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Eurocarni nr. 1, 2020

Rubrica: Mercati
(Articolo di pagina 80)

Le dinamiche recenti nel comparto delle carni

Ismea, Tendenze bovino da carne

L’offerta in contrazione per il cambiamento di composizione
L’offerta nazionale di carne bovina nel primo semestre 2019 risulta in contrazione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Secondo i dati Istat, la riduzione del numero di capi macellati (–1,6%) si è tradotta in flessioni superiori al 3% in termini di carne prodotta. Le maggiori perdite in termini di peso (rispetto al numero dei capi) sono da ascriversi alla mutata composizione dell’offerta: nei primi sei mesi risultano infatti macellati, rispetto al precedente anno, un maggior numero di capi femmina e giovani ossia più leggeri (manze +1,4% e vitelli +1,7%) e meno capi pesanti (vacche –5,1% e vitelloni –2,3%).

In lieve crescita la domanda domestica
Sul fronte della domanda si registra una lieve ripresa degli acquisti (+0,6% in volume), che, associata all’aumento dei prezzi medi, porta ad un incremento della spesa del 1,3%. A trainare gli acquisti sono le carni di vitello che, grazie alla maggiore disponibilità, sono state maggiormente presenti sugli scaffali, determinando incrementi di 1,4 punti percentuali sull’analogo periodo 2018. In flessione, invece, le vendite di carni di bovino adulto, per le quali però i prezzi medi tendono ad innalzarsi grazie alla presenza in assortimento di referenze a più alto valore. Le migliori performance si confermano ancora quelle delle carni di scottona che, nell’arco temporale analizzato, registrano incrementi di oltre 20 punti percentuali sia in valore che in volume, con prezzi in costante crescita, sempre più vicini al vitello.

La produzione nell’UE in lieve riduzione con mercati in difficoltà
I dati Eurostat sulle consistenze bovine al mese di giugno confermano un trend di contrazione per la mandria di vacche nutrici in tutti i Paesi Membri ad eccezione della Polonia. Questo significa preventivare un minor numero di vitelloni maturi nei prossimi mesi. Intanto, la produzione di carne bovina a livello europeo segna già una flessione dello 0,8% (in volume) risultato dei trend differenziati tra i diversi Paesi Membri. In linea generale, dai dati emerge che si sono ridotte le produzioni, oltre che in Italia, anche in Polonia (–4,7%) e Francia (–2,8%), mentre sono aumentate le macellazioni in Irlanda e Spagna. Determinante per il mercato europeo è stata la chiusura del mercato turco per i capi vivi. In particolare in Spagna si è infatti rilevato un intasamento del mercato interno con negative ripercussioni sui prezzi. Alla base della dinamica proprio il deprezzamento della Lira turca e il conseguente minor invio di capi finiti in Turchia. Il surplus di carne prodotta ha per lo più intrapreso la strada esportativa, ma, essendo il mercato europeo già abbastanza ingolfato, anche i prezzi all’export sono stati penalizzati. L’offerta limitata in Francia sostiene i prezzi alla produzione, ampliando però il differenziale con Polonia e Germania, rendendola così meno competitiva sui mercati internazionali. I prezzi rimangono invece sotto pressione in Polonia, nonostante la ripresa degli invii in Italia. I prezzi dei vitelloni polacchi stanno ancora scontando gli effetti dello scandalo sanitario di fine di gennaio, il forte impatto mediatico ha ridotto gli ordini da parte di molti Paesi comunitari. In Irlanda, la prospettiva della Brexit ha incoraggiato molti produttori a ridurre la produzione di capi maturi destinati al mercato del Regno Unito, a favore di capi più giovani, destinati ai mercati dell’Europa meridionale. Questo surplus di offerta, nonché il rallentamento delle vendite nel Regno Unito, ha portato ad un forte calo dei prezzi, creando malcontento tra gli allevatori che nel mese di agosto, per protesta, hanno bloccato le forniture all’80% dei macelli. Nel Regno Unito il 2018 è stato caratterizzato da un eccezionale livello di riforma in seguito alla siccità estiva che aveva colpito duramente le isole britanniche. In valuta nazionale, i prezzi delle vacche hanno iniziato a scendere da metà maggio; questo calo è stato amplificato in euro dalla svalutazione della sterlina. In Germania, la domanda di carni bovine dall’inizio dell’anno è stata scarsa. In un contesto internazionale in crisi, l’industria tedesca sta vivendo un rallentamento della crescita globale e l’economia del Paese è sull’orlo della recessione. Ciò sembra avere un impatto sul morale e sulla domanda delle famiglie. Quindi, dopo 10 anni di buona salute economica e aumento del consumo di carne bovina, la situazione sembra ribaltarsi.

