Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 8, 2019

Rubrica: Attualità
(Articolo di pagina 22)

Antidoto alle fake news

Olio d’oliva, latte e derivati, uova e carni bianche sono alimenti centrali nella dieta, attorno ai quali circolano dicerie, false credenze, bugie: per contrastarne la circolazione, niente è più efficace che dar voce alla verità scientifica! È stato questo l’obiettivo di un corso per giornalisti durante il quale medici e docenti universitari hanno sfatato alcuni dei fake più comuni in campo alimentare

Il corso di formazione per giornalisti “Consumatori tra scelte alimentari e fake news”, organizzato dall’Unione Nazionale Consumatori, si è svolto lo scorso maggio a Roma, presso l’Hub di LVenture Group e LUISS EnLabs. La mattinata formativa, riconosciuta dall’ordine dei giornalisti del Lazio, è stata realizzata con la collaborazione di Assitol (Associazione Italiana dell’Industria Olearia), Assolatte (Associazione Italiana Lattiero-Casearia) ed Unaitalia (Unione Nazionale Filiere Agroalimentari Carni e Uova): tre partner d’eccellenza di UNC che hanno reso possibile affrontare il problema delle fake news nel campo dell’alimentazione.

Più responsabili e consapevoli
Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che ha aperto i lavori, ha portato esempi di pubblicità ingannevoli, notizie inventate, leggende metropolitane ed esagerazioni in campo alimentare: di chi è la responsabilità di tale e tanta disinformazione? La responsabilità è in parte anche di ciascuno di noi. Ogni persona/consumatore dovrebbe infatti acquisire gli strumenti per non cadere in questi tranelli architettati per motivi di business. Concretamente, si tratta di imparare a confrontare le notizie, resistere all’emotività davanti alla pubblicità, non fermarsi ai titoli (il rischio è quello di incappare in click bait, ossia titoli esca), verificare le fonti delle informazioni, fare fact-checking, non credere alle foto, verificare la URL… In una parola, per difendersi dalle fake news occorre l’empowerment del consumatore! Quindi, responsabilizzazione (e consapevolezza) degli operatori dell’informazione — a cui il corso è stato indirizzato — ma non solo. «Ciascuno di noi — ha affermato Dona — e non solo gli addetti ai lavori, “crea influenza”, quindi non possiamo dimenticare l’imperativo di adottare noi stessi, ogni giorno, comportamenti più responsabili».

Olio d’oliva
Francesco Visioli, docente di Nutrizione umana presso l’Università di Padova, ha parlato degli equivoci che dilagano sull’olio d’oliva, un prodotto che ha segnato l’evoluzione della civiltà mediterranea assumendo significato religiosi, storici e, ultimamente, nutrizionali, rispetto al quale c’è, paradossalmente, poca cultura: si sono diffuse parecchie notizie infondate sull’olio d’oliva, che vengono recepite acriticamente dai consumatori. Il principale equivoco è quello del prezzo: l’olio d’oliva è un succo di frutta, ottenuto esclusivamente tramite procedimenti meccanici, che risente dell’andamento delle stagioni e che richiede mano d’opera. La qualità deve essere valorizzata anche a livello del prezzo di vendita. Le continue promozioni della GdO sull’olio extravergine, ad esempio, non aiutano a creare valore per la categoria. Alcuni modi di dire rientrati ormai nell’uso comune hanno poco senso: “spremuto a freddo”, considerato che, per legge, la temperatura a cui l’olio viene ottenuto non può superare i 27 gradi; “prima spremitura” non si usa quasi più: gli oli di qualità sono ottenuti per centrifugazione della pasta.
Un capitolo a parte riguarda le frodi. Molto spesso si sente dire che gli oli d’oliva sono tagliati con oli di semi. Questo può avvenire, ma se guardiamo i prezzi di certi oli di semi e le analisi effettuate sul prodotto finito, è alquanto improbabile che si trovino sul mercato, anche se qualche volta frodi del genere si registrano, come nel recente caso di Cerignola. Anche la dicitura 100% italiano non apporta informazioni utili: ogni paese produce oli di alta e bassa qualità e si tratta di scegliere quello che il consumatore ritiene più adatto al suo consumo. Lo stesso ragionamento si applica alle miscele (blend): una miscela di oli d’oliva di qualità darà un prodotto finale di livello, mentre possiamo trovare oli monovarietali difettati. In breve: anche se il consumatore ritiene di essere informato, sull’olio d’oliva si sono diffuse e continuano a diffondersi informazioni sbagliate che penalizzano un prodotto dalle rilevanti caratteristiche nutrizionali e culinarie. È necessario fare acquisti consapevoli, informandosi sui prodotti che stiamo comprando ed imparando a degustarli prima di fare le nostre scelte. Maggiori informazioni sull’olio sono contenute nella Guida sull’olio extravergine di oliva realizzata da UNC con Assitol (disponibile on-line a questo indirizzo: www.consumatori.it/wp-content/uploads/2018/12/Guida-Olio-EVO.pdf).

