Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 12, 2019

Rubrica: Sono 180 grammi, lascio?
Articolo di Papalato G.
(Articolo di pagina 152)

Di sincerità e fiducia, identità, punk e poesia, in musica come in macelleria

Music Greque, Pierre & Bastien

Trovo un punto di connessione importante tra comprare e ascoltare musica e acquistare e consumare carne. Amo musica tendenzialmente indipendente, che acquisto dagli autori o da etichette che la promuovono. Così come compro carne da macellai che conoscono cosa vendono e selezionano la materia prima da allevamenti virtuosi. Sto ragionando di qualità, di identità e di attitudine. Un contatto diretto, una filiera cortissima che permette di instaurare, volendo, rapporti personali. È il caso della copertina di questo album, Music Grecque di Pierre & Bastien. Non capivo il senso dell’impalcatura in cui era collocata la vacca, in una fotografia di inizio secolo scorso. Ho chiesto ad amici, in macelleria, cosa potesse essere. Una fase di una macellazione kosher? Una pratica ormai desueta e dimenticata? Poi, per sgomberare ogni dubbio, ho scritto all’etichetta che aveva pubblicato il disco. Una ferratura. Mi spiegano che nella foto originale c’è un uomo sulla destra, che è stato tagliato. Cerco su internet inserendo queste nozioni e trovo l’originale. Ho così riflettuto sull’importanza di certe cose.
Dopo averli visti in quello che avrei poi ricordato come il mio concerto preferito all’interno di quell’edizione di Handmade festival, nella Bassa reggiana, entusiasta mi intrattenni con i musicisti per qualche minuto, al momento di acquistare questo e un altro loro album, contente la registrazione di un live del tour precedente. Raccontare un disco punk sta tutto nel capire se c’è o meno un’attitudine. E in Pierre & Bastien non ci sono dubbi sulla sua presenza.
Quello che colpisce è come la lingua francese sia perfetta per non creare distanza all’ascolto. Un colpo secco e immediato al pregiudizio.
Si parte con Sympa, che espone la cifra stilistica del disco: una batteria pulita fatta di cassa e bacchette a tenere tempo e spingere, basso a macinare e in mezzo chitarra e voce. Così Allongé arriva e continua, ma intima racconta; sul bridge una nota insistita di pianto sottolinea la ripetitività dell’inerzia del titolo e, quando il ritornello cambia la prospettiva, diventando dialogo diretto, è chiara la dinamica dell’abbandono e del risentimento.
Secret è uno dei brani più belli del disco. Carico, muscolare, agile, corre veloce e si infila dritto tra piedi e testa. Ripensi a certi Wire in tutto il disco ma, soprattutto, nella struttura di Bon a Rien, con certi piatti a tenere sopra ad un muro tirato su da chitarra e basso. Mitterand è il ricordo e la nostalgia, si muove su ritmiche primitive, circolari, sottolineate dai riff di chitarra che sembrano rincorrere qualcosa per interrompersi bruscamente al termine del brano stesso, chiudendo il primo lato del disco. L’omonima Musique Grecque ha una leggerezza pop che ricorda certe dinamiche statunitensi care a gruppi come Black Lips, lontana dal nervosismo con cui entra la successiva Accessoire, tra feedback, parole come un mantra.
L’ennesimo cambio di direzione è con Blankets, dove si ritorna ad atmosfere più riflessive e dove si affaccia una certa inquietudine.
La conclusiva À Nu, che rompe il minutaggio fino ad ora compreso tra due minuti e mezzo e quattro scarsi arrivando quasi a sette, è noir e chiaroscura, con la chitarra a stridere come in una spy story anni ‘20. Contraddittoria e bellissima, chiude un disco fatto di storie raccontate con urgenza e poesia, suonate con una violenza che bilancia e non trasfigura. Rimane un senso di impersonificazione, la conseguenza naturale a chi ha un’attitudine sincera e concreta.
Giovanni Papalato

 

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Un festival tutto “fatto a mano” con concerti e dj set, “in un posto a metà strada fra Austin, Berlino e la Bassa”: Handmade Festival si tiene a Guastalla (RE) ogni anno dal 2007. “Cibo figo, drink, cocktail, primi, grigliate, torte, banchetti, dischi, prezzi democratici”: così si legge nel sito che pubblicizza questo bellissimo evento che nel 2020 — ancora non ci sono le date precise — raggiungerà la sua dodicesima edizione. “È passato ormai un po’ di tempo da quando il 1 maggio di diversi anni fa decidemmo di trascorrere una giornata in compagnia di amici ascoltando ottima musica live e buon cibo nostrano” scrivono gli organizzatori. “Gradualmente i numeri del festival si sono fatti importanti e da festicciola tra amici si è trasformato in un vero e proprio evento di musica indipendente. Il format è sempre lo stesso: tre palchi sui quali si alternano una manciata di band a partire dalle prime ore del pomeriggio fino a tarda serata. Durante l’arco della giornata il bar e la cucina propongono prodotti rigorosamente tipici della zona”. Il festival ospita anche un’ampia selezione di banchetti handmade, perché Handmade è anche associazione culturale, nata con l’intento di approfondire la conoscenza del concetto del “fatto a mano”. Il festival, inoltre, punta sulla collaborazione tra realtà indipendenti legate alla musica e ad altre espressioni creative (radio, giornalismo, moda, per citarne alcuni).

Handmade loves nature
L’associazione Handmade si impegna attivamente nel rispetto dell’ambiente e della natura, con un’attenzione particolare all’uso di materiali eco-compatibili e riciclabili e tentando di ridurre al minimo la produzione di rifiuti. A questo proposito, e volendo aggiungere ulteriore valore al progetto del Festival, a partire dalla settima edizione si è deciso di coinvolgere artisti, musicisti, grafici, ecc…, per “disegnare” la veste grafica del bicchiere riutilizzabile del festival (in foto) creando una limited edition da collezione. Nell’area di un evento, la quantità di residui per m², usando i bicchieri riutilizzabili, è praticamente pari a zero, mentre con i bicchieri monouso il residuo può essere 6, 9 e fino a 12 volte più alto!

>> Link: handmadefestival.it

 

Didascalia: Giovanni Papalato mostra la copertina dell’album, Music Grecque di Pierre & Bastien.

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