Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 2, 2019

Rubrica: Commissione europea
Articolo di Ventura S.
(Articolo di pagina 26)

Lo smantellamento annunciato della PAC

Due documenti della Commissione europea emanati nel 2018 (la comunicazione relativa al bilancio dell’Unione per il periodo 2021-2027 [1] e la proposta di regolamento recante norme sul sostegno ai piani strategici che gli Stati Membri devono redigere nell’ambito della politica agricola comune [2] annunciano lo smantellamento definitivo della sola politica europea veramente integrata: la PAC. Istituita negli anni Sessanta sulla base degli articoli 3 e 43 del Trattato di Roma, la PAC doveva incrementare la produttività dell’agricoltura per garantire un tenore di vita equo alla popolazione agricola, stabilizzare i mercati, assicurare gli approvvigionamenti e mantenere prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori.
Ma, già a partire dalla fine degli anni Settanta, iniziò ad essere criticata: l’aumento delle eccedenze, la difficoltà a smaltire gli stock, l’incremento sempre più importante delle spese agricole, imposero le prime riforme. Esse furono realizzate progressivamente dal 1977 al 1988 con l’adozione di misure destinate sia a limitare la produzione (prelievo di corresponsabilità, regime delle soglie di garanzia, prelievo supplementare, quantità massime garantite, limite massimo per le spese agricole) sia a riorganizzare la politica strutturale al fine di accelerare lo sviluppo delle regioni in ritardo rispetto a quelle più sviluppate (riforma dei fondi strutturali). Poiché i provvedimenti presi si rivelarono poco efficaci, nel 1992 venne adottata un’ulteriore radicale riforma (in vigore dal 1º gennaio 1993) che alla politica di sostegno dei prezzi sostituiva una politica di sostegno dei redditi agricoli e, contemporaneamente, rafforzava il legame tra la politica d’intervento sui mercati e la politica strutturale. Per la prima volta la flessibilità delle norme permetteva al legislatore comunitario di allontanarsi da taluni obiettivi attribuiti alla PAC dal Trattato di Roma.
Alla fine degli anni Novanta l’allargamento della UE ai nuovi paesi candidati e il nuovo ciclo di negoziati nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) sulla liberalizzazione degli scambi nel settore agricolo motivarono un ennesimo adattamento della PAC.
Le organizzazioni comuni dei mercati furono semplificate; agli Stati Membri venne riconosciuta la facoltà di vincolare gli aiuti concessi al rispetto dell’ambiente e di ridurli per finanziare misure di sviluppo rurale; venne previsto un ribasso progressivo dei prezzi d’intervento per la carne bovina (20%), per i cereali e i prodotti lattiero-caseari (15%); per sei anni venne stabilito un quadro finanziario (40,5 miliardi di euro in media all’anno) che teneva conto dell’incidenza dell’allargamento; infine, una riserva di 14 miliardi di euro venne destinata al finanziamento dello sviluppo rurale e all’esecuzione di misure veterinarie e fitosanitarie (un’altra riserva di 250 milioni di euro ebbe come scopo il finanziamento di misure strutturali nei nuovi paesi aderenti).
In occasione di quest’ultima riforma, votata nel 1999, il Consiglio invitò la Commissione a presentare nel 2002 un primo documento sul funzionamento di taluni mercati (seminativi, semi oleosi, carne bovina), un secondo documento sull’evoluzione delle spese agricole ed infine, nel 2003, un terzo sul futuro del sistema delle quote nel settore del latte. La comunicazione della Commissione presentata nel 2002 suscitò una certa sorpresa. Infatti, quella che doveva essere una semplice revisione costituiva in realtà una vera rivoluzione. Veniva proposto il cosiddetto “disaccoppiamento” degli aiuti diretti per creare un sistema di sostegno del reddito calcolato per azienda e non legato alla produzione. Inoltre, la concessione degli aiuti era condizionata al rispetto di diversi criteri, come la preservazione dell’ambiente, il benessere animale, le buone pratiche agricole. Infine veniva proposto un regolamento orizzontale riguardante le disposizioni comuni applicabili ai pagamenti diretti.
