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Eurocarni nr. 4, 2019

Rubrica: Indagini
Articolo di Corona S.
(Articolo di pagina 54)

XVI Rapporto Ismea Qualivita: i numeri che ci rendono fieri

L’agroalimentare è una delle poche voci positive del bilancio nazionale, con ragguardevoli valori dell’export che lasciano ben sperare anche per il futuro. E che sul comparto abbiano un’importanza fondamentale e sempre maggiore i prodotti a denominazione geografica sono i dati del documento a dirlo

L’andamento è positivo da tempo, ma sono le stime del 2017, riportate nella sedicesima edizione del prestigioso resoconto annuale, a darci elementi di ulteriore evidenza. Food & Wine Dop e Igp mostrano una produzione che vale oggi 15,2 miliardi di euro (+2,6% sul 2016) e un contributo pari al 18% sul fatturato complessi­vo del comparto. Nelle esportazioni le denominazioni hanno un valore pari a 8,8 miliardi di euro, il 21% dell’export agroalimentare nazionale. E a conferma che quella delle indicazioni geografiche sia una strada vincente, dentro e fuori dai confini nazionali, nel 2017 si è registrata, come accennato, una crescita del 2,6%, mentre il comparto nel suo complesso si è fermato al +2,1%. Non poteva essere diversamente, considerato che il sistema delle Dop e delle Igp in Italia, Food & Wine compresi, nel corso degli ultimi 10 anni ha consolidato il proprio peso economico sul comparto, con performance a doppia cifra per valore alla produzio­ne e a tripla cifra sul fronte export, in costanza, tra l’altro, della peggiore crisi finanziaria internazionale della storia recente. Quest’anno il Rapporto Ismea-Qua­livita, presentato in dicembre a Roma, si arricchisce con ulteriori dati sul comparto Dop-Igp (operatori Food & Wine, valore alla produzione com­plessivo per regioni e provin­ce), ma soprattutto di una nuova ed interessantissima sezione dedicata all’analisi dei cosiddetti big data web e social, che offre uno spaccato importante sulla presenza e diffusione delle Dop e Igp italiane nel mondo digitale e sulla reale percezione dei consumatori rispetto ai prodotti a denominazione. La fotografia di questo mondo è un quadro roseo che mostra numeri di cui andare fieri: sono infatti quasi 7 i miliardi di euro di valore alla produzione, il +46% nell’ultimo decennio. Il 2017 per il food è un nuovo record, considerato l’aumento del 3,3% alla produzione su base annua, rispetto al già positivo 2016. L’export vale invece 3,5 miliardi, un +234% in due lustri. Su base percentuale, la crescita è del +3,5% sul 2016. Oltre un terzo delle esportazioni in valore è verso Paesi ex­tra-UE (36%), ma tra le principali destinazioni si confermano Ger­mania (20%) e Francia (15%). A seguire gli Usa con il 18%. Nel wine la situazione è differente, ma permane una performance positiva. Nel 2017, infatti, il valore della produzione di vino sfuso Ig, secondo stime Ismea, è salito a 3,4 miliardi di euro (+2,9%), mentre l’imbottigliato ex fabrica ha raggiun­to gli 8,3 miliardi (+2%) sul 2016. Nonostante le potenzialità, va rilevato che, al contrario del food — dove la quasi totalità dei 299 cibi registra produzione cer­tificata —, per il comparto wine a denominazione si riscontra un nu­mero consistente di filiere “improduttive” (23%) o inutilizzate, che, pur avendo acquisito il riconoscimento, non vede l’impiego del prestigioso logo da parte dei produttori. Anche l’export mostra numeri interessanti e una dinamicità forte degli spumanti. Sono 15 i milioni di ettolitri di vino Ig esportati nel 2017, di cui 8,2 di vini Dop. Il valore all’export appannaggio dei vini Ig è di 5,26 miliardi di euro (+5,8%), su un totale di oltre 6 miliardi incassati dal vino italiano nel suo complesso (6,7%).

