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Eurocarni nr. 6, 2019

Rubrica: Analisi di settore
(Articolo di pagina 68)

Ismea: focus regionale sulla filiera carne

Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte si confermano le regioni maggiormente specializzate nella produzione zootecnica, pari al 65% della produzione di carni totale nazionale

Ismea ha analizzato le diverse filiere nell’ambito del settore zootecnico, in particolare quelle bovina, suina, avicola e ovina. Ogni filiera presenta le sue caratteristiche e le sue peculiarità, di cui vengono presentati qui di seguito solo alcuni dati sintetici per regione.

Struttura allevamenti da carne
Per quanto riguarda gli allevamenti bovini, l’analisi dei dati strutturali fa emergere che tra il 2010 e il 2013 c’è stata una concentrazione della produzione che ha portato a una riduzione sia del numero degli allevamenti (–12%) sia dei capi allevati (–4%) a cui è corrisposto un leggero aumento della dimensione aziendale media, poiché si è passati da una media nazionale di 45 capi per azienda nel 2010 a 49 capi per azienda nel 2013. Piemonte, Lombardia e Lazio sono le regioni in cui è più elevata la concentrazione di aziende di bovini, ma è la Lombardia che si distingue per le dimensioni elevate dei suoi allevamenti, con una media di 127 capi per allevamento. Nel caso della filiera suinicola italiana, dai dati strutturali degli ultimi due censimenti si rileva una tendenza inversa rispetto a quella degli allevamenti di bovini. Infatti, dal 2010 al 2013 il numero totale delle aziende che allevano suini è aumentato del 17%, anche se il numero dei capi è diminuito del 4% con conseguente riduzione della dimensione media aziendale (da 70 a 57 capi per azienda). Nelle regioni del Nord Italia si concentra la maggior parte della produzione nazionale: in Lombardia vengono allevati il 51% dei suini italiani, seguita dal Veneto con l’11% e il Piemonte col 10%. Per quanto riguarda l’allevamento di specie avicole, anche in questo settore si osserva una tendenza alla concentrazione della produzione, con un calo del numero degli allevamenti tra il 2010 e il 2013 (–22%), ed un parallelo aumento del numero di capi per allevamento (+27%). Le aziende, che nel 2013 erano 18.603 in tutta Italia, si trovano soprattutto in Campania (23% del totale) ma sono di dimensioni molto limitate; quelle di dimensioni maggiori sono in Emilia-Romagna e nelle Marche: in queste regioni ogni azienda avicola alleva in media rispettivamente 39.000 e 35.000 capi, il maggior numero di capi si trova in Lombardia, dove vengono allevati oltre 26 milioni di capi. I dati dei due censimenti forniscono informazioni strutturali anche sul settore delle carni ovine. Nel 2013 si registravano 60.343 allevamenti ovini su tutto il territorio nazionale (+18% rispetto al 2010), mettendo in evidenza una spiccata concentrazione di questo tipo di allevamento nelle regioni insulari (20% degli allevamenti si trova in Sardegna e il 10% in Sicilia). Come per i suini, la tendenza è opposta a quella generale: si registra un aumento del numero di aziende, con una riduzione del numero di capi per azienda: in media, tra il 2010 e il 2013 ogni allevamento ha ridotto di 10 unità il numero di ovini allevati.

Dinamica della produzione
Il settore delle carni in Italia nel 2017 valeva circa 10,4 miliardi di euro, con un incremento del valore della produzione (a prezzi correnti) del 6% rispetto all’anno precedente, in ripresa rispetto al calo che aveva fatto registrare tra il 2015 e il 2016 (Tabella 1). Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte si confermano le regioni maggiormente specializzate nella produzione zootecnica, arrivando a contribuire al 65% della produzione di carni totale italiana.
Dall’analisi delle variazioni del valore della produzione, appare evidente come l’aumento della produzione a valori correnti registrato per il settore carni nel 2017 sia riconducibile ad un aumento dei prezzi, dato che a valori concatenati la variazione è stata negativa (–2%). Per quanto riguarda in particolare il comparto della carne bovina, la Lombardia si aggiudica il primato con una produzione a valori correnti pari a circa 700 milioni di euro, corrispondente al 23% della produzione nazionale. In Italia il valore della produzione di carne bovina a prezzi correnti è pari a circa 3 miliardi di euro e tra il 2016 e il 2017 si osserva una tendenza positiva (+2,2%) dopo diversi anni in cui il settore era stato protagonista di una flessione, che tra il 2007 e il 2015 ha portato ad una perdita del valore della produzione superiore all’11%. Il settore italiano delle carni suine ha raggiunto un valore di circa 3,4 miliardi di euro nel 2017, in crescita del 14% rispetto al 2016, confermando il trend positivo osservato anche negli anni precedenti. Anche in questo segmento produttivo, la Lombardia stacca tutte le altre regioni arrivando a coprire da sola il 39% della produzione nazionale di carni suine. Tuttavia, all’aumento della produzione a prezzi correnti corrisponde un calo del valore della produzione a valori concatenati (–2%), nel 2017 rispetto all’anno precedente. Se ne deduce che l’effetto “crescita” del valore a prezzi correnti sia imputabile all’aumento dei prezzi osservato nel 2017 rispetto al 2016. Per quanto riguarda il comparto della carne ovicaprina, nel 2017 si registra un calo della produzione che si attesta intorno al 3,5% sia a valori correnti che a valori concatenati. Come già osservato per la produzione di latte ovicaprino, la Sardegna detiene il primato della produzione di questa tipologia di carne, col 42% del prodotto nazionale. Nel periodo 2007-2015 il valore della produzione della carne avicola è aumentato del 30%, e dopo una flessione registrata tra il 2015 e il 2016, nel 2017, la produzione ha ripreso a crescere, +6% rispetto all’anno precedente. Anche per questo comparto si osserva una forte concentrazione territoriale dell’offerta, legata alla presenza di allevamenti avicoli intensivi di grandi dimensioni in Veneto ed Emilia-Romagna che producono rispettivamente il 27% e il 20% della carne di pollame italiana.

