. Perciò, gli va riconosciuto di aver toccato uno dei punti cardine della politica economica europea e riscontrato la necessità di dare avvio a riforme che, ahimè, ricordando le esperienze finora vissute dall’UE, non crediamo verranno ancora realizzate.
Analizzando ora le valutazioni sulla crescita in Italia che ha formulato e pubblicato la Commissione europea, si nota un ribasso dallo 0,7 allo 0,4%, con conseguente slittamento al 2,3% (dal 2,2%) del rapporto deficit-Pil. Il debito pubblico intanto continua ad aumentare e c’è la possibilità che raggiunga il 138% del PIL; la produzione è calata per il settimo mese consecutivo dello 0,4%, e su base annua del 2,1%, con un limitato dinamismo dei beni di consumo, solo comparto in crescita, sia in termini congiunturali sia tendenziali. Nel frattempo, il PIL è aumentato dello 0,1%, in confronto allo 0,3% registrato negli altri Paesi dell’UE. Sul piano occupazionale, poi, non si registrano segnali di miglioramento e il tasso di disoccupazione sale al 9,9%.
Insomma, i dati consultati mostrano un Paese che, al di là di qualche minimo sussulto positivo, permane in gravi difficoltà e, soprattutto, non cresce, mostrandosi lontano dal livello di crescita media (+1,2%) di altri Paesi come la Francia (+1,3%) e la Spagna (+1,5%).
L’Italia sta lottando per sfuggire alla depressione della bassa crescita ed è questa la sintesi trovata dalla Commissione UE, la stessa che aggiunge che l’economia è in stallo dall’inizio del 2018 e ad oggi non ci sono segnali di una ripresa significativa: “i principali indicatori non suggeriscono una ripresa imminente nella seconda metà dell’anno ed anzi ci sono segni crescenti che la debolezza del settore manifatturiero si stia diffondendo ai servizi”.
Una nota confortante è stata tuttavia espressa dal commissario Moscovici, allorché ha affermato che con l’Italia non esiste contenzioso, né ci sono “sospetti importanti” sulle entrate da lotta all’evasione, anzi c’è “concordanza” tra le linee del Governo e le raccomandazioni UE, in parte riflesso nella legge di bilancio su contrasto all’evasione fiscale, taglio del cuneo fiscale, incentivi ad investire. Moscovici ha poi aggiunto che sull’Italia non va “allentata la pressione”, perché, alla lunga, non si regge con una bassa crescita ed un debito in aumento: “occorrono riforme per rimediare alle sue debolezze strutturali che si chiamano competitività e produttività”.
Certamente le riforme auspicate dal Commissario europeo sono in realtà il vero toccasana in grado di dare svolte efficaci a situazioni che potrebbero deteriorarsi. Qualche esempio sarà bene indicarlo: le maglie della politica fiscale troppo strette a causa del fardello del debito pubblico, la lenta ed invasiva burocrazia, che parte da leggi fatte male e male poi interpretate a tutti i livelli — realtà questa che pesa maggiormente nell’attività economica —, i tempi eterni della giustizia, soprattutto quella civile, i costi quasi sempre a carico dei cittadini onesti, il livello di evasione fiscale che ha pochi eguali nel mondo occidentale, i problemi e le incertezze riguardanti ILVA e Alitalia, per parlare solo di due delle questioni principali che certamente non aiutano a dare una mano alla crescita.
Nel frattempo, non è ancora chiusa la partita della legge di bilancio 2020, poiché la UE ha rimandato a metà maggio il giudizio definitivo, in quanto “è a rischio di deviazione significativa dal percorso di aggiustamento” dei conti pubblici sia nel 2019 che nel 2020. E, dato che le decisioni comunitarie sui bilanci pubblici possono essere prese solo sulla base dei dati “chiusi”, occorre attendere la primavera per accertare la situazione reale. Lo scarto da colmare per il 2020 potrebbe non essere enorme, poco più di 5 miliardi (0,3% del PIL), ma questa è una cifra al momento astratta, perché troppe sono le varianti in gioco.
La Commissione UE invita l’Italia a prendere le misure necessarie per assicurare che il bilancio 2020 sia conforme al patto di stabilità e ad usare ogni guadagno inaspettato per ridurre il debito-Pil, tuttora in aumento. Col giudizio sospeso, fondamentali saranno i dati dei conti 2019 a fine aprile e le nuove stime macroeconomiche UE a inizio maggio. La cosa certa è che l’Italia si trova lontano dalla situazione di un anno fa e mentre nessun altro Stato Membro dell’euro fronteggia rischi di sostenibilità nel breve termine, il nostro Paese continua ad apparire vulnerabile, per le finanze pubbliche, ad aumenti del costo delle emissioni di debito.
Per l’UE gli sforzi dell’Italia devono essere perseguiti ed accentuati al fine di affrontare i problemi strutturali che “riguardano la produttività”, mentre occorre continuare ad essere vigili sul debito pubblico per “l’integrità della zona euro”. La richiesta di flessibilità per le spese da destinare al riassetto idrogeologico e alle infrastrutture stradali viene riconosciuta, ma ciò non cambia la posizione di “rischio di deviazione significativa”.
L’approccio favorevole dell’UE, che è poi un approccio favorevole alla crescita, speriamo venga sfruttato una volta tanto e l’Italia possa finalmente dimostrare di essere affidabile, facendo sì che le speranze riposte possano essere veramente realizzate.
Cosimo Sorrentino

 

Didascalia: Pierre Moscovici (photo © Imagoeconomica).

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