Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 2, 2019

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 19)

Legge di bilancio 2019 tra previsioni e incertezze dell’economia mondiale

Coraggiosi e responsabili: sono i due aggettivi che il nostro capo di governo ha pronunciato all’atto della definizione dei contrasti, sorti con l’Unione Europea, per avviare a definire la Legge di bilancio per il 2019. La manovra economica, prima bocciata dalla UE, poi oggetto di febbrili discussioni, è stata finalmente condotta in porto, ma con un’evidente riduzione di alcuni parametri, originariamente fissati dall’Italia come l’1,5% di crescita nel 2019 e l’1,6% nel 2020, ad un più realistico 1% per detto biennio e un deficit nominale al 2,04% del PIL. L’argomento può, perciò, ritenersi chiuso anche se, al momento in cui scriviamo, l’accordo non è stato completamente formalizzato sul piano parlamentare. La questione, pur avendo superato lo scoglio della procedura per violazione delle regole di riduzione del debito, non evita però il controllo, sempre in atto da parte della UE, sulle mosse del nostro governo, poiché è stato affermato che la Commissione “continuerà a seguire l’andamento del bilancio 2019 e, se le cose non dovessero andare per il verso giusto, possiamo riaprire il dossier Italia a gennaio”, mostrando così un’evidente preoccupazione sulle reali capacità di rispetto per gli impegni sottoscritti; il che, ovviamente, non viene particolarmente gradito, intravedendo una chiara libertà condizionata nell’attuazione del programma stabilito. È comunque vero che alcuni aspetti non vanno sottovalutati. Ad esempio, non si deve ritenere completamente scongiurata la procedura di infrazione, poiché gli impegni dovranno essere effettivamente onorati; anzi, sarebbe auspicabile cogliere l’occasione per ripensare e rivedere in modo più efficace e realistico la nostra politica economica relativa ai prossimi anni, per non incorrere in spiacevoli situazioni future. E qui si potrebbero prendere in considerazione altre soluzioni, sulle quali peraltro si è già discusso in passato, anche da parte UE, diverse da quelle dell’austerity, che significa sempre taglio della spesa pubblica, aumento delle tasse e riduzione del deficit. È la ricetta tedesca, rivelatasi, nel lungo periodo, sbagliata perché non ha consentito la crescita, a differenza di quanto avvenuto negli Stati Uniti, che, pur in presenza di un ammorbidimento della loro economia, hanno deciso ora un nuovo aumento del tasso di sconto, il quinto consecutivo negli ultimi cinque trimestri.
Secondo accreditati osservatori, l’Europa, con la sua politica, è entrata in recessione, e l’Italia in particolare ne ha già subite due negli ultimi sette anni; avrebbe pertanto bisogno di politiche espansive, perché solo crescendo ad un ritmo sostenuto si può abbattere il debito esistente. Il fine della politica dovrebbe essere migliorare la qualità della vita delle persone e dare loro opportunità di lavoro e dignità. Va segnalato che ora, nel nostro Paese, è subentrato un allarme da parte di alcune importanti istituzioni, quali l’Istat e la Banca d’Italia, che profetizzano una nuova frenata del PIL e più disoccupazione. Secondo l’Istat si registra un regresso dell’economia italiana e, per la prima volta dal secondo trimestre del 2004, la crescita è in calo; inoltre, nell’ultimo bollettino diffuso, si parla anche di disoccupazione in crescita (l’andamento peggiore nella UE) e di occupazione al palo. L’economia risulta in affanno e questo fa dubitare che si possano raggiungere le originarie stime del governo sul PIL 2018, dato che la crescita è stata già rivista e ridotta allo 0,9%. Gli analisti spiegano che la flessione è dovuta, oltre che al rallentamento del PIL tedesco, alla contrazione della domanda interna. Infatti, su base congiunturale, diminuiscono i consumi finali nazionali e gli investimenti fissi lordi, mentre aumentano importazioni ed esportazioni.
In questo quadro si sono aggiunte anche le valutazioni di Confindustria, che stima un calo della produzione dello 0,5% su ottobre scorso e dello 0,7% sull’anno; segno negativo anche per gli ordini e attesa di peggioramento per la situazione economica, in coerenza con l’andamento negativo del clima di fiducia degli imprenditori manifatturieri. Cresce in modo consistente il tasso di disoccupazione (arrivato al 10,6%, l’aumento maggiore nella UE), che invece è rimasto stabile all’8,1% nell’area euro e attestato al 6,7% nell’intera UE.
Da parte sua, la nostra Banca centrale, nel diffondere, da ultimo, i dati del debito pubblico aggiornati a ottobre, afferma che il valore nominale è cresciuto di 3,2 miliardi, toccando quota 2.334,4 miliardi, e vede l’economia attestarsi intorno all’1% nel 2018 e nei prossimi tre anni, sia per il rallentamento della domanda estera, indotto dalla situazione internazionale, sia per le tensioni dei tassi d’interesse che si sono creati in Italia.
Per quanto si riferisce alla politica monetaria in senso stretto, la lunga operazione espansiva del Quantitative Easing, che ha salvato l’Eurozona dalla deflazione, si è interrotta al 31 dicembre 2018. Non si tratta, però, come annunciato dal presidente Mario Draghi, della fine della politica monetaria espansiva, ma di uno dei passaggi per alleggerirla, con la conferma che i tassi di interesse resteranno a zero almeno fino all’estate. Draghi ha poi aggiunto che il quadro economico non è preoccupante: «continua la fiducia, ma con crescente cautela».
L’economia della zona euro continua la fase di espansione, ma il ritmo si indebolisce, anche a causa dei rallentamenti di alcuni fattori temporanei (problemi auto per fattori inquinanti, rischi del protezionismo, volatilità dei mercati finanziari e debolezza dei mercati emergenti). Per quanto riguarda l’Italia, ci sembra necessario sostenere che, tenuto conto anche del citato rallentamento dei ritmi di crescita, non si potrà continuare a curare, nel futuro, un male con sole iniezioni di spese correnti; occorre un serio programma di investimenti pubblici e privati, fatto non solo di regole contabili e promesse elettorali, ma di saggezza e lungimiranza, che spesse volte vediamo latitanti.
Cosimo Sorrentino

Nota
In foto Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini (photo © Ansa; www.nanopress.it).

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