Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 4, 2019

Rubrica: Comunicare la carne
(Articolo di pagina 44)

Alimentazione e ciarlatani in rete

Nel passato l’alimentazione degli Italiani era regolata dalla tradizione che stabiliva cosa, come e quando mangiare durante il giorno (colazione, pranzo e cena), nel corso della settimana (giovedì gnocchi, sabato trippa, ecc…), nel susseguirsi delle feste (Natale e Capodanno, Pasqua, ecc…) e nel volvere delle stagioni (tempo delle mele, delle castagne, del vino nuovo, ecc…). Tutto questo è praticamente scomparso e allora sono spuntati prima i fisiologi, poi i nutrizionisti e i dietologi, che con camice bianco e “piramidi” hanno tentato e continuano a cercare di regolare l’alimentazione della popolazione, ma con scarsi risultati. Sull’alimentazione oggi, usando terminologie anglofone, imperversano i blog (o siti), dove gli influencer (letteralmente, influenzatori) hanno migliaia e finanche milioni di followers (seguaci più o meno fanatici). Inoltre, i mezzi d’informazione, iniziando dai giornali, ogni giorno elencano i cibi che non dovremmo mangiare, quelli che proteggerebbero il cuore o svilupperebbero l’intelligenza e quelli utili per prevenire i tumori, in una ridda di notizie mutevoli e non di rado contrastanti, per cui quello che ieri era veleno oggi è salvifico o viceversa. Tutto ciò va ad incrementare una sorta di “cucina di Babele”, nella quale la gente, senza più le sicurezze derivanti dalla tradizione, diviene ansiosa se non timorosa nei confronti di ciò che deve mangiare.

Marketing di influenza più o meno trasparente
Di particolare attenzione per la sua diffusione è il fenomeno degli influencer-blog-blogger-followers in cui rientrano anche i ciarlatani della rete. Influencer è chi influenza qualcuno attraverso un blog, un sito internet predisposto ad accogliere confronti e scambio di opinioni. Proposto un tema, si avvia una discussione alla quale via via si uniscono altri navigatori che con i loro più disparati pareri, e non di rado divagazioni, ingrossano il flusso dei messaggi, delle risposte e controrisposte, arrivando non di rado ad insulti più o meno velati. Alcuni blogger col tempo acquisiscono notorietà, i followers, più o meno abituali, che li seguono, diventano sempre più numerosi e i loro siti finiscono per destare l’interesse di chi opera sul mercato. Su di essi compaiono, con frequenza crescente, messaggi pubblicitari che portano un utile economico ai blogger proprietari dei siti e quello che probabilmente è nato come un gioco si trasforma in un lavoro remunerativo. Come in tutte le attività, vi sono i blogger trasparenti e quelli che non lo sono, divenendo influencer poco seri, superficiali, incompetenti degli argomenti che trattano e che, quel che è più grave, danno avvio a discussioni nelle quali è difficile distinguere tra verità e falsità, tra competenti e imbroglioni. Ampio è oggi il fenomeno del­l’influencer marketing, esercitato da persone che, in base al proprio prestigio, con i loro interventi, mostrando sostegno o approvazione (endorsement) per determinati prodotti o marchi, generano un effetto pubblicitario, senza però palesare la finalità commerciale della comunicazione. Agli occhi dei consumatori queste persone presentano una grande credibilità e la loro azione può facilmente sconfinare in una pubblicità occulta o ingannevole. Per evitare ogni tipo di ambiguità, il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, all’art. 7 impone che la comunicazione commerciale debba essere sempre riconoscibile come tale.

Diffidate gente, diffidate… e controllate
L’influencer non è una figura nuova, anzi è antichissima, se si pensa a quanto avveniva nei secoli passati, come documenta Piero Camporesi (Il libro dei vagabondi, prefazione di Franco Cardini, Garzanti, Milano 2003). Spesso, nelle piazze dei mercati, i venditori ambulanti attiravano, con la loro oratoria, le persone per vendere merce in molti casi “falsa” (chi non ricorda il filtro magico spacciato da Dulcamara nell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti: si tratta in realtà di un buon vino). Ora però il fenomeno, da limitato e locale, si è allargato a livello mondiale, divenendo addirittura pericoloso quando riguarda argomenti relativi alla nostra salute, che spaziano dalla cucina all’alimentazione, alla dietologia. Ci si chiede allora: esiste un metodo, uno schema, un percorso logico per individuare le informazioni vere da quelle false, inesatte, enfatizzate e distorte, o almeno per avere un sospetto? Assolutamente improponibile è un controllo pubblico dei siti, mentre importanti sono alcune precauzioni. Certamente si deve diffidare di quei siti che accolgono argomenti disparati, con propensione a rilanciare notizie per catturare l’attenzione, sollevare dubbi, sospetti e paure nascoste. Poi bisogna cercare di risalire alle fonti dell’informazione che interessa, così come si fa con gli alimenti, per i quali si esige la tracciabilità della loro origine, di chi produce la materia prima, la trasforma e la commercializza, e come si dovrebbe fare per ogni merce non acquistata in negozi di accertata fiducia. La stessa procedura deve essere applicata alle notizie: bisogna controllare da dove sono nate, dove sono state pubblicate, risalendo alle banche dati, consultabili gratuitamente, che nella maggior parte dei casi ci dicono se una notizia origina da una ricerca scientifica, da chi e in quale istituzione è stata effettuata e da quale rivista è stata pubblicata. Tutti criteri di credibilità, anche se è sempre necessaria una corretta interpretazione dell’informazione.
Prof. Giovanni Ballarini
Accademia dei Georgofili
www.georgofili.info

 

Didascalia: Chiara Ferragni, qui alle prese con i burger della catena californiana In-N-Out Burger, conta 17 milioni di followers su Instagram (photo © instagram.com/chiaraferragni).

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