Imprese di macellazione, sezionamento e salumifici
Nel 2017 le imprese operanti nel settore della trasformazione delle carni erano 5.508 in tutta Italia, facendo registrare un leggero calo rispetto al 2016 (–1,2%). Questo aggregato di imprese, che comprende macelli e salumifici, è presente soprattutto in Emilia-Romagna e in Lombardia, dove si concentrano rispettivamente il 20% e il 15% delle imprese di lavorazione della carne italiane.

Commercio estero regionale di animali vivi, carni e salumi
Il sistema zootecnico italiano è in gran parte rappresentato da allevamenti a ciclo aperto, in cui gli animali vengono acquistati per essere ingrassati fino al momento della macellazione e della vendita. Tipicamente questo genere di ciclo si osserva nella filiera dei bovini da carne e nella filiera dei suini, dove è significativa la quota di capi da ingrassare provenienti dall’estero.
Nel 2017 le importazioni italiane di animali vivi hanno raggiunto un valore di 1,6 miliardi, facendo registrare un incremento tendenziale del 7%. Il Veneto, in cui è forte la presenza di allevamenti a ciclo aperto di bovini da carne, importa il 37% in valore degli animali destinati all’ingrasso che arrivano in Italia dai mercati stranieri. Il commercio estero dei prodotti trasformati a base di carne sta dimostrando una dinamicità interessante e delle potenzialità di crescita. Tra il 2009 e il 2015, infatti, le esportazioni sono aumentate del 51% e anche nel biennio successivo si continua a registrare questa tendenza positiva. La maggior parte dei prodotti a base di carne che è destinato ai mercati esteri provengono dall’Emilia-Romagna (38% del valore nazionale), seguita dalla Lombardia, col 23% del valore esportato. Anche le importazioni di prodotti derivanti dalla lavorazione conservazione di carne sono consistenti ed in crescita. Nel 2017 le importazioni italiane di questa tipologia di prodotti hanno raggiunto il valore di circa 5,9 miliardi di euro, segnando un aumento del 4,4% sul valore del 2016. Il valore delle importazioni resta ben al di sopra di quello delle esportazioni, determinando un saldo commerciale negativo, che nel 2016 e nel 2017 risulta ulteriormente peggiorato, determinando un deficit per il settore carni che è pari rispettivamente a 2,5 e 2,6 miliardi di euro.

Carni e salumi a marchio IG
I prodotti a marchio europeo Dop e Igp delle carni fresche e dei prodotti trasformati a base di carne rappresentano nel panorama italiano uno dei settori produttivi più importanti in termini di riconoscimenti, dopo ortofrutticoli e cereali, formaggi e oli. Tali prodotti incrementano del 5% il loro valore della produzione nel periodo dal 2010 al 2015 e, addirittura, del 10% nel 2016 rispetto all’anno precedente. Quasi tutte le regioni italiane si fregiano di prodotti a marchio in questo settore, tranne la Basilicata, la Liguria e la Puglia. Sono, invece le regioni del Nord Italia, Emilia-Romagna tra tutte, seguita dalla Lombardia e dal Friuli Venezia Giulia, che detengono il primato di aree produttive di qualità del settore carni fresche e prodotti a base di carne.
Fonte: Le filiere agroalimentari nelle regioni italiane
Ismea – MIPAAFT, Dicembre 2018
Rete Rurale Nazionale 2014-2020

 

Didascalia: Tabella 1 – Carni: dinamiche della produzione a prezzi correnti e a valori concatenati (migliaia di euro). Fonte: elaborazione Ismea-RRN su dati Istat.

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