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Eurocarni nr. 12, 2019

Rubrica: Mercati
(Articolo di pagina 86)

Il punto sulla filiera suinicola nazionale

Gabriele Canali, Crefis: «L’attuale momento positivo della suinicoltura ha origine casuale. Manca una seria interprofessione»

«È vero che, negli ultimi mesi, i prezzi dei suini e la redditività degli allevamenti sono saliti e sono a livelli decisamente soddisfacenti. Ma è anche vero che questo momento favorevole è dovuto a cause del tutto estranee alle dinamiche delle filiere italiane». Così ha commentato il professor Gabriele Canali, direttore del Crefis, Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell’Università Cattolica del S. Cuore, l’attuale situazione del comparto suinicolo nazionale in occasione degli Stati generali della suinicoltura alle Fiere zootecniche internazionali di Cremona (23-26 ottobre).

La situazione dei mercati è buona
È da marzo, ha spiegato Canali, che sui mercati europei i prezzi dei suini da macello stanno salendo; una dinamica positiva che, a partire da luglio, ha raggiunto in modo più significativo il mercato italiano. Nel frattempo, anche i prezzi delle cosce e dei lombi freschi sono in aumento, ma a causa dei costi di acquisto dei suini da macello, non tanto per un aumento della domanda. Le esportazioni italiane di suini, carni suine e salumi, dei primi 6 mesi, sono stabili in valore e in leggero aumento in quantità (+2%). Le importazioni, invece, sono in calo del 6% in quantità ma in aumento del 3,5% in valore, a causa dell’aumento dei prezzi. I consumi di carni suine fresche nei primi 9 mesi dell’anno sono in diminuzione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, anche a causa dell’aumento dei prezzi verificatosi in particolare nel periodo estivo. In leggero aumento (+1,5%), invece, nello stesso periodo, i consumi di prosciutti Dop per i quali si è invece registrato un prezzo stabile o in leggera diminuzione.

Ma la causa è esterna
Detto tutto questo, il punto è che il driver di gran lunga più importante del significativo incremento dei prezzi dei suini da macello degli ultimi mesi è la forte domanda che la Cina sta riversando sui mercati internazionali, a seguito della crisi produttiva interna dovuta alla epidemia di Peste Suina Africana (PSA). L’Italia ne beneficia comunque, anche se indirettamente.

Cosa fare?
In conclusione, le attuali tendenze positive sono casuali e determinate il più delle volte da condizioni esterne, “subite” dalla filiera nazionale, che ad oggi si è mostrata incapace di prendere in mano il proprio futuro. «Ciò che andrebbe fatto — ha proseguito Canali — è attivare una seria interprofessione, che si traduce in un’effettiva e strutturata collaborazione tra allevatori, macellatori e stagionatori per elaborare strategie di sviluppo integrate e condivise». E in questo senso, un primo ambito è dato dai disciplinari di produzione. «Per anni questo strumento fondamentale è sembrato immodificabile; poi — sottolinea il direttore del Crefis — anche sull’onda degli scandali che hanno interessato i prosciutti Dop pare che si stia lavorando ad una loro revisione in tutta fretta. E non è detto che questi due atteggiamenti si compensino positivamente»
Fonte: Crefis – Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili Università Cattolica del S. Cuore
>> Link: www.crefis.it

 

Altre notizie

Al Consorzio Cinta senese la vicepresidenza dell’Associazione delle razze suine autoctone dell’Unione Europea (FESERPAE)

Importante riconoscimento a livello internazionale per il Consorzio di tutela della Cinta Senese Dop, a cui è andata la vicepresidenza dell’Associazione delle razze suine autoctone dell’UE (FESERPAE). L’organizzazione, fondata nel 2004 con sede legale in Spagna, estende la sua attività a tutto il territorio europeo e ha come principale obiettivo la difesa delle esigenze del settore zootecnico suino nativo ed autoctono dinanzi alle pubbliche amministrazioni, alla comunità scientifica e di ricerca e agli enti privati, sia nell’Unione Europea che nei Paesi Terzi. Alla presidenza dell’associazione, la spagnola Elena Diéguez Garbayo per l’Associazione spagnola di allevatori di suino Iberico, che rappresenta 200.000 animali allevati, dai quali viene ricavato il famosissimo prosciutto Patanegra. Le altre realtà associative che fanno parte dell’organismo sono: Associazione degli allevatori di Porco Alentejano, Associazione nazionale degli allevatori Alentajano Pig, Associazione filiera maiale Basco Kintoa, Consorzio Nero de Bigorre, Sindacato a difesa e promozione della razza Corsa, Krskopoljski Prasic (il maiale nero sloveno). Tra le altre finalità di FESERPAE, quella di farsi promotrice delle razze suine autoctone associate, dei loro prodotti, dell’ambiente in cui sono allevati gli animali, della gastronomia e di altre attività sociali e culturali correlate. Inoltre, di promuovere programmi di ricerca e sviluppo nel settore dell’allevamento di suini autoctoni nell’Unione Europea.

>> Link: www.cintasenesedop.itfeserpae.com

 

Didascalia: nel corso degli Stati Generali della suinicoltura che si sono svolti alla Fiera di Cremona lo scorso fine ottobre l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura Fabio Rolfi ha comunicato alcuni dati del settore. La Lombardia, ad esempio, si conferma leader nella produzione suinicola nazionale. In regione vengono infatti allevati 4,3 milioni di suini, ossia la metà del totale nazionale. Brescia è la prima provincia con 1,4 milioni di capi, seguita da Mantova e Cremona (photo © krumanop – stock.adobe.com).

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