Latte, quanta confusione
Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca presso CREA-Nutrizione, ha fatto capire quanto il latte sia un alimento spesso vittima di fake news, come ad esempio: è innaturale bere latte da adulti, per giunta di un’altra specie; il latte contiene calcio ma porta via quello delle ossa; il latte fa aumentare il colesterolo; il latte fa venire il diabete… e via dicendo. In realtà queste falsità sono solo costruite ad arte da una certa parte di popolazione che per diversi motivi ha deciso di dichiarare guerra al latte. Non è per nulla innaturale infatti bere latte in età adulta. È vero che dopo lo svezzamento si perde un poco la capacità di digerire il lattosio, ma dobbiamo anche tenere conto che il lattante consuma una quantità di latte pari al 10-15% del proprio peso, mentre la quota di latte che beve un adulto è pari allo 0,3-0,5% e anche se la capacità di digestione del lattosio è ridotta, la stragrande maggioranza delle persone è in grado di bere una tazza di latte senza sintomatologia. Ad ogni modo, ammesso che si abbia qualche sintomo ascrivibile alla mal digestione del lattosio, si può sempre ricorrere ai prodotti a ridotto contenuto di lattosio. Non è nemmeno vero che siamo l’unico animale adulto che consuma latte; è invece corretto dire che siamo l’unico animale adulto che ha imparato a mungere una vacca! È esperienza di chiunque abbia un animale domestico, sia esso un gatto o cane, che se gli si offre del latte viene gradito e consumato. Non è vera l’ipotesi, millantata da molti, che le proteine del latte acidifichino l’organismo e lo costringano a ricorrere al calcio dell’osso per tamponare, anzi è vero il contrario, vale a dire che il latte è dotato di un certo, anche se debole, potere alcalinizzante. Non è vero che il latte determini aumento di colesterolo e di malattie cardiovascolari, anzi molti studi hanno documentato un impatto nullo o favorevole sulle malattie cardiovascolari. Il consumo di latte, oltre ad avere un impatto favorevole sulla crescita dell’osso e sulla densità ossea, determina un rischio inferiore di diabete e sindrome metabolica, ha un effetto favorevole sulla sazietà e sul mantenimento del peso a lungo termine e non ci sono evidenze convincenti di aumento di cancro, come molti spesso dicono. Anzi le evidenze convincenti mettono in relazione il consumo di latte con un effetto protettivo nei confronti del cancro del colon. Insomma, tante se ne dicono, forse troppe! Le linee guida di tutto il mondo spingono verso un consumo ragionevole di latte che è un alimento estremamente ricco di nutrienti, bilanciato nelle componenti, relativamente poco costoso e ampiamente disponibile.
Non solo non ha nessun senso rinunciare al prezioso apporto di latte e prodotti lattiero caseari dunque, ma il loro consumo è raccomandato dalle varie autorità nazionali e sovranazionali e potrebbe risparmiare un numero considerevole di anni di vita persi prematuramente o vissuti con disabilità. In Italia il consumo di latte arriva a coprire a malapena un terzo delle raccomandazioni (per sapere di più sul latte, è utile consultare la Guida per sfatare false credenze su latte e derivati realizzata da UNC in collaborazione con Assolatte disponibile on-line a questo indirizzo: www.consumatori.it/wp-content/uploads/2018/11/Guida_sul_latte_Latte_e_derivati_occhio_alle_fake_news.pdf.

Focus sulle carni bianche
Antonello Paparella, docente di Microbiologia alimentare presso l’Università di Teramo, ha affermato che il settore avicolo è frequentemente bersaglio di false accuse che si diffondono sulla rete e nei media tradizionali. In particolare, ci sono alcune fake news su uova e carni bianche che, malgrado le smentite, sono periodicamente rilanciate dalla rete e trovano terreno fertile nei social. Ad esempio, è falso che ci siano ormoni nelle carni di pollo perché gli ormoni non sono mai utilizzati nelle carni avicole, sono vietati in tutta Europa, Italia inclusa, e per di più non avrebbero utilità in quanto hanno efficacia solo sui mammiferi; è falso anche che ci siano antibiotici nelle carni di pollo, i quali potrebbero essere somministrati solo per scopi terapeutici, non per promuovere la crescita dell’animale e come dimostrato dagli ultimi dati del Piano Nazionale Residui. È vero invece che — e questi sono utili consigli pratici dell’esperto — quando tocchiamo carne di pollo e gusci di uova dobbiamo usare accorgimenti per prevenire la contaminazione crociata, come ad esempio conservare sia uova che pollo al riparo dal contatto con alimenti da consumare crudi, non lavare il pollo prima di cuocerlo, usare piatti e stoviglie separati per pollo cotto e crudo, lavare accuratamente le mani dopo averlo toccato crudo; inoltre, conservare le uova nel ripiano superiore del frigo e non nello sportello, sgusciarle in un luogo separato rispetto all’area di preparazione, allontanare subito i gusci e lavare accuratamente mani e superfici di lavoro.
Oltre a seguire questi accorgimenti è fondamentale imparare a riconoscere le fake news cercando di attenersi soltanto a fonti attendibili e a professionisti seri, senza credere a tutto ciò che gira in rete e che spesso non ha alcuna valenza scientifica.
Fonti: UNAItalia, www.unaitalia.com;
UNC-Unione Nazionale Consumatori, www.consumatori.it

 

Didascalia: secondo il rapporto “Infosfera” sull’universo mediatico italiano, realizzato lo scorso anno dal gruppo di ricerca sui mezzi di comunicazione di massa dell’Università Suor Orsola Benincasa, l’82% degli Italiani non sarebbe in grado di riconoscere una notizia bufala sul web. Dati allarmanti, se aggiungiamo anche che per l’87,76% l’informazione che circola in rete è professionale, quindi è attendibile (photo © georgejmclittle – stock.adobe.com).

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