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Eurocarni nr. 4, 2019

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 130)

Suini a coda lunga: con un buon benessere si può

La check list del sistema Classyfarm permette di valutare il rischio di lesioni cui andrebbero incontro i suini dell’allevamento e di individuare soluzioni di miglioramenti. Fra le quali c’è l’arricchimento ambientale

Il taglio della coda dei suini è una pratica destinata a sparire prestissimo. Entro il 2020 è previsto che si chiuda definitivamente la deroga alla Direttiva 2008/120/CE, recepita con il DL 122/2011 in vigore dal 2013. Già da oggi è necessario mettere mano al proprio allevamento per trovare soluzioni che migliorino le condizioni di benessere dei suini e permettano di allevarli a coda lunga. Infatti, le lesioni alla coda provocate dai compagni sono un indice importante del livello di benessere degli animali. Riuscendo a ridurre la manifestazione di questo comportamento, avremo sicuramente migliorato le condizioni di benessere. In sostanza, se riduciamo un fenomeno-spia di scarso benessere significa che siamo riusciti a creare una condizione più favorevole agli animali. Fino ad oggi si è tagliata la coda ai suini in modo da ridurre la possibilità di avere lesioni e morsicature, che possono avere gravi e gravissime conseguenze sulle condizioni di salute e di benessere del suino. Si è intervenuti riducendo la manifestazione di questo spiacevole comportamento non lavorando sulle cause, bensì solo sull’effetto finale: una coda corta è meno morsicata di una lunga. Ma poiché questo comportamento è il risultato di condizioni di scarso benessere, se riusciremo a migliorare queste ultime, anche il fenomeno delle morsicature si ridurrà.

Auditor e check list
La morsicatura della coda dei compagni è indotta da moltissimi fattori di origine gestionale e strutturale dell’allevamento, è influenzata dalla genetica degli animali, dall’alimentazione, dall’affollamento nel box, dalle condizioni di microclima, dalla pavimentazione completamente fessurata, ecc… Un elemento primario nella manifestazione di questo fenomeno, però, è dato dall’assenza di materiale manipolabile e dalla sua scarsa idoneità. Ecco perché da oggi in poi sarà indispensabile dedicare maggior attenzione al tipo di materiale manipolabile messo a disposizione degli animali. Le due giornate di settembre 2018 — quella teorica tenutasi a Bologna e quella pratica in alcuni allevamenti — e i successivi appuntamenti organizzati dal Servizio Sanitario Regionale della Regione Emilia-Romagna, hanno permesso ai veterinari che vi hanno partecipato di formarsi come auditor qualificato per la valutazione del rischio e il miglioramento delle condizioni di allevamento proprio al fine di mettere in atto la prevenzione del taglio della coda. Sono questi professionisti, incaricati dall’allevatore, le figure che possono compilare un questionario standardizzato e validato dal CReNBA (Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale) dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna — la cosiddetta check list — e inserirlo nel sistema informatico Classyfarm (www.classyfarm.it). Compilando la check list è possibile ottenere un risultato dato dall’elaborazione dell’algoritmo di proprietà del CReNBA. Leggendo il risultato si individuano i punti di forza e quelli di debolezza dell’allevamento ed è possibile programmare interventi di miglioramento. Bisogna — se necessario — mettere subito mano alla realizzazione graduale di quanto programmato, perché già da gennaio 2019 è necessario cominciare a sperimentare l’allevamento dei primi svezzati e magroni con coda lunga. Da quest’anno non è possibile allevare suini senza coda, se in allevamento non è stata compilata la check list e non si è iniziato a valutare come intervenire per rendere le condizioni aziendali compatibili con la coda lunga. La check list consente quasi sempre di dare tre tipi di risposta alla soddisfazione di un parametro: insufficiente, migliorabile e ottimale. Le risposte insufficienti rivelano una mancata adesione alle norme: costituiscono quindi le criticità da sanare nel più breve tempo possibile. Quelle migliorabili invece sono le condizioni di rispetto della normativa, mentre le risposte ottimali individuano i contesti in cui, rispetto al minimo stabilito dalla legge, l’allevamento riesce a dare qualcosa in più. La discussione su come intervenire per migliorare le condizioni di benessere dei suini e ridurre il conseguente rischio di morsicature della coda deve essere affrontata dall’allevatore, meglio se assistito dal suo veterinario aziendale, sulla base dei risultati della check list. Ogni allevamento troverà le sue soluzioni e sperimenterà l’efficacia dei miglioramenti messi in atto. Inoltre, andrà preparato un Piano delle Emergenze, ovvero una procedura che dia indicazioni su come gestire eventuali recrudescenze del problema della morsicatura della coda.