Formaggi
Andando per settori ed esaminando il comparto per produzioni, i formaggi registrano tutti dati in crescita, con una performance positiva soprattutto per il valore al consumo. La categoria, che rappresenta il 57% del valore e il 51% dell’export del food Dop-Igp, registra in Emilia-Romagna e in Lombardia la gran parte delle ricadute economiche. Trend positivi per le prime 4 Dop (Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Mozzarella di Bufala campana e Gor­gonzola) che trainano il settore. Frena il Pecorino romano.

Carni fresche
Nelle carni fresche aumenta nel 2017 il valore all’origine, malgrado i minori volumi in aumento dell’export di carni ovine certificate. Si sfiorano gli 88 milioni di euro di valore all’origine nel totale, per un +1,4% rispetto all’anno precedente. L’aumento dei prezzi medi alla produzione ha permesso ai fatturati di migliorare, malgrado la contrazione complessiva del volume di prodotto certificato. Straordinaria la performance dell’export, con un +184%. Sono state infatti determinanti alcune tecniche innovative di packaging del prodotto, che ne hanno facilitato conservabilità e preparazione.

Prodotti a base di carne
I prodotti a base di carne, pur mostrando un lieve calo produttivo, registrano valori dell’export in aumento con un +3,1%. Fra i prodotti di punta, bene il Prosciutto di San Daniele, la Bresaola e lo Speck. La categoria rappresenta il 29% del valore alla produzione e il 17% di quello all’export a denominazione, ma la ricaduta non è equamente distribuita, considerato che l’Emilia-Romagna da sola concentra oltre la metà del valore economico. Sono il Prosciutto di San Daniele Dop, la Bresa­ola della Valtellina Igp e i Salamini Italiani alla Cacciatora Dop a segnare crescite sull’export a doppia cifra percentuale.

Ortofrutticoli
È un 2017 in calo, invece, quello degli ortofrutticoli, dove vanno comunque bene la frutta in guscio e gli agrumi. In leggera difficoltà la Mela Alto Adige Igp e della Mela Val di Non Dop, ma in controtendenza nel settore c’è la Melannurca Campana Igp, che arriva al settimo posto della Top 10. A mostrare dati interessanti sono anche la Nocciola del Piemonte Igp e il Pistacchio Verde di Bronte Dop, rispettivamente in terza e quarta posizione per valore, che mostrano incrementi importanti sia del fatturato sia delle quantità certificate. Apprezzabili anche le performance dell’Arancia Rossa di Sicilia Igp e del Limone di Siracusa Igp.

Aceti balsamici
Ragguardevoli i numeri degli Aceti balsamici, il cui distretto vanta 650 operatori per 400 milioni di euro all’origine. È del +2,5% la crescita della Igp, mentre è a doppia cifra (+16% e +10%) quella degli Aceti Dop. In questo scenario il 92% del prodotto è destinato all’estero, per un valore che supera i 900 milioni di euro. Territorialmente la ricaduta, come è noto, si concentra nelle due province di Modena e Reggio Emilia, per un valore all’origine di quasi 400 milioni e di un miliardo circa al consumo.

Oli d’oliva
È positivo anche il bilancio dell’olio d’oliva, dove la produzione certificata e il valore alla produzione sono in crescita. Le quantità proposte col logo dell’UE sono infatti tornate sopra le 10.000 tonnellate, con un +1,3% rispetto al 2016. Il 2017 ha visto una crescita piuttosto significativa del Terre di Bari Dop, tornata prima, davanti al Toscano Igp. Quest’ultimo detiene tuttavia il primato fuori dai confini nazionali. I volumi espor­tati rappresentano infatti la metà circa della produzione. Nel complesso, comunque, l’export delle Ig per l’olio d’oliva è in lieve flessione.

Dinamiche interessanti su alcuni specifici prodotti
Sono in crescita pane, pasta e zafferano. La Piadina Romagnola Igp appare inarrestabile, con un incremento di 14.000 tonnellate marchiate e un ragguardevole +13%. Discrete anche le performance di pani e prodotti dolciari della Toscana, come Pane Toscano Dop, Cantuccini Toscani Igp, Ricciarelli di Siena Igp e Panforte di Siena Igp. La Pasta di Gragnano Igp segna un +7% di valore all’origine. Cresce considerevolmente lo Zafferano dell’Aquila Dop (+70% valore alla produzio­ne), ma anche lo Zafferano di Sardegna Dop, che registra un aumento del +22% sia nelle quantità che nel fatturato, sebbene siano ancora considerevoli le ulteriori possibilità di crescita.

