Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 5, 2019

Rubrica: Sicurezza alimentare
Articolo di Corona S.
(Articolo di pagina 176)

Il MIPAAFT a difesa del made in Italy

È ragguardevole l’attività dell’Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità e Repressione Frodi, in Italia e all’estero. Mostra, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che il comparto è sempre all’attenzione di un occhio vigile e inclemente. Ma evidenzia pure quanto il prodotto italiano sia richiamato per vendere di più e meglio

Si è spesso portati a pensare che le frodi in ambito alimentare siano andate aumentando negli anni. Abbiamo assistito, nel tempo, a scandali, talvolta anche gravi, che hanno impressionato l’opinione pubblica, causando danni d’immagine importanti a tutto il comparto. In altri casi, una certa stampa, sempre pronta a fare allarmismo su qualunque vicenda, ha fatto il resto, con il prevedibile risultato che si è sviluppato un certo livello di diffidenza nei confronti di operatori e prodotti, come se l’inganno fosse sempre dietro l’angolo e non ci fossero sufficienti controlli a garanzia di chi acquista. Per usare le parole del ministro Centinaio, nell’illustrare in Parlamento le linee programmatiche del dicastero che guida: «i controlli nell’agroalimentare sono sempre più un fattore di marketing attivo, capace di posizionare verso l’alto la reputation dei nostri prodotti». Quello che forse il consumatore medio è meno portato a pensare è che, se talune violazioni emergono, se gli illeciti nel campo diventano di pubblico dominio, è invece perché le ispezioni sono tante, sono frequenti e di responsabilità di numerosissimi soggetti. In Italia sono decine gli organi competenti a vigilare in materia. Fanno capo ai tre Ministeri Salute, Agricoltura e Sviluppo economico e in certi casi hanno competenze che si sovrappongono. Dalle aziende sanitarie locali agli istituti zooprofilattici sperimentali, dai carabinieri Nas e Nac agli uffici periferici di sanità marittima ed aerea, quelli veterinari, solo per citarne alcuni, sono moltissimi i soggetti che sovrintendono alla nostra salute, facendo applicare le norme in materia igienico-sanitaria e non solo. Tra i più presenti nel territorio, vi è certamente l’Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti alimentari, espressione diretta del Mipaaft, particolarmente attivo su certe tipologie di illeciti. Certamente più di altri organismi in prima linea su violazioni che implicano una ricaduta sulla cosiddetta reputazione del made in Italy. Ogni anno l’Icqrf licenzia un documento che sintetizza il suo operato nei dodici mesi precedenti e che evidenzia gli errori più frequenti delle imprese agroalimentari, le violazioni più comuni, i più gravi reati. È evidente, da una prima lettura del Rapporto 2018, che l’Icqrf, per professionalità del personale impiegato e strumenti messi in campo, sia tra le principali autorità antifrode nel food al mondo. Nell’anno appena concluso le verifiche sono state complessivamente 54.098, per oltre 25.000 imprese e 53.000 prodotti. Le irregolarità rilevate hanno riguardato oltre il 20% degli operatori, più del 12% dei prodotti e quasi il 9% di campioni con esito analitico irregolare. Altri dati importanti: 721 le notizie di reato, che hanno registrato, tra l’altro, un incremento importante rispetto al 2017, con un +58%. Sono invece 4.194 le contestazioni amministrative, anche queste in aumento: +13%. Si aggiungono 2.629 diffide e circa 17,6 milioni di chilogrammi di merce sequestrata, per un valore complessivo di oltre 34 milioni di euro. Poiché l’Icqrf non si muove solo dentro i confini nazionali, sono stati centinaia, 561 per l’esattezza, gli interventi in territorio extraregionale e sul web, a tutela del made in Italy. E poiché i controlli dell’Icqrf coinvolgono tutti gli anelli della filiera, l’attività ha riguardato per l’87% i prodotti alimentari e per il restante 13% i mezzi tecnici per l’agricoltura (mangimi, fertilizzanti, sementi, prodotti fitosanitari). Facendo invece una disamina dei singoli settori, si rileva che una buona fetta dei controlli, 17.820, ha interessato il settore vitivinicolo, 7.157 l’oleario, 5.102 il lattiero-caseario, 3.226 il settore della carne, 2.967 l’ortofrutta, 2.666 i cereali e derivati, 2.202 le conserve vegetali, 1.961 le sostanze zuccherine, 911 il miele, 679 le uova, 516 le bevande spiritose e 1.959 altri settori. Sono 2.588 le ingiunzioni di pagamento, per un importo di circa 7 milioni di euro. In ragione dei cosiddetti Decreti Origine — che al momento in cui scriviamo riguardano i prodotti lattiero-caseari, riso, paste di semola di grano duro e pomodoro — l’Icqrf, nel 2018, ha disposto 28 diffide ed elevato 30 contestazioni amministrative.

