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Eurocarni nr. 3, 2019

Rubrica: Indagini
(Articolo di pagina 60)

Le dinamiche recenti nel comparto delle carni

Ismea, Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale, UnitĂ  Studi e Analisi

Malgrado i dati sui consumi interni fino a settembre 2018 indichino una tenuta della domanda, sono comunque ancora molte le incertezze sul mercato delle carni, prima fra tutte quella della concorrenza estera a seguito delle maggiori disponibilità in ambito europeo. Nella prima metà del 2018, in tutto il Nord Europa si è registrato un anomalo andamento climatico che ha compromesso i pascoli e le scorte di foraggi: prima un lungo inverno e dopo una estate siccitosa hanno penalizzato i principali paesi produttori, soprattutto Irlanda, Germania, Inghilterra e Francia. L’aumento dei costi di produzione ha spinto ad un maggior ricorso alle macellazioni. Le produzioni europee in aumento e il blocco delle esportazioni verso la Turchia e gli altri bacini del Mediterraneo hanno provocato un esubero di offerta in molti Stati Membri. Ne è scaturita una concentrazione d’offerta con inevitabili effetti negativi sui prezzi di vendita. Le carni europee di bovino adulto hanno ridotto i propri valori rivelandosi decisamente più competitive rispetto alla produzione nazionale e nel mese di luglio le importazioni di carne bovina fresca hanno registrato — dopo sei mesi di flessione — un incremento del 9% rispetto a luglio 2017, confermando i timori degli ingrassatori, che già da mesi avevano rallentato le operazioni di ristallo.

Meno ristalli e di conseguenza meno carne ingrassata in Italia
Nelle stalle nazionali le operazioni di ristallo sono continuate durante tutta l’estate a ritmi rallentati e con una evidente cautela. I capi importati dall’estero per l’ingrasso, (che rappresentano quasi il 90% dell’offerta di vitelloni al macello) nei primi otto mesi del 2018 sono stati — secondo i dati provvisori Istat — il 7% in meno rispetto all scorso anno. In particolare, focalizzando l’attenzione sui soli vitelli da ingrasso, sarebbero stati introdotti nelle nostre stalle circa 26.000 broutards in meno. Di minore entità la flessione delle importazioni di “bovini vivi” registrata da Anagrafe Nazionale (–0,9%); nel dato sono compresi però quelli che vengono avviati al macello senza ulteriore fase di ingrasso. Inoltre, va ricordato che in Veneto, principale regione dedita all’ingrasso bovino, è in atto una sperimentazione che ha come obiettivo la produzione di carne 100% italiana, attraverso un’alleanza tra allevatori di bovini da carne e allevatori di bovine da latte, finalizzata a ridurre la dipendenza dall’estero, (uso del seme sessato), pertanto una parte dei ristalli si sta effettuando con vitelli nati in Italia.

In calo l’import di carne fresca e in aumento quello di congelata
I dati cumulati dell’import di carne bovina totale (fresca+congelata) dei primi otto mesi 2018 segnavano comunque un incremento già del 2,7% dei volumi, da ascriversi al maggior arrivo di carne congelata (+24,6%), solo in parte compensata da un contenimento della fresca (–1,3%). In termini di spesa, le importazioni di carni bovine crescono del 2,9% e, in questo caso, anche per la voce “fresche e refrigerate” il trend è in crescita dello 0,9%, malgrado la flessione dei volumi, proprio perché, vista l’ampia disponibilità di carne di bovino adulto nazionale, ad essere importati sono stati tagli di maggior pregio.
Interessante notare alcune variazioni nel quadro dei fornitori a favore delle importazioni dei tagli pregiati piuttosto che per le mezzene, per le quali poteva essere interessante il fattore prezzo. Tra i top ten Paesi fornitori i trend sono diversificati: risultano in aumento i volumi in arrivo di carne irlandese, danese, argentina e francese, tutti con elevati prezzi all’import (proprio questi prodotti sono infatti particolarmente apprezzati presso i canali ristorazione specializzati in carne), mentre sono in contenimento gli arrivi di carni da Polonia, Paesi Bassi, Germania (che rimangono tuttavia da soli fornitori di quasi la metà delle carni importate). Evidente dinamicità si registra oltre che per l’Argentina, anche per Stati Uniti (+27%), e Australia (+64%).

