Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 9, 2019

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 28)

Ristagno dell’economia ed impegni per l’Italia

Dopo tanto penare, è arrivata la buona notizia: la commissione UE ha infatti deciso di non aprire la procedura di infrazione contro il nostro Paese per la violazione delle regole e degli impegni in materia di finanza pubblica. La rinuncia a detta procedura ha subito portato alla riduzione dello spread, con grande beneficio del nostro debito pubblico. Ricordiamo che i rilievi della Commissione investivano tre annualità del nostro bilancio — il consuntivo per il 2018, il bilancio dell’anno in corso e il bilancio del prossimo esercizio finanziario, che l’Italia dovrà predisporre in autunno — avendo rilevato, per tutti i tre esercizi, degli scostamenti significativi del rapporto tra deficit e PIL e del rapporto tra debito pubblico e PIL. Perciò, detta Commissione ha preso atto che il nostro Governo ha introdotto diverse misure correttive del fabbisogno con il bilancio di assestamento approvato con decreto-legge — strumento fortemente preteso dalla Commissione —, bloccando così una serie di fondi non ancora spesi, ma che saranno spendibili nei prossimi mesi. Tale decisione, che rende imperativo il futuro comportamento del nostro Esecutivo, porta ad una correzione dello scostamento denunciato e fa sì che lo scostamento dal 2% di deficit concordato a dicembre dal nostro Governo, ed il 2,4%, calcolato dalla Commissione UE, siano riassorbiti. Secondo il “vituperato” commissario Pierre Moscovici, tale correzione serve anche a mettere a posto il bilancio del 2018. Quanto al 2020, la Commissione ha preso atto della dichiarazione di volontà del Governo italiano di voler restare entro le cifre concordate e che ogni altra diversa decisione non potrà, comunque, avvenire in deficit. Sembra chiaro però che la questione riguardante il prossimo anno rimarrà sul tavolo della Commissione, poiché i vari governi dell’Unione devono sottoporre i propri progetti di bilancio alla stessa, la quale non ignorerà le dichiarazione che il nostro Presidente del Consiglio ed il Ministro dell’Economia hanno fatto circa il bilancio 2019 per evitare la procedura di infrazione.
Ciò premesso, vorremmo formulare alcune considerazioni circa la nostra attuale situazione economica, tenendo conto dei facili ottimismi che manifesta una parte del nostro Paese ed i cupi pessimismi di imminente realizzazione che prevede l’altra: di fronte alla propagandata nuova recessione, crollo dell’occupazione, aumento della disoccupazione, spread fuori controllo, crisi finanziaria dolente, si può agevolmente opporre che il temuto deficit al 2,4% viaggia verso il 2,1%, le ingenti perdite virtuali registrate sui mercati finanziari nel 2018 sono oggi state assorbite e hanno lasciato il posto ad un leggero saldo positivo, l’occupazione è aumentata di circa centomila addetti, la disoccupazione è diminuita di circa duecentomila unità. Nello stesso tempo, non si può non osservare che né la produzione industriale né l’esportazione procedano bene, ma la situazione, pur non essendo eccellente, come proclama qualcuno, non appare catastrofica, come cerca di convincerci qualche altro. È pur vero però che, secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), le crescenti incertezze dell’economia mondiale rallentano la crescita italiana, attestata sullo 0,1% quest’anno, mentre, per il prossimo, la stima è stata prevista a +0,8%. L’Italia rimane ansimante, in un contesto nel quale Eurolandia continua a crescere di oltre l’1% ed il PIL dell’Eurozona viene confermato, dallo stesso FMI, a 1,3% nel 2019 e rivisto al rialzo al’1,6% nel 2020.
Il contesto globale, tuttavia, è agitato da una congiuntura negativa, sulla quale pesano le tensioni commerciali di un possibile No-Deal Brexit, come annunciato dal nuovo premier Johnson, ma gli economisti avvertono che non si intravedono i rischi di una recessione. Inoltre, sempre secondo il FMI, i vari governi dovrebbero agire a sostengo della crescita, che si fermerà al 3,2% quest’anno, per salire al 3,5% il prossimo. Notizie agrodolci per gli USA che continueranno a crescere nel 2019 di un +2,6%; dato comunque inferiore al 3% sperato dall’Amministrazione americana. Frena anche la Cina, per la quale è prevista una crescita del 6,2% quest’anno e del 6,0% nel 2020; a pesare sono le tensioni commerciali con gli USA, nonostante la tregua raggiunta in occasione dell’ultimo G20 in Giappone. Anche il presidente della BCE si è soffermato sulla situazione dell’economia globale e su quella europea in particolare, evidenziando le ridotte previsioni di una recessione, pur essendo preoccupato per i segnali deboli dell’industria, soprattutto in quei paesi, come la Germania e l’Italia, nei quali essa rappresenta una componente centrale del sistema produttivo. Ed è arrivato, quindi, l’appello alla politica di bilancio, perché si affianchi a quella monetaria nella funzione di stimolo, probabilmente riferendosi soprattutto alla Germania, la quale, con i suoi surplus di bilancio, ha ampi margini per contrastare gli influssi negativi che arrivano dall’esterno e spingere la crescita.
Per quanto riguarda l’Italia, che sui conti pubblici ha meno spazio di manovra, l’invito implicito è quello di guardare alla qualità della spesa e quindi ad incrementare gli investimenti. Si avvicina ora per il nostro Paese il tempo della prossima manovra di bilancio. Assisteremo probabilmente alla consueta divaricazione fra le previsioni da parte del Governo e delle opposizioni, ma, secondo il nostro avviso, come è già successo finora, la realtà smentirà sia gli uni che gli altri, ed assisteremo, come ritengono anche molti osservatori, alla conclusione di un compromesso non eccezionale mediante l’utilizzo di un ridotto deficit. Non si assisterà così al crollo dell’economia, né alla sua “splendida ripartenza”. Sarebbe stato meglio, come pure sostengono in molti, attuare iniziative per il rilancio della crescita, che, per essere efficaci, dovrebbero essere non di carattere elettoralistico, né troppo gravose per i conti pubblici. Alcune di esse potrebbero essere anche a costo zero a partire da quella, che è il sogno di ogni imprenditore, di una forte riduzione degli adempimenti burocratici, che si rivelano sempre più vessatori e che non ci mettono sullo stesso piano degli altri nostri partners europei.
Cosimo Sorrentino