Interventi a livello internazionale e sul web
Uno degli aspetti più interessanti dell’attività ispettiva del Ministero è la possibilità di intervento in ambito internazionale e sul web, per la tutela del made in Italy e soprattutto in merito alle indicazioni geografiche. Negli ultimi quattro anni gli interventi fuori dei confini nazionali e su internet sono stati 2.763: un’azione ragguardevole che nessun altro Paese europeo può vantare. Nel 2018 la cooperazione con Alibaba ed E-bay si è rinnovata, ed ha ottenuto risultati positivi anche quella su Amazon: 177 interventi, con il 99% di successi. Sono state avviate procedure di contrasto a usurpazioni ed evocazioni che hanno riguardato 561 casi, di cui 139 su E-bay, 16 su Amazon e 22 su Alibaba. 148 casi sono stati invece su prodotti in vendita su altri service provider, 236 prodotti vitivinicoli sul web e in locali pubblici. Allo stesso modo, si sono intensificati i rapporti con gli altri organismi di controllo internazionali, con 183 segnalazioni provenienti da autorità estere per verifiche antifrode richieste all’Icqrf. 41 invece le segnalazioni nell’ambito del Sistema Food Fraud Network per la cooperazione tra Stati Membri UE, in caso di frodi. L’Icqrf svolge inoltre, in Italia, la vigilanza sugli organismi di controllo, pubblici e privati, delle produzioni agroalimentari di qualità regolamentata, quali: produzioni da agricoltura biologica, prodotti agricoli e alimentari Dop, Igp e Stg, vini a denominazione d’origine e a indicazione geografica, carni con etichettatura facoltativa. Nel 2018 l’attività di vigilanza si è concentrata su 52 Odc, dei quali 15 nell’ambito dei prodotti agricoli e alimentari a Dop, Igp e Stg, 20 nell’ambito dei vini a Dop e Igp, 15 nell’agricoltura biologica e 2 nell’etichettatura carni.
È importante anche il lavoro fatto in relazione alla gestione di banche dati agroalimentari: l’Italia è infatti l’unico Paese al mondo ad avere registri telematici per la movimentazione di vino e olio. I suddetti registri, insieme al Registro Unico dei Controlli Ispettivi, costituiscono preziosi strumenti e pongono l’Italia all’avanguardia nella gestione del rischio e nella conoscenza dinamica dei mercati. In quest’ultimo, il Ruci, confluiscono tutti i dati della cosiddetta Banca dati Vigilanza, la base informativa condivisa tra Icqrf e altre autorità competenti in materia di controlli. La sua realizzazione consente di ottimizzare l’attività ispettiva evitando la sovrapposizione di controlli sulle imprese agricole. Nel 2018 si sono resi disponibili, sul Ruci, gli esiti di oltre 625.000 controlli operati da Icqrf, Regioni, organismi di certificazione e Arma dei Carabinieri. Tra gli interventi più significativi dell’Icqrf come Eu Food Fraud Contact Point, citiamo in particolare: la pasta con indicazione di origine italiana in etichetta ma prodotta in Austria; due casi di olio di provenienza bulgara, commercializzati come olio di oliva extravergine ma risultati, all’analisi, miscele di olio di girasole e olio di oliva; vino illegalmente etichettato come “Prosecco”, prodotto in Bulgaria; grissini prodotti in Germania ma riportanti in etichetta il tricolore e il Ponte dei Sospiri di Venezia; olio di oliva extravergine greco, commercializzato come italiano; pesche dall’origine incerta di provenienza greca introdotte in Italia passando dalla Spagna. E molto altro ancora. Molti di questi casi lasciano intravedere l’interesse del mercato internazionale per i prodotti italiani, considerato che spesso si tratta di usurpazioni del nome, cioè di prodotti esteri spacciati come nostrani. A conferma che il made in Italy serve a vendere sia in Italia, sia all’estero.
Sebastiano Corona

 

Altre notizie

In merito alle carni e ai relativi derivati

In merito alle carni e ai relativi derivati, nel 2018 sono stati 3.019 i controlli ispettivi e 207 quelli analitici, per un totale di 1.812 operatori, di cui il 16,1% risultati irregolari. Sono state invece 233 le notizie di reato, 353 le contestazioni amministrative, 31 i sequestri e 322 tonnellate le quantità sequestrate, per un valore complessivo di 1.986.318 euro. Tra i principali illeciti accertati nel mondo delle carni si annoverano: l’impiego di suini non conformi al Disciplinare di produzione di prosciutti a Dop, preparazioni di carne suina e bovina con composizione nutrizionale difforme dal dichiarato, carne di pollo surgelata con tenore in acqua superiore al limite consentito, prosciutto cotto e altri prodotti a base di carne suina e avicola irregolarmente etichettati per omissione o errata indicazione degli ingredienti utilizzati, irregolare etichettatura di carni e preparazioni a base di carne per utilizzo di menzioni ingannevoli e per impiego ingannevole della designazione di origine, e infine irregolarità nel sistema di tracciabilità della carne. Uno dei casi che più di altri ha scosso l’opinione pubblica è quello dell’agnello di Sardegna Igp. Dopo mesi di indagini, infatti, di attività di sorveglianza del territorio e degli scali portuali, intensificati in prossimità delle festività pasquali, sono stati intercettati al porto di Olbia diversi camion, provenienti dalla Romania, che trasportavano agnelli vivi destinati ad essere macellati in Sardegna. Sono stati ritirati dal commercio circa 12.000 agnelli di origine incerta, per un valore complessivo di 1.200.000 euro. Di questi, 3.169 agnelli di origine francese e rumena spacciati per italiani e 1.156 agnelli commercializzati come agnello di Sardegna Igp (ma in realtà di origine rumena) sono stati sequestrati nelle principali catene della Gdo (in foto: etichette sbagliate riguardanti agnello Igp di Sardegna; photo © www.sardegnalive.net).

 

 

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