Produzione UE: l’aumento dei costi di alimentazione incentiva le macellazioni
Nei primi sette mesi del 2018 in Europa, la produzione di carne — secondo i dati di macellazione dei singoli Paesi Membri — risulta in aumento rispetto allo scorso anno del 2,3% grazie agli incrementi registrati in tutti i principali Paesi. In particolar modo continua a crescere la produzione di Polonia, Francia e Regno Unito. Anche in Italia la produzione è in aumento (+4% i volumi comunicati ad Eurostat nei primi 7 mesi) e, a giudicare dai dati, sembra che a contribuire siano stati soprattutto i capi del circuito latte. Conferma viene dai dati di macellazione dell’Anagrafe Nazionale Bovina, secondo cui maggiori incrementi si sono avuti per le femmine sotto i 24 mesi e per le vacche, mentre la minor disponibilità di vitelloni negli allevamenti si ritrova nella flessione delle macellazioni di questi; nei primi otto mesi del 2018 le macellazioni di vacche e femmine sotto i 24 mesi (in n° capi) hanno superato quelle di vitelli e vitelloni.

In tenuta gli acquisti domestici di carne
I consumi di carne bovina fresca in ambito nazionale dichiarati dalle 9.000 famiglie del Panel Consumer di Nielsen fanno emergere per il periodo cumulato gennaio-settembre 2018 un incremento dello 0,4% dei volumi acquistati rispetto allo scorso anno, in corrispondenza di un aumento ben più consistente livello di spesa: +3,2%, da ascriversi al generale aumento dei prezzi medi. In otto mesi sono state vendute, esclusivamente per uso domestico, più di 565.000 tonnellate di carne, oltre 200.000 delle quali di carne bovina (35% del totale). La spesa complessiva per l’acquisto di carni nei primi otto mesi ha superato i 5 miliardi, mettendo a segno un incremento del 3,1% rispetto alla spesa dell’analogo periodo del 2017. I consumatori hanno prediletto le carni avicole (+0,4) e quelle bovine a discapito delle suine, per le quali si registrano flessioni (–0,8%). Continua la lenta ed inesorabile contrazione per i consumi delle carni minori (cunicola e ovicaprina), per le quali le perdite sono costanti ed importanti. Entrando nel dettaglio delle singole referenze delle carni bovine, si evidenziano lievi flessioni per i tagli di bovino adulto e di vitello, ed incrementi per la categoria scottona. Altri dati interessanti sono l’incremento del 1,4% delle famiglie acquirenti, l’incremento del numero degli atti d’acquisto (+0,8%) e, soprattutto, di quelli in promozione (+2,8%), che sono il 39% degli acquisti complessivi. Sempre in bilico la situazione a valle della filiera, dove si registrano lievi miglioramenti nei prezzi di vendita in allevamento accompagnati da aumenti dei prezzi dei mezzi di produzione, con un conseguente equilibrio precario dei margini di redditività. A tal proposito l’analisi dei costi di produzione svolta a cadenza trimestrale negli allevamenti del Veneto e del Piemonte evidenzia nei primi due trimestri del 2018 un preoccupante annientamento del margine di redditività.

Prospettive nel quadro europeo
Secondo quanto evidenziato nel­l’Outlook della Commissione Europea, dopo la ricapitalizzazione della mandria da latte negli anni 2012-2014, con il conseguente decremento dell’offerta di carne bovina, la produzione europea si è stabilizzata nel 2017, ma tornerà ad avere una nuova tendenza flessiva dal 2018 al 2030 per via della minor domanda interna e della riduzione delle mandrie per rispettare gli obiettivi ambientali in termini di riduzione emissioni di gas serra. Come nel caso del latte e dei prodotti lattiero-caseari, il mercato europeo delle carni sarà sostenuto da una maggiore domanda globale fino al 2030. Ciò, a sua volta, dovrebbe portare a maggiori esportazioni: da 4,35 mt nel 2017 a 4,7 mt nel 2030. Questo aumento rispecchia il consumo mondiale di carne, che dovrebbe crescere in media dell’1% all’anno e che corrisponderà ad un +14% tra il 2017 e il 2030. Nonostante il previsto aumento globale, il consumo europeo di carne si sta stabilizzando, per cui si prevede nel prossimo decennio una diminuzione compensata in parte da un maggiore uso di prodotti a base di carne come ingredienti negli alimenti trasformati. Secondo il rapporto della Commissione europea, il 90% della produzione totale di carne nell’UE sarà destinato al consumo interno fino al 2030, quando la produzione totale dovrebbe salire a circa 47,5 milioni di tonnellate, di cui 44,1 milioni destinati al mercato europeo (…).

Fonte: Ismea
Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale, Unità Operativa Studi e Analisi
Redazione: a cura di Paola Parmigiani
Responsabile: Antonella Finizia

Didascalia: la spesa complessiva per l’acquisto di carni nei primi otto mesi del 2018 ha superato i 5 miliardi, mettendo a segno un incremento del 3,1% rispetto alla spesa dell’analogo periodo del 2017 (photo © 2016 J. Pyle).

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