Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 5, 2019

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 36)

Urgente attuare fatti concreti

Sono stati pochi gli attimi durante i quali ci siamo rallegrati, quando è stato dato l’annuncio di un consistente aumento della nostra produzione industriale, il primo dopo quattro mesi di cali continui. L’ottimismo del balzo dell’1,7% non ha fatto mancare la cautela, poiché il quadro generale del nostro Paese resta comunque debole, ammesso che il dato sopra indicato possa essere considerato sufficiente per invertire un corso tra i più deprimenti dell’ultimo biennio. Un’attenuazione della caduta si era sperata, anche se, su base annua, lo stesso dato resta negativo: –0,8%.
A spegnere gli entusiasmi è subito intervenuto l’OCSE, che ha indicato il segno meno, per la prima volta, davanti al PIL dell’intero 2019, specificando che l’Italia registrerà una decrescita di due decimali (–0,2%). Si tratterebbe dunque non più soltanto di una recessione tecnica, ma di una vera recessione economica, la terza dalla grande crisi del 2008. Inoltre, il nostro Paese è l’unico, tra i maggiori paesi industrializzati, a registrare una flessione del PIL per quest’anno, anche se nel 2020 la crescita sarà ridotta di mezzo punto percentuale.
Il rallentamento della crescita certamente colpisce tutta la zona euro, dove, sempre secondo l’OCSE, il PIL, quest’anno, sarà dell’1%, indicando Cina e Germania come fonti del contagio degli altri paesi europei. Lo stesso vale per l’Italia, dove il credito sta rallentando, e se ciò dovesse continuare potranno sorgere ostacoli non solo per noi ma per tutta l’area euro.
Ciò premesso, e ricordando che il pessimismo dell’OCSE spesse volte non ha “affondato”, va detto che le nubi sul nostro Paese non si possono negare, anche se sembrano più cirri che nembi, tant’è che altri osservatori, pur non considerando ottimale la situazione attuale, ritengono si tratti di recessione tecnica; pertanto, nella seconda metà del 2019, l’Europa (Germania compresa) dovrebbe tornare a crescere.
Altri istituti internazionali e analisti del settore ritengono che il nostro Paese abbia i fondamentali “ancora solidi” e gli anticorpi per reagire, individuabili soprattutto nella coerenza e nella costanza delle famiglie italiane. È però tempo di agire, anche in vista della presentazione del DEF, il documento di economia e finanza nel quale il Governo, oltre a fare il punto sull’andamento dell’anno, dovrà indicare la linea di politica economica per il prossimo triennio e cominciare a delineare la legge di bilancio da presentare in autunno. Bene ha sostenuto, di recente, il presidente della BCE, Mario Draghi, che «quando ci si trova al buio si procede a piccoli passi, non si corre, ma ci si muove».
Per ora, segnali chiari che indichino un’inversione della situazione di staticità non sono visibili, tanto meno sono evidenti segnali di crescita strutturale; e se non si cresce strutturalmente, il già gigantesco debito pubblico salirà ancora, con conseguenze sempre più pesanti, tutte da definire e da affrontare. I provvedimenti finora approvati non sembrano andare nella giusta direzione, così come la produttività, stagnante da decenni soprattutto per mancanza di efficienza e di tecnologie avanzate. Basti dire che, in sedici anni, è aumentata solo dello 0,4%, a fronte del 15% in Francia, Regno Unito e Spagna, e del 18,3% in Germania. Un divario enorme, che abbassa notevolmente la competitività delle nostre imprese, visto che — come spiega l’Istat — su questo fronte “né il costo del lavoro né l’evoluzione dei prezzi sembrano avere svolto un ruolo di freno per il Paese”. Aggiungasi che il rapporto sulla competitività globale del World Economic Forum 2018, oltre ai Paesi sopra indicati, pone l’Italia addirittura dopo l’Islanda. Perciò è necessario avviare una stagione di rilancio economico, coniugando le difficoltà di un progetto di riforme con le probabilità di attuarlo, evitando di dedicare risorse a provvedimenti che non aiutano la crescita e appesantiscono i conti dello Stato.
Occorre darsi da fare presto e bene, dove è già possibile, per esempio scongelando gli stanziamenti previsti da tempo nel campo delle infrastrutture e delle costruzioni, che per paura della corruzione stentano a partire, mentre dette disposizioni vanno attuate ed i trasgressori puniti esemplarmente; intervenendo sul costo del lavoro, ossia sul cuneo fiscale, in modo da garantire livelli occupazionali più alti; investendo nella formazione, nell’istruzione e nella ricerca. Ovviamente con la prudenza e determinazione necessarie, rispettando il monito della BCE e fronteggiando gli impegni che ci attendono per fine anno.

Cosimo Sorrentino

Photogallery

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.