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Eurocarni nr. 5, 2019

Rubrica: Mercati
(Articolo di pagina 84)

Brexit, e ora che succede?

Scenari e previsioni dell’Europa che verrà — Quando il Regno Unito aderì alla Comunità Europea nel 1973, già il 35% del suo commercio si sviluppava con gli allora 12 Paesi che ne facevano parte. Nel 2014 la quota raggiunse il 45%. UK ed Europa sono da sempre partner commerciali legati a doppio filo anche nel settore agroalimentare

Nel 2016 gli Inglesi hanno votato a sorpresa per la Brexit, un evento inaspettato col quale è iniziato uno psicodramma politico e diplomatico senza fine. Con l’avvicinarsi delle date di scadenza e con i suoi sviluppi ancora incerti, quali saranno gli scenari di un comparto — quello agricolo britannico — che oggi esporta 2/3 della sua produzione nel vecchio continente, importando dallo stesso quasi il 70% tra frutta, verdura, carne e altri generi alimentari? Di questo, e molto altro, si è parlato lo scorso 29 marzo durante la conferenza “Brexit, what’s next?” organizzata da AHDB Beef & Lamb, la divisione di Agriculture and Horticulture Development Board, ente britannico non governativo per il sostegno e lo sviluppo dell’industria agroalimentare che rappresenta 110.000 allevamenti bovini e ovini nella sola Inghilterra. La data non è stata scelta a caso, dato che era il giorno che avrebbe dovuto sancire l’uscita di Londra dall’Unione Europea. La location altrettanto, il privé del ristorante Cracco in Galleria Vittorio Emanuele II. Lo chef veneto, milanese d’adozione, da parecchi anni è un estimatore delle carni britanniche nei propri ristoranti. «Da quando il 51,8% dei cittadini britannici si è espresso per il leave il 23 giugno 2016, ci siamo interrogati molto sul potenziale impatto che il commercio di prodotti agricoli avrebbe potuto subire a breve e a lungo termine», ha commentato Jeff Martin, responsabile AHDB Beef & Lamb per il mercato italiano. «Il comparto bovino e ovino, che noi rappresentiamo insieme a quello dell’orticoltura, sono in particolare i settori che potenzialmente potrebbero essere più colpiti da una Brexit senza accordo». Le carni hanno sempre rappresentato una parte importante del commercio fra l’Europa e i Paesi d’Oltremanica in entrambe le “direzioni”: l’UK è un mercato di sbocco importante per gli allevatori europei, così come un grande allevatore di bestiame. Basti pensare che nel 2015 il Regno Unito è stato il terzo più grande produttore bovino e il primo produttore ovino di tutta Europa.
Tra il 2013 e il 2017 l’Inghilterra ha esportato una media di oltre 84.000 tonnellate all’anno di carne bovina fresca, pari ad un valore medio di 373 milioni di sterline. Durante questo periodo l’export verso l’UE ha rappresentato in media l’82% del totale. Irlanda, Olanda, Francia e Germania sono i principali paesi che hanno acquistato manzo britannico. Sul fronte ovino, nello stesso quinquennio, la media delle esportazioni è stata di quasi 100.000 tonnellate annue, pari ad un valore medio di 392 milioni di sterline. Ancora una volta l’Europa è stata la principale destinazione, con una media dell’89% delle esportazioni britanniche complessive. Francia e Germania sono stati i principali destinatari dei prodotti provenienti dall’UK. «Dati i numeri così importanti per le esportazioni di manzo e ovino britannici verso l’EU, la prospettiva del no-deal non è mai stata ignorata in Ahdb», prosegue Martin. «Abbiamo lavorato da subito per aumentare la consapevolezza del potenziale impatto che lo scenario peggiore potrebbe avere sui nostri comparti di beef e lamb».
Se sulle carni di provenienza britannica venissero applicati i dazi doganali di un paese terzo, infatti, le esportazioni subirebbero una battuta d’arresto. Le tariffe applicate potrebbero essere molto alte, tanto quanto il costo del prodotto stesso, se non addirittura di più. Inoltre, aumenterebbero anche i controlli veterinari, alle dogane e i costi di trasporto. Questo ridurrebbe la competitività delle carni made in UK. Non da ultimo, una hard Brexit porterebbe alla perdita di 32.000 posti di lavoro. Anche sul fronte delle importazioni gli scenari cambierebbero radicalmente, impattando in modo significativo su tutti i mercati europei, sia in volume che in valore. La Gran Bretagna è un grande mercato per i 27: l’Irlanda, principalmente per le carni di manzo, e la Danimarca, per la carne suina, sarebbero i paesi più penalizzati. Anche l’Italia figura fra i top five esportatori di carne bovina in UK. «Il risultato più auspicabile per tutti gli operatori del settore, britannici ed europei è sicuramente quello di un accordo che garantisca un commercio fra i due blocchi alle stesse condizioni esistenti ora» conclude Martin. «Non ci resta che seguire gli ultimi sviluppi che verranno comunicati in questi giorni».

