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Eurocarni nr. 3, 2019

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 28)

2019: partenza in salita

Dopo i botti di fine anno, seguiti all’approvazione parlamentare della manovra economica, sono iniziate prese di posizione, lamentele, allarmi, non sempre obiettivi, e indicazioni di prospettive, a breve ed a lungo termine, che, spesso, sono state poi smentite nei fatti. La situazione attuale certamente non può definirsi allegra, ma è un risultato che deriva da varie cause, che non possono riferirsi agli ultimi provvedimenti messi in cantiere dal nostro Governo e che non ancora hanno potuto far verificare la positività o meno di scelte che solo nel corso dell’anno e di quello prossimo si potranno avere. Certamente il nostro Paese sta mostrando il fiato corto, ma non sono da meno Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna. Secondo gli ultimi dati disponibili, il livello della produzione industriale italiana ha fatto registrare negli ultimi mesi del 2018 una flessione dello 0,1% rispetto a quelli precedenti, ma negli undici mesi dello stesso anno è cresciuto dell’1,2% rispetto al 2017. Non può ritenersi un risultato positivo dovuto al crollo di un comparto cruciale, come quello automobilistico, la cui produzione ha fatto registrare il calo maggiore dall’ottobre 2012, mentre hanno chiuso, con segno positivo, tra le industrie manifatturiere, l’alimentare, il farmaceutico ed i settori minori. Dopo i dati accennati, ha fatto sentire la sua voce anche la nostra Banca Centrale, che ha ridotto di quasi mezzo punto le stime di crescita per quest’anno (dall’1 allo 0,6%), attribuendole al ridimensionamento dei piani di investimento delle imprese ed alle prospettive di rallentamento del commercio mondiale. Inoltre, sempre secondo la Banca d’Italia, per quanto riguarda gli anni 2020 e 2021, le previsioni centrali della crescita risultano essere pari allo 0,9% e all’1%. Ma gli allarmi su una crescita in frenata per l’Italia si sono ancora, e in breve tempo, moltiplicati, quando ha fatto sentire la sua voce anche il Fondo Monetario Internazionale, il quale conferma la crescita in Italia dello 0,6% per quest’anno e dello 0,9% per il 2020. Il riferimento all’Italia viene comunque inserito in un quadro di rallentamento generale che colpisce  l’intera Europa e non risparmia neanche la Germania, la quale vede un taglio alle stime di crescita dello 0,6%, quindi più profondo rispetto a quello italiano, ma il suo PIL, nel corso di quest’anno, dovrebbe arrivare ad un +1,3%.
Nel quadro generale, il FMI sottolinea che la situazione italiana appare particolarmente critica, evidenziando altresì un “costoso intreccio fra rischi sovrani e rischi finanziari”, unitamente ad una Brexit senza accordo ed alla guerra dei dazi tra USA e Cina, che resta tra le principali minacce per l’economia mondiale. Come anticipato, la nuova stima del FMI si inserisce in un quadro generale di rallentamento dell’economia globale quest’anno; l’Eurozona crescerà dell’1,6%, l’economia globale avanzerà del 3,5%, lo 0,2% in meno sui calcoli di ottobre e anche rispetto alle previsioni di chiusura del 2018, ma ciò non vuol dire che esiste una recessione. Una preoccupazione che il FMI intravede nei rischi dovuti alle politiche intraprese dai governi, all’attuale situazione del Regno Unito, che potrebbe essere dirompente con contagio all’estero, e ad un “accentuato euroscetticismo intorno al voto europeo di maggio”.
A questo punto, per gli inevitabili effetti che potrebbero aversi in tutta l’Europa, è da considerare la situazione della Germania, che nello scorso anno ha visto crescere il PIL solo dell’1,5%; e a pesare, secondo l’Istituto Federale di Statistica, è stata l’incertezza dell’attuale situazione geopolitica, la guerra commerciale con gli USA, definita “imponderabile”, il rallentamento della Cina, primo partner commerciale, e le difficoltà registrate nel settore dell’auto per i noti problemi relativi ai gas di scarico. La congiuntura è comunque positiva anche per l’aumento dei consumi interni, degli investimenti delle imprese in nuovi macchinari e per il boom edilizio, mentre meno brillante del solito è stato l’export. Nonostante la chiusura del suo anno debole, la Germania non vede l’avverarsi di una recessione, tanto che alcuni suoi istituti, come l’IFO, che aveva previsto una maggiore crescita, nell’analizzare la situazione ha evocato anche l’Italia per “i piani di bilancio del nuovo governo italiano”, che, unitamente alla questione dell’imponderabilità dei dazi e dell’esito del negoziato della Brexit, “hanno lasciato tracce”.
L’Italia sembra così essere sempre la causa di tutti i mali, ma si dimentica di ricordare che l’affermarsi dei sempre più imposti rigore e rigidità assoluta sui bilanci, da parte dei Paesi “virtuosi”, non hanno consentito purtroppo quella crescita e hanno frenato ogni azione espansiva. Ben a proposito è intervenuto il pentimento del presidente Junker, allorché, nel giorno del ventesimo compleanno dell’euro, davanti all’Europarlamento ha affermato che “c’è stata un’austerità avventata, scriteriata”. Ma, di fronte al peggioramento dell’economia sia a livello europeo sia a livello globale, il nostro governo non può permettersi di alimentare incertezze, come è già avvenuto nel recente passato, ma deve spingere sulle misure che hanno qualche possibilità di invertire la tendenza negativa, a partire dagli investimenti. Esistono ora risorse rese disponibili con la nuova legge di bilancio, ma ci sono anche quelle stanziate in passato e non ancora spese. Speriamo che dette risorse siano spese bene, anche per opere finalizzate a eventi eccezionali, sia sul fronte del dissesto idrogeologico, sia su quello della messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, anche se vediamo in agguato incertezze che possono derivare dal futuro assetto che avranno le prossime elezioni europee.
Cosimo Sorrentino

 

Didascalia: l’alimentare resta, insieme al farmaceutico, uno dei settori che in Italia ha chiuso il 2018 con segno positivo (photo © Alessandro Carra 2013).

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