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Eurocarni nr. 3, 2019

Rubrica: AttualitĂ 
Articolo di Gastaldo A. , Borciani M. , Compiani R. , Sgoifo Rossi C.A. , Lalinga G. , Sorlini Lugaresi G.M. ,
(Articolo di pagina 30)

Bovini da ingrasso: benessere animale, sistemi di stabulazione e costi

La progettazione di una stalla per i bovini da ingrasso deve partire dal dimensionamento del box, fattore molto importante che condiziona la stessa struttura della stalla e influisce in maniera determinante sull’organizzazione del lavoro. Generalmente i bovini da ingrasso vengono allevati in stabulazione libera, utilizzando box collettivi con soluzioni costruttive diverse per tipo di pavimentazione e per utilizzo o meno di lettiera. Per tutti i bovini da ingrasso di età ≥ di 6 mesi non esistono norme specifiche sul benessere animale. Nel 2012, però, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha prodotto un parere scientifico sul benessere dei bovini tenuti in sistemi d’allevamento per la produzione di carne. Questo parere e, in particolare, le sue raccomandazioni, non rappresentano dei vincoli di legge, ma potranno essere in un futuro prossimo la “base” di norme sul benessere dei bovini da ingrasso.

Raccomandazioni EFSA sul benessere animale
Secondo le indicazioni EFSA, la stabulazione fissa con animali legati aumenta il rischio di problemi alla salute e limita l’attività comportamentale e la vita sociale degli animali. Per questi motivi andrebbe utilizzata soltanto per situazioni provvisorie relative all’alimentazione o al trattamento veterinario. La stabulazione libera collettiva è ammessa nelle tipologie a pavimento fessurato e in quelle a pavimento pieno con sovrastante lettiera. Il pavimento fessurato integrale viene sconsigliato, raccomandando la predisposizione di una zona di riposo a pavimento pieno con lettiera o l’adozione di fessurati ricoperti di gomma. Se presente il fessurato, è necessario che travetti e fessure siano correttamente dimensionati. I box a lettiera inclinata sono ammessi, ma con pendenza ≤ del 10%. Per l’EFSA hanno grande importanza anche i seguenti aspetti:

  • la superficie unitaria di stabulazione deve essere tale da limitare i problemi di salute ed evitare il disturbo in zona di riposo. La superficie minima di stabulazione da assegnare a ciascun capo varia in base al peso vivo medio finale: 2,5 m2 da 301 a 400 kg; 3,0 m2 da 401 a 500 kg; 3,5 m2 da 501 a 600 kg; 4,0 m2 da 601 a 700 kg; 4,5 m2 > di 700 kg. Non vengono fornite superfici di stabulazione diverse al variare della tipologia di stabulazione;
  • isolamento e quarantena. Un numero sufficiente di box dovrebbe essere a disposizione per accogliere gli animali malati o feriti. Gli allevamenti che ricevono regolarmente gli animali di diversa origine dovrebbero stabularli per un periodo minimo in un apposito locale di quarantena. La durata minima della quarantena è di almeno 14 giorni.

Principali tipologie di stalle
Le stalle da ingrasso possono prevedere una fila di box con corsia di foraggiamento laterale oppure due file di box con corsia di foraggiamento centrale. Nel primo caso, si utilizzano spesso strutture aperte sul lato della mangiatoia, mentre nel secondo si preferiscono stalle chiuse ma dotate di ampie superfici apribili per la ventilazione. Il singolo box viene dimensionato per ospitare da un minimo di 8 a un massimo di 16 capi, con tendenza a privilegiare le capienze minori al fine di limitare i conflitti e l’agitazione all’interno del gruppo. In base alla tipologia di box adottata, i ricoveri per bovini da ingrasso si distinguono in stalle a pavimento fessurato e stalle a lettiera.

Stalle a pavimento fessurato
La tipologia di stabulazione in box multiplo su pavimento fessurato è quella maggiormente diffusa nella Pianura Padana, per la grande semplificazione che consente nelle operazioni di pulizia, per il più facile controllo degli animali e per la minore superficie per capo rispetto alle soluzioni a lettiera. Nei box a pavimento fessurato la superficie unitaria di stabulazione ottimale è leggermente superiore a quanto previsto da EFSA e pari a 3,0 m2 fino a 400 kg e 4,2 m2 fino a 700 kg. La stabulazione su pavimento fessurato, rispetto ai box su lettiera, ha i seguenti vantaggi:

  • può migliorare le condizioni ambientali nel caso in cui si abbia un’asportazione frequente delle deiezioni, perché non si ha produzione di letame e la zona di stabulazione è più asciutta;
  • le operazioni si riducono alla distribuzione degli alimenti, alle cure e alla movimentazione degli animali.