Fonti

AHDB “Brexit prospects for UK beef and sheep meat trade”

Horizon February 2019

ECBV– European Livestock and Meat Trades Union, “Crisis” The EU Meat Industry in a Hard Brexit Scenario

 

AHDB Beef & Lamb

AHDB Beef & Lamb è una divisione di Agriculture and Horticulture Development Board (AHDB), ente britannico non governativo per il sostengo e lo sviluppo dell’industria agroalimentare. Il ruolo dell’ente è quello di sostenere l’industria inglese delle carni bovine e ovine in tutta la filiera: dall’allevamento all’esportazione. I suoi obiettivi sono: promuovere l’industria delle carni, contribuire in modo diretto al miglioramento dell’efficienza nei settori bovino e ovino e stimolare la domanda in Inghilterra e all’estero attraverso attività di comunicazione e marketing. AHDB si finanzia attraverso un prelievo parafiscale e il suo lavoro è moto importante poiché mette a disposizione risorse per investire nella ricerca, nel marketing e nella promozione con conseguenti miglioramenti di business.

>> Link: www.carneperfetta.it

 

Gli ovini del Regno Unito, numeri e curiosità

  • Il Regno Unito conta 31 milioni di ovini;
  • alcune zone del Regno Unito hanno la più alta densità ovina al mondo;
  • 73.400 sono gli allevamenti ovini su tutto il territorio britannico;
  • grazie al clima umido della Gran Bretagna l’erba cresce verde e rigogliosa: le montagne del Lake District registrano le più alte precipitazioni in Europa;
  • gli allevamenti di ovini inglesi sono i più grandi e redditizi d’Europa;
  • il 56% del Regno Unito è ricoperto di erba;
  • l’unico alimento degli ovini è l’erba: questo è tutto ciò di cui hanno bisogno;
  • il Regno Unito vanta circa 3000 anni di storia nell’allevamento di ovini;
  • gli ovini apportano un contributo fondamentale all’ambiente: i pascoli agiscono come un pozzo di carbonio, proteggono le risorse idriche, gli animali preservano ambienti fragili come dune, paludi e colline, preservano i paesaggi e viene protetta la biodiversità;
  • il Regno Unito conta quasi il 70% delle brughiere del mondo. Gli ovini contribuiscono al mantenimento di brughiere, colline e montagne, compresi rinomati luoghi turistici come Exmoor, Dartmoor, Peak District, Lake District e Penines;
  • gli ovini apportano e mantengono la biodiversità nelle aree costiere e paludose;
  • nel Regno Unito esistono 106 razze ovine: di montagna, da lana, di carne, primitive, di “palude”;
  • nell’isola di North Ronaldsay esiste una razza ovina che si nutre di sole alghe mentre la razza Shropshire non danneggia gli alberi;
  • alcuni ovini non hanno corna, altri ne hanno due (di forme diverse), altri addirittura quattro. Alcuni ovini hanno il manto nero, alcuni marrone e altri, naturalmente, bianco;
  • il 43% della produzione di agnello commercializzato in Europa proviene dal Regno Unito;
  • il 40% della produzione viene esportato. I principali mercati di esportazione includono Francia, Belgio, Germania, Italia e Cina;
  • l’agnello Inglese è una carne gustosa, tenera e saporita e questo è un dato di fatto!

 

Il manzo made in UK, tra pascoli e tradizione

  • Ci sono 9,9 milioni di bovini nel Regno Unito (5,5 milioni nella sola Inghilterra);
  • 97.000 sono gli allevamenti di bovini nel Regno Unito;
  • i pascoli del Regno Unito sono molto rigogliosi grazie al clima umido: le montagne più alte del Lake District registrano le più alte precipitazioni d’Europa;
  • i bovini nel Regno Unito mangiano principalmente erba e foraggio conservato;
  • esistono molte razze di bovini nel Regno Unito, quali Hereford, Aberdeen Angus, Red Devon, South Devon, Sussex, Galloway, Longhorn, Shorthorn e anche razze continentali quali Limousine, Charolais, Simmenthal e Blonde d’Aquitaine;
  • l’Inghilterra ha una storia gloriosa di produzione e consumo di carne bovina, che raggiunse il suo picco all’inizio del XVIII secolo;
  • a partire dal XVI secolo in Inghilterra si svilupparono nuovi metodi di preparazione e consumo della carne;
  • il Regno Unito produce circa 900.000 tonnellate di carni bovine, il 58% delle quali proviene dalla sola Inghilterra;
  • il Regno Unito è il terzo produttore di carne bovina in Europa;
  • l’industria britannica delle carni è sicura in tutta la filiera e all’avanguardia. Le tecniche moderne di allevamento e macellazione e la competenza degli allevatori garantiscono un prodotto dalla qualità costante, saporito e tenero.

Didascalia: Carlo Cracco cura personalmente l’impiattamento del carré di manzo inglese servito con patate e asparagi agli ospiti presenti alla conferenza. Da anni lo chef veneto, milanese d’adozione, è un grande estimatore delle carni britanniche (photo © Diego Bonacina).

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