Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 6, 2019

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 34)

Via Libera al DEF

Il 10 aprile u.s. — termine ultimo per la presentazione da parte del governo del DEF (Documento di Economia e Finanza) —, è stato reso noto il testo di detto Documento, che ha già iniziato il suo previsto percorso parlamentare. Il Documento, in realtà, non specifica la manovra di finanza pubblica che dovrà essere realizzata per il 2020, limitandosi ad indicare alcuni ambiti nei quali dovranno essere cercate le risorse, dalla prosecuzione della revisione della spesa alla revisione delle agevolazioni fiscali fino alla sempre presente lotta all’evasione. I risultati di dette misure, comunque tutte da precisare, si concentrerebbero nel biennio 2021-2022. Per il prossimo anno, invece, l’obiettivo programmatico di deficit in rapporto al PIL è fissato al 2,1%, in crescita di un decimale rispetto allo scenario tendenziale, a seguito di un incremento degli investimenti previsti.
A prima vista, e facendo un po’ di conti, l’impressione che si può ricavare dal documento di esame è che si tratta di trovare in autunno oltre 40 miliardi di euro, pur avendo limitate possibilità di ottenere ammorbidimenti delle regole europee, dei quali si è già usufruito negli anni passati. Inoltre, la preoccupazione che traspare dallo stesso documento è quella di non far scattare le clausole di salvaguardia, che per il momento sono state confermate e che porterebbero, il prossimo anno, l’aliquota ordinaria dal 22 al 25,2% e quella agevolata dal 10 al 13%. Bisogna tener presente tra l’altro che, oltre ai 40 miliardi citati, esigenze effettive o richieste di vario genere si materializzano ogni anno in occasione della sessione di bilancio.
Si tratta quindi di una manovra che appare ben superiore a quelle effettuate negli ultimi anni e per le quali il nostro Paese si è potuto avvalere della comprensione a livello europeo e che, oltre tutto, è ancora sub iudice per il definitivo via libera, da parte europea.
Viste tali premesse, si può affermare che è stato redatto un documento all’insegna del realismo, tanto più che altri numeri importanti sono:

  • una crescita minima allo 0,2% quest’anno e allo 0,8% nel 2020;
  • un rapporto deficit-PIL in aumento al 2,4% quest’anno ed in flessione al 2,1% l’anno successivo;
  • il debito pubblico al 132,6 del PIL quest’anno ed in lieve diminuzione al 131,3% nel 2020.

In contemporanea al dibattito scaturito sulla redazione del DEF, sono accaduti due nuovi eventi che fanno riflettere sulla congiuntura mondiale ed italiana. Il primo è un quadro pessimistico delineato dal Fondo Monetario Internazionale, secondo il quale la crescita mondiale sarebbe da tagliare per la terza volta in sei mesi, riducendosi al 3,3%, mentre quella italiana calerebbe allo 0,1%, con un futuro prossimo di una modesta ripresa allo 0,6% quest’anno ed un ritorno all’1% del 2020.
Secondo il FMI il “momento è delicato” e l’economia mondiale rischia, ma il rischio è ancora più grave per l’Italia, sempre appesantita dall’enorme debito pubblico. Sempre secondo il FMI, “i dati deboli e la preoccupazione sull’Italia” sarebbero stati la causa della svalutazione del 3% dell’euro degli ultimi mesi. Perciò la situazione economica nel nostro Paese potrebbe rivelarsi come un “possibile fattore scatenante” di un “sentimento dei mercati internazionali”. Aggiunge ancora il FMI che, se l’Italia continuerà con “l’incertezza del bilancio e con rendimenti elevati dei titoli pubblici”, si potrebbero causare ricadute negative per le altre economie dell’Eurozona, anche perché, con gli alti costi che dovrebbero sostenere per le banche di finanziarsi, si potrebbero avere “investimenti deboli”.
Secondo il FMI l’Italia si trova perciò in avaria, ma anche “gli altri” sarebbero in sofferenza, seppure non gravemente come noi: la Germania passa infatti dall’1,3% previsto a gennaio allo 0,5% dello scorso aprile e pesano le tensioni commerciali e la Brexit. La Germania risente del calo della domanda mondiale e più severe direttive sulle emissioni automobilistiche, che influiscono sulla sua produzione. Anche gli Stati Uniti fanno registrare una lieve contrazione, tanto che le previsioni di un 2,5% espresse a gennaio potrebbero scendere a 2,3% mentre l’unica economia in crescita più del previsto è quella cinese, al 6,3% rispetto al 6,2% precedente.
Ed è che qui si verifica il miracolo del Belpaese, che, in relazione al primo trimestre di quest’anno, ha fatto registrare se pur timidi, segnali di ripresa della produzione industriale (+0,1) e nel trimestre in corso continua il quadro positivo: lo afferma l’Ufficio parlamentare di bilancio e lo conferma la nostra Banca d’Italia, anche se aggiunge che restano deboli i servizi e le costruzioni. Migliora anche l’esportazione italiana, con un +3,2% rispetto al primo trimestre dello scorso anno, e ben ha fatto il nostro Ministro dell’economia che in sede dei lavori del FMI ha sostenuto che “l’Italia non è un rischio globale e non c’è bisogno di alcuna rassicurazione”. Non intendiamo quindi propugnare entusiasmi, poiché la nostra crescita è minima e il pericolo di ricadute è dietro l’angolo, ma almeno per una volta le previsioni dei “non amici” dell’Italia hanno dato loro torto, almeno per un breve periodo; periodo che ci auguriamo non venga subito interrotto.
Cosimo Sorrentino

Didascalia: nella sezione dedicata allo “Scenario macroeconomico e finanza pubblica tendenziali” del DEF si legge: “La lettura della previsione tendenziale deve tenere conto del fatto che la legislazione vigente, come modificata dalla Legge di Bilancio 2019, prevede un aumento delle aliquote IVA a gennaio 2020 e a gennaio 2021, nonché un lieve rialzo delle accise sui carburanti a gennaio 2020”. Ad oggi è in vigore la legge di Bilancio per il 2019, che prevede un aumento nel 2020 dell’Iva agevolata dal 10% al 13% nel 2020 e dell’Iva ordinaria dal 22% al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021.

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