D’altra parte questa tipologia d’allevamento comporta diversi inconvenienti:

  • rischi di lesioni agli arti derivanti da difetti di costruzione e/o dalla scivolosità del pavimento;
  • necessità di prevedere uno o più box a lettiera permanente per l’isolamento e il trattamento degli animali malati o feriti;
  • pavimento “freddo” nei climi rigidi;
  • possibilità di occlusione delle fessure attraverso deiezioni poco liquide e alimenti di scarto;
  • elevate emissioni di gas (ammoniaca e acido solfidrico) e di odori nel caso in cui le fosse sotto fessurato vengano utilizzate per lo stoccaggio prolungato delle deiezioni;
  • maggiore rigidità dell’edificio (difficile conversione).

Nelle stalle a fessurato/forato risulta molto importante le dimensioni di travetti, fessure e fori. Di seguito, si consigliano quelle ottimali: fessure di 30÷35 mm e travetti di 120-160 mm nel pavimento fessurato  e diametro fori di 50÷55 mm e distanza fori di 50-70 mm nel pavimento forato. Sul pavimento fessurato si consiglia (come previsto da EFSA) l’installazione di un idoneo tappeto di gomma. I costi di costruzione per la realizzazione di una stalla a pavimento fessurato variano da 2.100 a 2.200 €/capo in base al peso finale di uscita e alla conseguente superficie di stabulazione. Nel caso di aggiunta di tappeto di gomma su tutta la superficie del box a questo costo occorre aggiungere un costo d’investimento di 180,00-250,00 €/capo (circa 60,00 €/m2).

Stalla a lettiera permanente
In alternativa al pavimento fessurato è possibile utilizzare box multipli a lettiera, col vantaggio principale di assecondare le più recenti tendenze in materia di benessere animale; inoltre, si ha produzione di letame paglioso, con benefici sia di ordine agronomico, sia di ordine ambientale (potere ammendante sul terreno, minori problemi di odori durante lo spandimento, ecc…). Per contro, presenta alcuni svantaggi, quali elevati fabbisogni di manodopera per le operazioni di manutenzione della lettiera (aggiunta di paglia, asportazione della lettiera) ed elevati consumi di paglia. La stalla a lettiera permanente prevede aree di stabulazione collettive a pavimentazione piana nelle quali viene aggiunta regolarmente paglia per mantenere la lettiera sufficientemente asciutta. Nel caso di lettiera limitata alla zona di riposo, il consumo giornaliero di paglia è pari a 2/3 kg/capo, mentre nel caso di lettiera su tutta la superficie del box il consumo aumenta a 4/6 kg/capo. Nei box a lettiera permanente la superficie unitaria di stabulazione ottimale è superiore a quanto previsto da EFSA e pari a 4,2 m2 fino a 400 kg e 6,5 m2 fino a 700 kg. I costi di costruzione per la realizzazione di una stalla a lettiera permanente variano da 2.300 a 2.400 €/capo in base al peso finale di uscita e alla conseguente superficie di stabulazione. A questi costi vanno aggiunti quelli relativi all’acquisto della paglia e alla sua distribuzione all’interno dei box. Il costo di gestione annuo varia da 100 a 150,00 €/capo in base alla quantità di paglia distribuita e alla frequenza di distribuzione.

Stalla a lettiera inclinata
In questa soluzione, grazie all’inclinazione del pavimento e all’azione di calpestamento degli animali, la lettiera tende a scivolare verso la zona di alimentazione (pendenza anteriore), oppure verso la cunetta di raccolta presente sul lato opposto (pendenza posteriore), dove viene asportata da mezzi meccanici. Entrambe queste soluzioni presentano alcune varianti, legate soprattutto alle modalità di allontanamento delle deiezioni e alla distinzione o meno della zona di riposo da quella di alimentazione. Di seguito vengono riportati i principali fattori che influenzano la funzionalità del sistema:

  • pendenza del pavimento e larghezza dell'area a lettiera (distanza orizzontale tra il suo punto più alto e il suo punto più basso);
  • densità degli animali;
  • consumo medio giornaliero e frequenza di distribuzione della paglia.

