Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 11, 2019

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 36)

Taglio dei tassi e spesa per la ripresa

Abbiamo avuto modo di illustrare, negli scorsi numeri della nostra Rivista, la situazione economica che attualmente stanno vivendo il nostro Paese, l’Eurozona e il mondo intero. Situazione certamente non brillante a causa anche delle tensioni e dei rischi geopolitici che si stanno verificando, tanto che si parla spesso di recessione alle porte. Il paese maggiormente interessato è oggi la Germania, già locomotiva dell’Europa, ora però afflitta da gravi problemi che condizionano l’intera zona euro. Ed è proprio la realtà dell’Eurozona, più seria del previsto e sempre più in indebolimento, anche rispetto alle aspettative per l’inflazione, che ha spinto la BCE a prendere forti provvedimenti, che vanno dal taglio dei tassi ad alcuni aiuti alle banche, all’acquisto dei titoli di stato senza limiti di tempo. Prima di illustrare in dettaglio le misure intraprese, la BCE ha chiesto agli Stati di fare la propria parte “con una politica di bilancio che dia sostanza alla domanda”. Non si tratta di un sostegno alla revisione del patto di stabilità; al contrario, per la BCE, i Paesi ad alto debito, come l’Italia, debbono continuare sulla strada “delle politiche prudenti”, ma quelli che hanno un maggiore spazio per agire, come la Germania, con un basso debito, dovrebbero utilizzarlo “in maniera efficace e tempestiva”. Le misure di intervento adottate riguardano quindi: il taglio dei tassi d’interesse sui depositi di 10 punti base a –0,50; una nuova ripresa di attivazione del Quantitative Easing (immissione di liquidità sul mercato) per 20 miliardi ogni mese, a partire dal prossimo mese di novembre e senza limiti prefissati sul piano temporale; nuove condizioni più favorevoli per i prestiti a lungo termine alle banche, con l’eliminazione del sovrapprezzo di 10 punti base sul tasso (si tratta di più liquidità a costi bassi a disposizione di famiglie e aziende).
Effetti positivi si potranno avere anche per le grandi imprese, che si finanziano con l’emissione di obbligazioni e che vedranno scendere i tassi di interesse, destinati a restare bassi per molto tempo. Anche le aziende esportatrici potranno beneficiare di un euro più debole rispetto al dollaro, aumentando così le loro esportazioni, mentre il nuovo Quantitative Easing avrà un effetto benefico sui titoli governativi e lo Stato potrà sostenere un minor costo per rifinanziare il proprio debito, in quanto la spesa per interessi diminuirà. Inoltre, è stato affermato che i tassi di interesse della BCE si “manterranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali finché le prospettive di inflazione non convergeranno saldamente su un livello sufficientemente prossimo ma non inferiore al 2%”, che, com’è noto, è la cifra ritenuta da sempre congrua per consumi e crescita. Non è stata una decisione facile da parte della BCE, il cui presidente uscente Mario Draghi conosce bene gli effetti colla­terali di una fase prolungata di politica monetaria accomodante e sa dove possono arrivare. Ma lamentando la quasi inerzia da parte di coloro che non hanno praticato una politica adeguata alle necessità del momento, ha sostenuto che i mi­lio­ni di posti di lavoro creati dal 2013 ad oggi (circa 11 milioni) sono stati, in larga parte, “effetto della politica monetaria, non della politica fiscale”, ora chiamata ad azioni “tempestive ed efficaci”.
Evidentemente il riferimento è rivolto ai Paesi che hanno maggiori disponibilità, come la Germania, ma anche a quelli con alto debito, come l’Italia, invitata da Draghi a consolidare i conti pubblici e a perseguire prudenti politiche in modo da creare le condizioni per permettere “agli stabilizzatori automatici di operare liberamente”.
In piena continuità con Draghi, si è espressa la presidente che gli subentrerà alla guida dell’istituto, Christine Lagarde, la quale ha già lanciato un appello ai Paesi che hanno margini sui conti pubblici, come la Germania, affinché intervengano per scongiurare una recessione. Lagarde ha poi aggiunto che, in caso negativo, non resterà che confermare la politica precedente, tenendo presente che i maggiori responsabili della stessa Germania e dell’Olanda hanno mostrato tiepidezza, per non dire irritazione, soprattutto per l’indicata misura riguardante il Quantitative Easing.
Le misure adottate dalla BCE hanno generato una dura reazione da parte del presidente Trump, il quale, con l’ormai consueta richiesta alla Federal Reserve di abbassare i tassi negli Stati Uniti, ha affermato, secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, che la BCE “tagliando con una mossa repentina 10 punti base, lavora con successo a deprezzare l’euro nei confronti del dollaro forte, e questo danneggia le nostre esportazioni. Loro (i paesi europei) guadagnano ogni volta che emettono debito, mentre noi dobbiamo pagare gli interessi”. A detta dei principali osservatori internazionali, non sono stati ben compresi i veri motivi della reazione presidenziale, a meno che non si voglia nascondere la questione attuale degli USA, che farebbero registrare uno sforamento della spesa pubblica (con aumento del debito pubblico), unitamente al mancato effetto positivo che avrebbe dovuto portare alle imprese la riforma fiscale. In contraddizione, però, con l’indicazione dell’aumento continuo del PIL annuale. Inoltre, l’inflazione, ad agosto, ha fatto registrare un aumento significativo al 2,4%, e cioè un livello giudicato “aureo” dalla FED, che ha sempre esitato a ridurre i tassi di interesse, pur avendo apportato diverse riduzioni fino al 2%. I rapporti conflittuali tra presidenza dello Stato e FED continueranno ad esistere, ma non si può escludere che la questione commerciale tra USA e Cina sia una delle cause, se non la principale, dell’instabilità alla base del rallentamento della crescita globale.
Cosimo Sorrentino

 

Didascalia: Christine Lagarde e Mario Draghi (photo © Ansa).

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