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Eurocarni nr. 8, 2019

Rubrica: Interviste
(Articolo di pagina 44)

Gestire l’antibioticoresistenza: l’opinione di Loris Alborali

A Cremona il prossimo 13 novembre la Giornata della Suinicoltura

Mancano ancora alcuni mesi, ma Expo Consulting Srl sta già lavorando all’organizzazione della prossima Giornata della Suinicoltura giunta alla sua quinta edizione (www.giornatadellasuinicoltura.it). L’evento questa volta si terrà a Cremona il 13 novembre, presso la sala congressi del Cremona Palace Hotel in via Castelleone 62 (il programma completo verrà divulgato nelle prossime settimane). Il tema al centro dell’evento, che come sempre farà perno sulla partecipazione di esperti tra i più illustri del settore sia a livello scientifico che istituzionale, nazionale ed estero, riguarderà la lotta all’antibioticoresistenza in allevamento, la corretta gestione del farmaco e i legami con la redditività aziendale. Loris Alborali, responsabile della sezione diagnostica presso l’Iszler della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (Istituto zooprofilattico sperimentale) con sede a Brescia, sarà uno dei relatori della Giornata. Con lui abbiamo tracciato un piccolo quadro della situazione sia a livello nazionale che europeo.

Dottor Alborali, quanto è grave attualmente il problema dell’antibioticoresistenza negli allevamenti suinicoli italiani?
«L’antibioticoresistenza è un problema centrale che interessa numerosi settori, primo fra tutti quello umano, ma in maniera rilevante anche quello zootecnico e ambientale. Nell’allevamento suinicolo l’utilizzo degli antibiotici deve essere sicuramente migliorato e per far questo è necessario il contributo di tutto il comparto. È fondamentale che nel corso del 2019 parta un segnale forte finalizzato alla riduzione del consumo globale degli antimicrobici e in particolare di quelli critici».

Su quali fronti si sta lavorando con maggiore efficacia per ridurne l’impatto negativo?
«Diversi sono i fronti su cui si è cominciato a lavorare. Occorre partire dalla consapevolezza che è possibile iniziare subito a fare qualcosa riducendo l’utilizzo dei medicati, privilegiando i trattamenti individuali e mirati. È altrettanto determinante il ricorso alla diagnostica finalizzata all’identificazione dei patogeni e alla selezione delle molecole da utilizzare, dando priorità agli antibiotici di primo intervento rispetto a quelli di secondo e terzo. Questo anche per escludere il problema sanitario e indirizzare gli interventi verso il miglioramento delle condizioni di benessere e gestione dell’animale. Inoltre, si sta lavorando molto affinché il medico veterinario e l’allevatore abbiano a disposizione il dato di consumo e il confronto con il relativo livello raggiunto negli altri allevamenti».

Qual è la situazione a livello europeo?
«L’antibioticoresistenza è una problematica che ha coinvolto molti Paesi non solo europei. Alcuni di essi, quali Danimarca e Olanda, hanno iniziato a lavorare diversi anni fa e oggi vantano un sistema che li sta portando ad una riduzione progressiva degli antibiotici. Gli altri Paesi europei hanno iniziato il percorso solo successivamente e stanno lavorando anche se con intensità e percorsi diversi per ridurre i consumi di antibiotici, migliorare il livello di biosicurezza e di benessere delle aziende ottimizzando l’utilizzo dei vaccini e di prodotti alternativi».

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