Adottate nel 2003, le proposte della Commissione provocarono un processo di revisione in tutti i settori della PAC, rafforzando la posizione della Commissione nelle negoziazioni in seno all’OMC grazie al disaccoppiamento degli aiuti. Ma questa misura, che permetteva di attribuire gli aiuti senza tener conto né dei prezzi né dei redditi e di versarli all’ettaro e non per addetto, non sosteneva l’impiego e incitava ad aumentare la superficie delle aziende agricole [3]. Malgrado le buone intenzioni della Commissione, del Consiglio e del Parlamento europeo, è giocoforza constatare che, dopo la crisi alimentare del 2008, le scelte effettuate dai Paesi Terzi sono state in perfetta contraddizione con quelle della UE. In India e in Cina, diritti doganali, prezzi minimi garantiti e stock pubblici hanno permesso di portare i prezzi agricoli interni a livelli superiori di quelli mondiali. Negli USA, gli aiuti ai produttori sono variati in funzione dell’evoluzione dei mercati.
Si deve anche ammettere che, nella UE, le grandi imprese di trasformazione e di distribuzione dei prodotti agricoli si sono aggiudicate la porzione più importante del valore aggiunto, a scapito degli agricoltori. Dal 1975 in poi, i prezzi pagati ai produttori sono diminuiti del 50%, mentre quelli pagati dai consumatori sono diminuiti in media appena del 7% (in euro costanti). In questo contesto, che cosa ha proposto la Commissione europea? Con un primo documento del maggio 2018, relativo al quadro finanziario per gli anni 2021-2027, prendendo a pretesto le conseguenze finanziarie dell’uscita del Regno Unito dalla UE, la Commissione ha proposto di ridurre il bilancio della PAC del 5%, ma in realtà, secondo i calcoli del Parlamento europeo, la riduzione sarebbe del 15%, facendolo passare dal 43% al 30%. Come se questa riduzione non bastasse, con un secondo documento del giugno 2018, recante norme sul sostegno ai piani strategici che gli Stati Membri devono redigere nell’ambito della PAC, la Commissione ha proposto di ricorrere ad una “maggiore sussidiarietà”, che consentirebbe di “tenere conto più specificamente delle condizioni ed esigenze locali”. Gli Stati Membri “saranno responsabili di adattare gli interventi della PAC in modo da sfruttarne al massimo il contributo agli obiettivi della UE”.
Inoltre, la Commissione ha proposto di “rimuovere i criteri di ammissibilità al sostegno a livello di UE, consentendo agli Stati Membri di definire condizioni di ammissibilità più adatte alle loro circostanze particolari”, che permetterebbero loro di beneficiare di “un certo livello di flessibilità per i trasferimenti tra le dotazioni”. Il testo della Commissione prevede anche che gli Stati Membri presentino “le proprie proposte di interventi per raggiungere gli obiettivi specifici della UE in un piano strategico della PAC”, nel quale siano definiti “i target finali per ciò che intendono conseguire nel periodo di programmazione utilizzando indicatori di risultato definiti in comune”. Si tratta in sostanza di una vera e propria “rinazionalizzazione” della PAC. È vero che la Commissione ha proposto un “nuovo quadro per il monitoraggio e la valutazione dell’efficacia di attuazione di tutti gli strumenti della PAC”, in vista del quale gli Stati Membri dovranno presentare “relazioni annuali sugli output realizzati e sulle spese nonché sulla divergenza dai target finali per l’intero periodo” nei piani strategici, ma ciò non toglie che la responsabilità dell’attuazione e, sia pure entro certi limiti, anche della concezione della politica agricola sarebbe trasferita dalla UE agli Stati Membri.
In conclusione, se le proposte della Commissione saranno adottate dal Consiglio e dal Parlamento europeo, la PAC sarà “comune” solo di nome. È paradossale che la Commissione proponga di consacrare definitivamente lo smantellamento della PAC — che è stato uno dei principali obiettivi del Regno Unito — proprio nel momento in cui questo Stato sta per uscire dalla UE.
Sergio Ventura

Note

  1. COM(2018)321 final del 2 maggio 2018.
  2. COM(2018) 392 final del 1o giu­gno 2018.
  3. Malgrado questi inconvenienti, l’attribuzione degli aiuti “disac­coppiati” è mantenuta nella pro­posta della Commissione del giugno 2018 sotto la terminologia di “sostegno di base al reddito”.

Didascalia: la Politica Agricola Comune (PAC) è stata la prima politica europea: essa rappresenta l’insieme delle politiche che la Comunità economica europea prima, l’Unione Europea poi, hanno inteso adottare nel settore agricolo ritenendo tale comparto strategico, ieri come oggi, per uno sviluppo equo e stabile dei Paesi Membri.

Photogallery

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.