 

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De Castro eletto capogruppo S&D in ComAgri Parlamento UE

«La sfida che abbiamo di fronte nei prossimi cinque anni si chiama Pac. Dobbiamo riformare la Politica Agricola Comune ponendo al centro i diritti e gli interessi degli agricoltori, dei consumatori e di tutti gli operatori del sistema agroalimentare». Lo dichiara l’eurodeputato Pd, Paolo De Castro (in foto), commentando la sua elezione a coordinatore responsabile per il Gruppo S&D nella Commissione Agricoltura del Parlamento europeo. «Il nostro primo obiettivo resta la riforma della Pac 2020-2027. Occorre avanzare senza fretta, auspicando che il collega popolare Herbert Dorfmann venga indicato dal suo Gruppo nella stessa funzione. Dobbiamo prima sapere su quante risorse di bilancio potrà contare l’agricoltura e il mondo rurale nei prossimi 7 anni, e conoscere il nome del nuovo Commissario europeo all’agricoltura. Nel frattempo, continueremo a lavorare per garantire una produzione europea sempre più sostenibile a livello economico, sociale e ambientale. Grazie ad una maggioranza europeista consolidata in seno alla Commissione Agri, composta al 60% da deputati progressisti, popolari e liberali, e grazie anche al peso specifico che i deputati di Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Romania avranno nel processo decisionale della Commissione stessa, sono certo che riusciremo a garantire i diritti dei 513 milioni di cittadini europei e gli interessi dei nostri 10 milioni di agricoltori, ponendo al centro della nostra azione il rilancio del settore produttivo mediterraneo» (fonte: EFA News – European Food Agency).

 

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