Aumentano le importazioni dei ristalli francesi anche grazie ai prezzi convenienti
Nei primi sei mesi del 2019 le importazioni di capi da ristallo sono in aumento del 2,8% rispetto al 2018. A favorirne l’ingresso da Oltralpe, non solo la fiducia nel mercato dei prossimi mesi, quanto un livello di prezzo relativamente contenuto. Quest’estate la siccità e il caldo hanno infatti colpito soprattutto il mercato dei broutards francesi. Il costo di acquisto di alimenti concentrati e foraggi per integrare l’insufficiente erba ha assorbito gran parte della liquidità degli allevatori e molti sono stati costretti a vendere comunque i torelli, nonostante i prezzi fossero i più bassi degli ultimi tre anni. I prezzi dovrebbero stabilizzarsi nel tardo autunno, non appena l’offerta si sarà ridotta.

Import in Italia di fresco e congelato
I volumi di carne bovina fresca e congelata complessivamente importati in Italia nei primi sei mesi del 2019 sono invariati (+0,1%) rispetto a quelli dell’analogo periodo 2018. In particolare si evidenzia una flessione per le carni congelate (–2,9%) e un lieve incremento per le fresche (+0,9%).

Il calo dell’offerta favorisce la tenuta dei prezzi
Il quadro dei paesi fornitori per le carni fresche resta pressoché invariato nella composizione, con una nuova ripresa degli arrivi dalla Polonia, grazie ai prezzi in flessione, a sostituzione delle carni francesi, che al contrario mostrano una tendenza al rialzo dei prezzi per la minor disponibilità interna. La Francia in sei mesi perde il 10% dei volumi per i mercati italiani. Aumentano le importazioni di carni fresche da Paesi Bassi, Irlanda e Spagna, mentre flettono Belgio e Austria. Nel complesso, l’offerta in questa prima metà del 2019, oltre che ridotta in termini quantitativi, risulta composta di una minor quota di animali allevati in territorio nazionale, in quanto al minor numero di capi macellati si aggiunge l’aumento delle importazioni di capi vivi destinati alla macellazione (circa 79.000 capi, oltre 6.000 in più rispetto al 2018, pari all’8,6%). Sul fronte dei prezzi si evidenzia il buon andamento dei corsi per i vitelloni, che grazie alla domanda in tenuta, a partire da febbraio, hanno registrato prezzi superiori a quelli dell’anno precedente. In rialzo rispetto al 2018 anche i prezzi dei vitelli da macello, malgrado l’incremento dell’offerta disponibile in ambito nazionale ed europeo e il livello di prezzo estremamente basso a cui sono scambiati nei mercati internazionali. Le macellazioni di vacche da latte sono state abbastanza moderate in tutta Europa, il che non ha precluso la pressione sui prezzi. Anche in Italia le riforme sono state ridotte, tanto che dai dati Istat relativi al primo semestre ne risultano avviate al macello quasi 13.000 in meno rispetto al primo semestre 2018. Per queste i corsi non sono però riusciti a recuperare i livelli dello scorso anno, rimanendo su livelli inferiori per tutto l’arco temporale del 2019.

Migliora la redditività negli allevamenti
L’indice dei costi di allevamento per i vitelloni segna nel mese di luglio una flessione di 2 punti percentuali rispetto al dato di luglio 2018. L’indice per il periodo cumulato gennaio–luglio 2019 è inferiore di un punto a quello del 2018. Dall’analisi dei costi effettivamente sostenuti dalle aziende venete che ingrassano vitelloni Charolaise sembra che la redditività effettiva sia ancora in terreno negativo: i dati dei capi in uscita nel primo trimestre fanno infatti riferimento a ristalli avvenuti ad inizio inverno, quando prezzi di mangimi e animali erano più elevati. Dopo il secondo trimestre, seppur in misura minima, la redditività negli allevamenti potrebbe recuperare qualcosa. A favorire l’ipotetica situazione, il buon livello dei prezzi di vendita e il ridimensionamento dei prezzi dei mangimi, nonché il contenimento dei costi per i ristalli nel secondo trimestre dell’anno. Costi solo parzialmente compensati dall’aumento dei prodotti energetici (al valore indice 115 nel mese di luglio 2019: il più alto dell’ultimo biennio).
Fonte: Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale Ismea www.ismeamercati.it

 

Didascalia: in linea generale, dai dati Istat emerge che si sono ridotte le produzioni bovine in Italia, Polonia e Francia, mentre sono aumentate le macellazioni in Irlanda e Spagna. Determinante per il mercato europeo è stata la chiusura del mercato turco per i capi vivi.

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