Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 4, 2019

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 38)

Le previsioni delle agenzie di rating

L’ansia, manifestata già a gennaio, da parte di tutta la stampa, televisioni, governo e osservatori economici in merito alle previsioni che avrebbero dovuto essere fornite dalle agenzie di rating, non si è placata nemmeno a pubblicazione avvenuta. Da molte parti non sono mancati, nell’attesa, pronostici negativi, molte volte apparsi prevenuti, con l’indicazione di fosche prospettive per il nostro Paese, sul quale, già in precedenza, si erano pronunciati sia la Banca d’Italia, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea. In effetti, possiamo affermare che le citate agenzie sono state relativamente benevoli, soprattutto Fitch, la terza tra le grandi agenzie di rating, la quale ha deciso, come è noto, di confermare il giudizio sul nostro debito pubblico, pur indicando, nella scala di giudizio, il penultimo gradino (BBB) prima della soglia del non investment grade, che è la parte bassa della classifica e che non permetterebbe a molti investitori istituzionali di acquistare i titoli di Stato italiani.
Permangono comunque gli elementi di incertezza, già registrati ad agosto 2018, e anzi, rispetto a quelle stime, peggiora la previsione sulla crescita del PIL, che la citata agenzia vede allo 0,3% quest’anno, in linea con le recenti valutazioni fatte da altre organizzazioni internazionali. Inoltre, per il 2019, viene proiettato un rapporto deficit-PIL al 2,3%, quale effetto della minore crescita economica, ma, quello che ci pare più importante sottolineare, è che non sarebbe attesa una manovra correttiva in corso d’anno. Quanto al debito pubblico, la sua incidenza sul PIL aumenterebbe quest’anno al 132,3%, restando sostanzialmente invariato in seguito. La stessa agenzia sottolinea che, accanto ai fattori economici, inciderebbero anche quelli politici ed eventuali tensioni nel governo che potrebbero comportare la fine anticipata della legislatura, ma, per ora, viene ritenuto non probabile una marcia indietro rispetto ad alcune delle riforme degli anni passati (e questo, dal punto di vista dell’agenzia di rating, rappresenta un elemento positivo).
Moody’s ha rivisto la sua stima di crescita dell’1,3%, riducendola ben al di sotto dell’1%, con un probabile assestamento tra lo 0 e lo 0,5%. Una previsione che conferma quanto era stato già indicato da Banca d’Italia, FMI e dalla Commissione UE, concordi nel non ritenere probabile un progresso nel corso di quest’anno.
Per quanto riguarda il rating, Moody’s non ha effettuato variazioni rispetto all’abbassamento annunciato in ottobre, mentre per il deficit, che dovrebbe fermarsi al 2,5% sia quest’anno che nel 2020, ha sottolineato che l’Italia ha bisogno di riforme, a partire dalla pubblica amministrazione al mercato del lavoro, dalla competitività al sistema giudiziario, e “ne ha bisogno da molto tempo”. Viene altresì adombrata una certa preoccupazione per l’evoluzione del quadro politico ed in particolare un “significativo rischio” di elezioni anticipate dopo le europee. In ogni caso, sempre secondo Moody’s, “la recessione tecnica che ha colpito l’Italia è fonte di preoccupazione ma non rischia di contagiare l’area euro”. Le stime sull’Europa saranno infatti riviste leggermente al ribasso, ma non c’è rischio di contagio dall’Italia e neppure da altri Paesi “che hanno fatto progressi”, laddove si aggiunge che i costi di finanziamento rimangono bassi nell’Eurozona, ma sono saliti in Italia “a causa del rischio politico interno”. Quest’ultimo elemento, a giudizio dell’agenzia, ha già inciso negativamente sui nostri conti pubblici. Nel frattempo, i dati diffusi da Eurostat fotografano una situazione già nota per l’Italia per il quarto trimestre dello scorso anno. Da parte sua, la Germania è riuscita ad evitare il calo di crescita, con segno meno, che resta comunque invariata nel trimestre precedente all’ultimo del 2018. È però tutta l’Europa che rallenta, anche se l’Italia si conferma l’unico segno meno della UE.
Dopo tutte le aspettative riposte nelle decisioni che avrebbero dovuto adottare le predette agenzie, ci sembra di poter dire che non si è verificato il cataclisma vaticinato da ogni parte. La situazione, insomma, è già nota da tempo, soprattutto per il nostro Paese, e perciò, anche se condividiamo il fatto che queste agenzie sono state alquanto benevoli, al di là di prospettive non sempre indovinate, insistiamo sulla necessità che l’Italia debba attuare una forte azione progressiva per un effettivo rilancio della sua economia con forti investimenti pubblici e privati, rendendo più semplice la loro realizzazione, con l’incentivazione del lavoro attraverso lo sviluppo di politiche attive, sgravi fiscali per le aziende, fondi a disposizione dei giovani che intendono fare impresa, rilancio del Mezzogiorno, in termini di sviluppo economico ma, soprattutto, di sicurezza sociale, che è il vero grande problema dei nostri giorni. Occorre affrontare a viso aperto dette questioni, altrimenti potremo pure crescere di qualche decimale ma saremo sempre un Paese che arranca agli ultimi posti tra i nostri partners europei.
Cosimo Sorrentino

 

Didascalia: se è vero che è tutta l’Europa a rallentare, solo l’Italia si conferma l’unico segno meno della UE (photo © 2017 Bloomberg Finance LP).

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