Vino
Una trattazione a sé merita il vino, che nel 2017 accusa un lieve calo, con un –0,6%. Resta comunque una domanda estera dinamica, soprattutto per gli spumanti. La produzione a denominazione è prossima ai 25 milioni di ettolitri. È infatti un –0,6% frutto di tendenze opposte: le Dop hanno superato i 15 milioni di ettolitri (+5,8%) mentre e le Igp si sono fermate a 9,4 (-9,6%). Per le Igp sono calati gli imbottigliamenti (–11,5%), mentre le esportazioni sfuse sono salite a 1,2 milioni di ettolitri (+6,3%). Secondo Ismea, nel 2017 il valore della produzione di vino sfuso Ig è salito a 3,4 miliardi di euro (+2,9%), mentre l’im­bottigliato ex fabrica ha raggiunto gli 8,3 miliardi (+2%) sul 2016. Sono 15 i milioni di ettolitri di vino a denominazione esportati nel 2017. Di questi, 8,2 sono Dop. Il valore all’export, nel complesso, è di 5,26 miliardi di euro (+5,8%), su un totale di oltre 6 miliardi incassati dal vino italiano (6,7%). In questo scenario è il Prosecco a fare da traino: l’asse Veneto-Friuli ha registrato 3,2 milioni di ettolitri di prodotto certificato (+5,5%).

Ricaduta positiva di tutte le filiere
Lo straordinario impatto delle Ig in Italia non è però da ricondurre ai meri valori economici delle singole produzioni. Si tratta di un sistema ampio e complesso che porta enormi benefici a tutto il Belpaese. Non c’è provincia in Italia che non ne sia beneficiata, dove più, dove meno, dai positivi effetti delle denominazioni, tanto in ambito strettamente economico quanto sociale. Non c’è zona in Italia che non registri una ricaduta positiva da queste filiere: è un patrimonio immateriale che coinvolge capillarmente operatori e non. Corre però, allo stesso tempo, l’obbligo di sottolineare che alcune regioni, riescono, molto più di altre, a giovarsi degli innumerevoli effetti positivi di uno strumento che ha dimostrato negli anni di essere fortemente vincente, in Italia e all’estero, oggi più di un tempo. Le prime 4 regioni nella produzione di prodotti a denominazione generano infatti da sole, i 2/3 del valore complessivo Ig e si trovano nel Nord Italia. È in Veneto, in Emilia-Romagna, in Lombardia e in Piemonte che si fa il 65% del comparto nazionale a denominazione. Merita una riflessione anche il canale di vendita, rappresentato per oltre il 56% del mercato dalla Gdo, mentre si mostrano in forte calo i grossisti. Si ritaglia invece un suo ruolo il dettaglio specializzato e crescono in contemporanea l’Ho.re.ca., la vendita diretta e l’industria di trasformazione. Nella distribuzione, i prodotti a denominazione aumentano dello 0,9% le vendite a peso fisso e variabile e si incrementano del 5,8% quelle nella Gdo. In questo contesto i formaggi mostrano comportamenti contrastanti. Con oltre 2,2 miliardi di euro di vendite a peso fisso e variabile cedono, nel complesso, il 3,4% in volume e il 1,6% in valore rispetto al 2016. Mentre il formaggio a peso fisso aumenta del 3,9% in volume e del 6,4%, in valore. Il Grana Padano Dop e il Parmigiano Reggiano Dop, insieme, inci­dono per il 58% sul volume e per il 65% sul valore delle vendite complessive di formaggi a denominazione. Si registra una flessione delle vendite a peso variabile, no­nostante la crescita delle vendite a peso fisso. Il prezzo medio delle Ig a peso variabile è risultato comunque del 20% più alto rispetto a quello dei formaggi generici. L’aumento del prezzo medio delle Ig a peso fisso è doppio rispetto a quello dei formaggi generici (in uno scenario che vede il prezzo dei prodotti Ig su una fascia più alta del 70% rispetto ai generici). Ad ulteriore conferma — se mai ce ne fosse bisogno — di quanto valga la presenza del logo dell’Unione Europea sul prodotto. Nelle vendite, in generale, sono in crescita il Grano Padano Dop, il Parmigiano Reg­giano Dop, il Gorgonzola Dop e la Mozzarella di Bufala Cam­pana Dop. In rialzo anche quelle del Quartirolo Lombardo Dop e del Taleggio Dop. Le vendite dei prodotti a base di carne sono diminuite del 2,2% in volume, ma sono aumentate dello 0,6% in valore. Prosciutto di Parma Dop, Mortadella Bologna Igp e Prosciutto di San Daniele Dop confermano un livello complessivo di oltre 50.000 tonnellate di prodotto certificato, con un valore che oltrepassa il miliardo di euro. Quelle dell’olio di oliva a denominazione sono ugualmente cresciute, nella misura di un +8,3% in volume e un +12,9% in valore. Aumentano le vendite di Terra di Bari Dop, Toscano Igp, Val di Mazara Dop, Umbria Dop e Garda Dop. È invece di 1,4 miliardi di euro il giro d’affari del vino a denominazione, con un modesto +2,0% di incremento in volume e un discreto +4,9% in valore, mentre i vini comuni sono andati diversamente (–2,2% in volu­me e –1,9% in valore). Particolarmente significativo l’incremento delle vendite di vini Dop rispetto a quelli Igp.