Dalla densità degli animali dipendono l’entità del calpestio, lo scorrimento della lettiera e lo stato di pulizia dei capi allevati. Nella determinazione della superficie di lettiera da assegnare ad ogni capo (3,4 m2 fino a 400 kg e 5,6 m2 fino a 700 kg) è necessario operare un compromesso tra le opposte esigenze: quella di autopulibilità della lettiera, per la quale sono richieste superfici sufficientemente contenute, e quelle di comfort e pulizia degli animali che richiedono, invece, spazi più ampi. Dalla quantità di paglia fornita giornalmente dipendono sia lo spessore della lettiera, sia lo stato di pulizia degli animali. I consumi medi di paglia sono pari a circa 1÷2 kg/capo per giorno; al di sotto di questi valori lo stato di pulizia e di comfort peggiorano drasticamente, mentre al di sopra si possono provocare accumuli di letame che pregiudicano il buon funzionamento del sistema. Infine, per quanto riguarda la frequenza di distribuzione, la paglia deve essere aggiunta preferibilmente tutti i giorni. Si sconsiglia di distribuire paglia ogni 3÷4 giorni, in quanto l’eccessiva quantità distribuita fa sì che buona parte di questo materiale venga subito trascinata nelle aree di raccolta, senza aver avuto il tempo di svolgere le sue importanti funzioni di assorbimento di liquidi e di miscelazione con le feci. I costi di costruzione per la realizzazione di una stalla a lettiera inclinata variano da 2.150 a 2.200 €/capo in base al tipo di inclinazione, al peso finale di uscita e alla conseguente superficie di stabulazione. A questi costi vanno aggiunti quelli relativi all’acquisto della paglia e alla sua distribuzione all’interno dei box. Il costo di gestione annuo varia da 55,00 a 75,00 €/capo in base alla quantità di paglia distribuita e alla frequenza di distribuzione.

Isolamento e quarantena
L’obbligo di stabulare gli animali malati o feriti in un apposito box d’isolamento è previsto dal Decreto Legislativo 26 marzo 2001 n. 146. Questo locale deve essere a lettiera e deve essere in grado di ospitare almeno l’1-2% del totale dei capi presenti in allevamento (l’ottimale sarebbe > del 3%), considerando una superficie unitaria di stabulazione di almeno 7 m2/capo. La quarantena deve avvenire in box collettivi a lettiera collocati in un locale separato dalle stalle di produzione e deve durare almeno 30 giorni. I costi di costruzione e gestione sono praticamente analoghi a quelli più alti calcolati per la lettiera permanente.
Alessandro Gastaldo
Marzia Borciani

Centro Ricerche Produzioni Animali CRPA Spa di Reggio Emilia
Riccardo Compiani
Carlo Angelo Sgoifo Rossi

Dipartimento di Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione Animale e la Sicurezza Alimentare (VESPA) dell’Università degli Studi di Milano
Giulia Lalinga
Giovanni Mario Sorlini Lugaresi

Inalca Industria Alimentare Carni Spa

 

Altre notizie

Il progetto INALCA

I dati riportati fanno parte delle attività svolte all’interno di “Protocollo INALCA – Protocollo basato su elevati standard di benessere animale negli allevamenti bovini da ingrasso”, un progetto finanziato dalla Regione Lombardia sulla misura 16.2 del PSR 2014-2020 e coordinato da Inalca – Industria Alimentare Carni Spa, in collaborazione con l’Università di Milano, Dipartimenti di Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione Animale e la Sicurezza Alimentare (VESPA) e di Medicina Veterinaria (DiMeVet), la Fondazione CRPA Studi Ricerche di Reggio Emilia e Coldiretti. L’obiettivo del progetto consiste nello sviluppo di un innovativo sistema per la valutazione e il miglioramento del benessere animale negli allevamenti bovini da ingrasso (vitelloni e scottone), promuovendo al contempo l’uso prudente degli antibiotici in questo settore. In ogni singola azienda agricola, l’applicazione del protocollo permetterà di eseguire un’accurata valutazione dei rischi, individuando punti di forza e di debolezza rispetto agli standard ed agli indicatori individuati e i possibili percorsi di adeguamento, sia di tipo strutturale che gestionale, valutandone l’onere economico e la relativa incidenza sui costi complessivi di produzione.

>> Link: www.inalca.it

 

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