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Eurocarni nr. 5, 2019

Rubrica: La pagina scientifica
(Articolo di pagina 158)

The Ethical Pig Farm

Benefici, costi e opportunità di mercato dell’adozione di uno Schema volontario di qualità basato su un elevato standard di benessere animale per l’allevamento suinicolo sono stati presentati al convegno conclusivo

Migliorare il benessere animale negli allevamenti intensivi può rappresentare un’opportunità per la suinicoltura lombarda, sia per tutelare l’immagine del settore che per migliorarne la redditività favorendo l’accesso a segmenti di mercato particolarmente sensibili alla componente etica dell’allevamento. L’obiettivo del progetto The Ethical Pig Farm, concluso lo scorso fine marzo, è favorire lo sviluppo di filiere animal friendly attraverso l’adozione di uno schema volontario di qualità, da promuovere tra gli allevatori lombardi per differenziare e valorizzare la produzione. Allo scopo, è stata verificata la sostenibilità tecnico-economica di alcune delle tematiche che attualmente incontrano le aspettative dei consumatori e che in futuro potrebbero diventare oggetto di politiche comunitarie o normative nazionali, quali l’eliminazione o riduzione del confinamento delle scrofe al parto e in gestazione e delle mutilazioni (taglio della coda e castrazione). Inoltre, è stata condotta un’indagine sulla percezione dei consumatori e della GDO nei confronti di prodotti provenienti da allevamenti con elevati standard di benessere animale.
Le verifiche delle innovazioni tecniche previste dal progetto sono state effettuate presso sei allevamenti suinicoli in quattro diverse province lombarde (Brescia, Mantova, Milano e Lodi). I principali requisiti studiati sono stati la stabulazione nel reparto maternità con scrofa libera, la creazione di una zona a pavimento continuo, l’uso di materiale di arricchimento e le alternative alla castrazione chirurgica senza anestesia e analgesia.
Dall’analisi dei risultati produttivi, per la soluzione con scrofe libere in box parto senza lettiera è emersa una maggiore mortalità nella nidiata (quasi un suinetto in media per parto). Le scrofe in box libero su paglia hanno riportato invece una percentuale di schiacciamenti paragonabile al gruppo in gabbia tradizionale, ma con scrofe più sporche e una conseguente maggiore richiesta di manodopera. In ognuno dei casi considerati si è calcolato un aumento dei costi di produzione, dovuto sia alla sostituzione delle gabbie, che alla maggiore mortalità nella situazione senza lettiera. I costi potrebbero ulteriormente aumentare nel caso l’allevamento dovesse ridurre il numero di scrofe per mancanza di spazio nel settore maternità. Il trasferimento delle scrofe in box di gruppo il giorno successivo alla fecondazione non ha invece influenzato i parametri produttivi, mentre l’aggressività è stata maggiore quando si è verificato un minore utilizzo dell’arricchimento ambientale, rappresentato da paglia in rastrelliera. L’uso di tappeti non ha dato risultati positivi per la creazione di una zona a pavimento continuo. Pur risultando una valida alternativa in strutture di nuova progettazione, i tappeti in gomma testati non si sono dimostrati idonei all’introduzione nelle strutture preesistenti oggetto di studio, in quanto lo stato di pulizia degli animali e del box sono risultati inaccettabili, sia per le scrofe sia per gli animali da ingrasso. Negli animali in post-svezzamento non si sono invece evidenziati effetti positivi del maggior comfort sulla riduzione dei comportamenti anomali (morsicature a coda e orecchie, aggressività). Da questo studio è emerso come la paglia in rastrelliera sia risultata efficace nel ridurre l’aggressività eccessiva, soprattutto nelle scrofe gestanti.
Relativamente agli animali in post-svezzamento e ingrasso, invece, l’unica tipologia di arricchimento che ha mostrato un effetto positivo sulla riduzione dei comportamenti anomali (es. morsicatura della coda) è la lettiera in paglia. Il costo dell’arricchimento con paglia in box di gestazione è stato quantificato tra 0,11 euro per suino svezzato fino ad un massimo di 0,13 euro nel caso in cui la produttività sia inferiore a 23 suini svezzati/anno per scrofa.
Riguardo alle alternative alla castrazione chirurgica senza anestesia e analgesia, il progetto ha studiato gli effetti della castrazione immunologica, evidenziando differenze tra il comportamento dei suini castrati chirurgicamente e quelli sottoposti al protocollo di immunocastrazione. Al contrario, gli indicatori sanitari e la qualità dei prodotti non sembrano esserne influenzati.