L’impatto sul web e sui social
Quest’anno il Rapporto Ismea-Qualivita include un interessantissimo capitolo dedicato all’impatto dei prodotti a denominazione sul web e sui social. In due anni è infatti cresciuto del 60% il numero di prodotti a denominazione con social ufficiali. Il 52% dei prodotti Ig ha almeno un profilo (420 contro i 268 del 2016 pari al +60%), mentre il 61% dei prodotti ha un sito ufficiale (501 contro i 412 del 2016 pari al +22%). Ma tra le cose più interessanti vi è il fatto che 64 milioni di utenti web sono stati raggiunti, in un anno, dalle conversazioni sulle denominazioni. L’analisi sulle prime 100 Ig italiane Food & Wine mo­stra 2,4 milioni di menzioni generate in un anno da oltre 1 milione di autori in tutto il mondo. Per il food, Facebook si conferma driver, ma il cibo si comunica tramite immagine ed è infatti un successo straordinario per Instagram negli ultimi due anni. Anche da quest’ultima analisi è evidente quanto il comparto delle indicazio­ni geografiche contribuisca al consolidamento del­la reputazione del made in Italy. È poi più difficile da quantificare lo specifico valore economico che l’identità territoriale dei prodotti certificati può rendere, ma è sempre più evidente la richiesta e la disponibilità a pagare per trasparenza, origine, modalità di produzione, tracciabilità. Senza dimenticare l’enorme valore aggiunto che, per il no­stro Paese, può derivare dal legame tra il turismo e l’enogastronomia, anche nei suoi aspetti culturali e ambientali. «Di certo non va tutto bene» dichiara Raffaele Borriello, presidente Ismea che aggiunge «anche il comparto delle Ig è fragile e bisognoso di attenzione: le aziende sono mediamente piccole, poco strutturate e ancor meno aggregate; in molti casi non esistono i con­sorzi di tutela o sono comunque poco organizzati ed efficaci nelle attività di promozione e gestione per le quali si sono costituiti». La vera sfida, come spesso accade in Italia, è dunque soprat­tutto interna e passa per l’effettiva capaci­tà di aggregare, organizzare e fare sistema: questo deve essere un impegno di ognuno, produttori, stakeholders, istituzioni, associazioni, territori. Nessuno escluso.
Sebastiano Corona

 

Didascalia: tagliata di bovino di razza Marchigiana. L’Indicazione Geografica Protetta “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale” comprende le tre razze da carne Chianina, Marchigiana e Romagnola (photo © www.countryhouselalocanda.com).

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