L’arricchimento ambientale
Gli interventi migliorativi che consentono di ridurre il rischio di morsicatura della coda non sono del tutto scontati. Ad esempio, ridurre la densità animale è un intervento con un rilevante impatto economico, ma non necessariamente risolutivo del problema. Mettere a disposizione materiale manipolabile adeguato è invece un intervento dai costi più ridotti che permette di ridurre molto l’incidenza del fenomeno. «Per anni abbiamo avuto dubbi e incertezze sul materiale manipolabile» hanno ammesso Giovanna Trambajolo del Servizio di Prevenzione collettiva e Sanità Pubblica della Regione Emilia-Romagna e Pierluigi Corradi dell’Azienda USL di Reggio Emilia nella giornata di formazione. «Ma è tempo di rompere gli indugi e da ora in poi nei controlli ufficiali si darà la giusta attenzione a questo elemento». Non tutti gli arricchimenti ambientali hanno la stessa efficacia: l’ideale è che siano commestibili, masticabili, esplorabili e manipolabili con la bocca. Naturalmente devono essere presenti in quantità adeguate e puliti. Quando il materiale proposto non presenta contemporaneamente tutte queste caratteristiche deve essere presentato in associazione con altri materiali che siano complementari. Gli arricchimenti commestibili sono quelli che possono essere mangiati dai suini senza arrecare loro alcun danno e anzi fornendo loro fibre e nutrienti. La gomma, per esempio, non presenta la caratteristica di commestibilità. Devono essere masticabili, quindi per esempio i grossi ciocchi di legno o i mattoni non sono adeguati. L’esplorabilità è una caratteristica presente in quegli arricchimenti che possono essere effettivamente raggiunti dai suini, perché posti all’altezza adeguata. Le corde in materiale organico e le catene di metallo sono esplorabili solo nella loro parte più bassa, raggiungibile realmente dagli animali.
Infine, la manipolabilità è presente quando con la bocca i suini spezzettano, smuovono e tastano il materiale. Ad esempio, piccoli tronchi impilati e solo parzialmente fissati alla parete. La paglia presenta tutte le caratteristiche richieste ad un materiale di arricchimento. Dopotutto, passa anche l’esame dei costi e della facilità di fornitura da parte dell’operatore. Secondo alcuni relatori della giornata è semplicemente giunto il momento di mettere mano agli scarichi dei capannoni e renderli adatti alla presenza di paglia: un intervento che a conti fatti vale la pena compiere. In ogni caso, un tappetino posto sotto la rastrelliera della paglia permetterà ai suini di recuperare quella caduta a terra prima che raggiunga gli scarichi.
Giulia Mauri

 

Alla ricerca del morsicatore seriale

Sono veramente molti i fattori che influenzano la tendenza dei suini a mordere la coda dei compagni di box fino a farla sanguinare, andare in necrosi e provocare dolore, infezioni, calo di accrescimento e scadimento del benessere, della salute e della qualità dell’animale. Alla giornata di corso per divenire veterinari auditor qualificati per la valutazione del rischio e del miglioramento delle condizioni di allevamento suino per la prevenzione del taglio della coda (Bologna, 10 settembre 2018) ha tenuto un intervento anche Annalisa Scollo. Medico veterinario con un ruolo in Swivet Research Snc e presso l’Università di Padova, ha pubblicato un articolo sull’individuazione dei fattori utili a prevedere il manifestarsi di questo comportamento deleterio negli allevamenti di suini pesanti assieme a Flaviana Gottardo, Barbara Contiero e Sandra A. Edwards (le prime due colleghe del Dipartimento di medicina animale, produzione e salute di Padova, la terza dell’Università inglese di Newcastle): “A cross-sectional study for predicting tail biting risk in pig farms using classification and regression tree analysis”, pubblicato nel 2017 su Preventive Veterinary Medicine, Elsevier. I fattori presi in esame come possibili indicatori sono stati in tutto 24 e tutti avevano ricadute dirette sulle condizioni di benessere dei suini. Dai risultati condotti su oltre 60 aziende nel Nord-Est dell’Italia ne sono emersi cinque per rilevanza: densità animale, livelli di ammoniaca nell’aria, numero di capi per ciascun operatore, puntualità nell’erogazione del pasto e elementi di arricchimento ambientali. Rispettare le norme riguardo alla densità animale anche a fine ciclo nei suini pesanti consente oggettivamente di ridurre il rischio di morsicatura. La qualità dell’aria deve essere tale da non superare mai i livelli di 2,7 ppm di ammoniaca. Anche la composizione del gruppo di animali ha un suo peso: i gruppi misti di maschi e femmine dovrebbero essere più esposti al problema. La presenza di un numero adeguato di addetti, soprattutto in relazione alla meccanizzazione dell’allevamento, è molto importante. Lo stockman deve avere il tempo di osservare i suini, le loro code e il loro comportamento. Per questo il numero di capi da supervisionare non dovrebbe essere eccessivo. Oppure, l’elevata automazione dell’allevamento dovrebbe consentirgli di dedicare il tempo adeguato a questa attività. La Scollo ha anche spiegato che non è infrequente che in un gruppo i suini morsicatori siano appena uno o due e che manifestino questa tendenza già sotto scrofa. Gestire adeguatamente questi soggetti — in casi estremi anche separandoli dal gruppo — consente di ottenere ottimi risultati. Non è altrettanto opportuno separare i suini con code danneggiate. Certamente questi possono avere il tempo di guarire nel loro nuovo box, ma i morsicatori seriali finirebbero semplicemente per accanirsi su una nuova vittima. È il morsicatore invece che va allontanato dal gruppo, perché è lui la causa del problema. Infine in molte aziende oggi gli allevatori forniscono materiale manipolabile solo nei gruppi-problema: questo è un intervento che mira a tamponare la situazione e può anche dare buoni risultati; ma ormai il materiale di arricchimento deve divenire una routine.

 

Didascalia: maialini d’allevamento su un letto di paglia e fieno (photo © Kalinovsky Dmitry).

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