Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 9, 2019

Rubrica: Sicurezza alimentare
Articolo di Ballarini G.
(Articolo di pagina 162)

Sicurezza alimentare e comunicazione

L’istituzione da parte della UE di un’Unità di crisi ad hoc

Nel 1986, nel Regno Unito, venne scoperta la Bse, una malattia mortale che distrugge il cervello delle mucche e che si temeva potesse colpire anche l’uomo. Nell’Unione Europea, dove vigeva (e vige) la libera circolazione delle merci (quindi anche quella delle carni bovine), scoppiò la grande paura delle encefalopatie spongiformi, che terminò soltanto l’11 settembre 2001, quando subentrò la grande paura del terrorismo, secondo il principio del chiodo-scaccia-chiodo. La cosiddetta mucca pazza faceva paura perché è una malattia mortale (allora sconosciuta) che colpisce il cervello e per la quale cominciarono a circolare previsioni incontrollate catastrofiche, con la morte di oltre un milione di europei, in una grande confusione di notizie e interpretazioni. Ogni paese dava una sua versione degli avvenimenti, spesso sovranista, cioè privilegiando la sovranità nazionale in contrapposizione ad una comunicazione comunitaria, quale avrebbe dovuto essere per un problema sovranazionale come quello della mucca pazza. Gravi furono le conseguenze sull’economia, dovute non solo alle misure messe in atto per controllare la crisi, quanto, molto di più, alla paura che scatenò crisi di fiducia fino a casi di psicosi, portando ad immotivati cambiamenti dei consumi alimentari. In conseguenza della crisi della mucca pazza, l’Unione Europea, nel 2002, istituì l’EFSA, l’agenzia sovranazionale che ha il compito di fornire pareri scientifici e informazioni sui rischi esistenti ed emergenti connessi alla catena alimentare (www.efsa.europa.eu).
Nel 2017, in diversi paesi della UE, nelle uova di gallina, loro derivati e alimenti all’uovo (biscotti, paste, ecc…), ci si accorse della presenza di Fipronil, una molecola vietata per i suoi effetti negativi sulla salute umana. Con opportune indagini che durarono alcuni mesi si scoprì che in allevamenti di galline del Belgio e dei Paesi Bassi aveva grande successo un insetticida presentato come un prodotto costituito da vegetali (quindi naturale o biologico), nel quale però era stato fraudolentemente inserito questo particolare insetticida destinato solo ad alcune specie di animali d’affezione. Anche in questo caso molti furono i danni conseguenti sia agli interventi di controllo che alla paura scatenatasi in modo incontrollato. Nei due episodi indicati, come in molti altri casi analoghi, risulta evidente che, nei problemi riguardanti la sicurezza alimentare, vi sono molti fattori tra loro concatenati che hanno necessità di una gestione unitaria e coerente e di una comunicazione sicura ed efficace, anche per evitare o per lo meno contrastare le comunicazioni distorte e tendenziose e le fake news.

Corretta comunicazione nelle crisi
Nel quadro della grande tra­sfor­mazione nei sistemi di comunicazione e d’informazione avvenuta negli ultimi due decenni, con una sempre più larga diffusione di notizie anche false, distorte o utilizzate per fini impropri, alla luce dell’esperienza acquisita in merito, la Commissione europea, con la Decisione di esecuzione 300 (UE) del 19 febbraio 2019 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 21 febbraio 2019, ha istituito un piano generale per la gestione delle crisi riguardanti la sicurezza degli alimenti e dei mangimi, nel quale la Commissione europea assume un ruolo più incisivo in termini di comunicazione e di coordinamento generale degli Stati Membri per evitare le crisi. La Decisione, oggetto di consultazioni con l’EFSA e discussa con gli Stati Membri, rivede i meccanismi di gestione delle crisi nel settore degli alimenti e dei mangimi, a livello nazionale e dell’Unione, per evitare o ridurre al minimo gli effetti sulla salute pubblica e per ridurre, in misura sostanziale, anche l’impatto economico connesso alle restrizioni commerciali. Essa prevede un approc­cio graduale ai tipi di situazioni da trattare come crisi, in base alla gravità e alla portata dell’incidente in termini di effetti sulla salute pubblica, considerando la percezione da parte dei consumatori e la sensibilità politica, in particolare quando la fonte è ancora incerta, l’eventuale carattere intenzionale dell’incidente (bioterrorismo o effetto collaterale di una frode) e la volontà di creare una crisi (bioterrorismo), come pure il ripetersi di incidenti già avvenuti in precedenza per la possibile mancanza di interventi sufficienti. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, la Commissione ritiene necessario un coordinamento tra le diverse autorità a livello nazionale e dell’Unione, tra i sistemi di allarme e informazione e i laboratori per condividere le informazioni e adottare le misure atte a gestire una crisi, rafforzando l’approccio One Health: per questo istituisce una Unità di crisi.
Nell’Unità di crisi ciascuno Stato Membro, l’EFSA e la Commissione designano un coordinatore che, nell’ambito delle proprie competenze, è incaricato di coordinare, a livello nazionale e dell’Unione, la comunicazione. Compiti di comunicazione dell’Unità sono:

  • garantire a livello nazionale il rispetto dei principi di trasparenza e della strategia di comunicazione;
  • contribuire alla definizione di una strategia di comunicazione globale per la gestione degli incidenti o delle crisi derivanti da alimenti o mangimi;
  • fornire ai responsabili politici consulenze e orientamenti in materia di comunicazione, ad esempio sulle modalità per presentare al pubblico le misure sanitarie adottate;
  • elaborare messaggi chiave o linee da adottare tra i partner, in caso di incidente o crisi, tramite le reti dedicate o audioconferenze;
  • diffondere i messaggi chiave sui social media o utilizzando altri strumenti (ad esempio una pagina web specifica), tra i quali la rete di esperti di comunicazione dell’EFSA;
  • monitorare le reazioni dei media e dell’opinione pubblica (ad esempio sui social media) durante un incidente o una crisi e riferire in merito alla rete;
  • coordinare gli strumenti di comunicazione basati sulla domanda (ad esempio FAQ, linee di assistenza telefonica, ecc…); garantire la coerenza con le valutazioni del rischio effettuate dall’EFSA e dall’ECDC.

Prof. Em. Giovanni Ballarini
Università degli Studi di Parma

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