Indagine di mercato sulla percezione dei prodotti a base di carne ottenuti con elevati standard di benessere animale
Per analizzare le potenzialità di successo dei prodotti a base di carne suina ottenuti con elevati standard di benessere animale è stata effettuata un’indagine di mercato che ha coinvolto 203 consumatori lombardi presso i punti  vendita di negozi tradizionali e della grande distribuzione. Un’indagine specifica è stata svolta anche presso buyer della GDO mediante colloqui personali riservati. Per i consumatori il benessere animale si colloca in quinta posizione di importanza, prima di aspetti come la marca, le caratteristiche nutrizionali o il basso contenuto di grasso. Per i trentenni e i quarantenni il benessere animale viene al quarto posto e rappresenta un aspetto molto importante per quasi l’80% degli indagati in queste fasce d’età. I meno sensibili al benessere animale sono risultati gli under 30. Nelle fasce centrali di età si è registrata una maggiore disponibilità di acquisto di prodotti ottenuti con standard elevati di benessere, sicuramente per la maggiore disponibilità di spesa complessiva dei consumatori in piena età lavorativa. Sono invece i trentenni e quarantenni quelli più attenti a cercare prodotti ad alto contenuto di benessere leggendo l’etichetta. L’indagine presso la GDO, condotta presso 7 importanti catene di distribuzione, ha evidenziato un crescente interesse per le filiere controllate e di qualità che aumentano gli standard di benessere. Non tutte però riconoscono un prezzo più elevato ai fornitori e, quando ciò avviene, il premio consiste in un prezzo più alto del 5-10%, fino al +15% rispetto al prezzo della carne suina “convenzionale”.

Cosa ne pensa la GDO?

Secondo la GDO il maggior benessere animale viene richiesto dai consumatori più per la produzione di carne suina fresca che non per quella trasformata. I fattori che impattano sulla disponibilità del consumatore a pagare di più per prodotti con maggiori standard di benessere animale sono: l’inadeguata comunicazione; investimenti mediamente insufficienti da parte dell’industria, in particolare per la carne suina fresca, nell’innovazione dei processi produttivi e nel marketing/comunicazione nell’ambito del benessere animale; la riduzione del potere d’acquisto per la decennale crisi economica del Paese. L’opinione pressoché unanime della GDO è che in futuro si consumerà sempre meno carne ma di qualità superiore. Infine, secondo la maggior parte degli intervistati, le aspettative dei consumatori dovrebbero spingere la GDO a considerare sempre più il benessere degli animali come parte integrante delle loro politiche di sostenibilità.

The Ethical Pig Farm

The Ethical Pig Farm, finanziato dal Psr 2014-2020 della Regione Lombardia, è stato coordinato da Allevamenti di Nerviano Srl ed è stato realizzato da SV società agricola, azienda agricola Pagati, azienda agricola Guido Del Re, azienda agricola Forafò Alessandro, società agricola Bellini, coadiuvati dal Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione CRPA Studi Ricerche di Reggio Emilia.


Fonte: Fondazione CRPA – Studi Ricerche
>> Link: www.fondazionecrpa.it

 

Didascalia: il progetto Ethical Pig Farm è uno schema volontario di qualità basato su un elevato standard di benessere animale per l’allevamento suinicolo (photo © BillionBobbie – stock.adobe.com).

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