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Eurocarni nr. 8, 2019

Rubrica: Comunicare la carne
(Articolo di pagina 46)

Smontiamo le bufale più diffuse sul mondo della carne

La piattaforma web Carni Sostenibili ha diffuso una guida contro 5 fake news alimentari sul settore delle carni e dei salumi. Riportiamo la seconda delle notizie-bufala che circolano on-line e ne smontiamo il messaggio con dati alla mano

Il 90% degli Italiani parla di cibo e la maggior parte di loro, più del 70%, si informa on-line, ma solo il 6% quando cerca notizie lo fa su siti istituzionali. Il rischio è quello di imbattersi in fake news, informazioni false e dannose messe in circolazione per sostenere tesi predefinite, con l’unico scopo di inquinare il panorama informativo. Un problema tutt’altro che relativo, se si pensa che lo scorso anno 3 Italiani su 4 hanno creduto almeno ad una bufala. Il settore più tormentato dal dilagare di queste false notizie è quello della produzione e del consumo delle proteine animali:

  • “si mangia troppa carne”;
  • “la carne che mangiamo è piena di ormoni e antibiotici”;
  • “la carne provoca il cancro”;
  • “la sua produzione consuma troppa acqua e inquina”.

La verità però è molto diversa e, in occasione del Fact-Checking Day, Carni Sostenibili ha deciso di sventare alcune delle fake news più diffuse sul mondo della carne. E noi le riportiamo.

 

La carne fa venire il cancro, lo dice l’OMS!

Siamo nell’ottobre 2015 quando si diffonde la notizia che l’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità avrebbe sancito la relazione tra consumo di carne e cancro. Ma le cose non stavano proprio così. La IARC, l’agenzia dell’OMS che valuta e classifica le prove di cancerogenicità delle sostanze, infatti non ha mai affermato che la carne rossa provoca il cancro, ma che un consumo eccessivo di carne rossa e trasformata può contribuire al rischio di un solo tipo tumore (sui 156 conosciuti e classificati), più precisamente quello del colon-retto. Sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si legge: “Nel caso della carne rossa, la classificazione si basa su prove limitate provenienti da studi epidemiologici che mostrano associazioni positive tra il consumo di carne rossa e lo sviluppo di tumori del colon-retto, nonché una forte evidenza meccanicistica. Evidenze limitate indicano che è stata osservata un’associazione positiva tra esposizione all’agente e cancro, ma non è stato possibile escludere altre spiegazioni per le osservazioni (tecnicamente definite caso, bias o confusione)”.
Si fa quindi riferimento all’eccesso dei consumi e non ad un consumo inteso in senso generale, con un aumento del rischio relativo di circa il 18% per le carni trasformate e del 17% per le carni rosse, ben diverso dal rischio “assoluto” o reale che scende a solo l’1%. Altra importante considerazione riguarda le quantità prese in esame dalla ricerca IARC, che sono superiori 50 grammi di carne trasformata e 100 grammi di carne rossa al giorno: livelli di consumo notevolmente più alti rispetto a quelli medi italiani, per cui il rischio diventa trascurabile quando si riportano i calcoli ai nostri consumi effettivi. Secondo l’International Agency for Research on Cancer, poi, i fattori di rischio delle carni non dipendono dalla carne in sé, ma sono dovuti principalmente ai metodi di conservazione, preparazione e cottura di carne e derivati (come quelle su fiamma diretta tipiche del barbecue), da cui possono scaturire ammine eterocicliche aromatiche, idrocarburi policiclici aromatici e nitrosammine, composti che inducono mutazioni cancerogene.

Fonte
Carni Sostenibili, www.carnisostenibili.it

Nota
Nella varietà degli alimenti a nostra disposizione, è sempre bene rispettare un equilibrio tra i vari nutrienti (photo © kucherav – stock.adobe.com).

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