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Eurocarni nr. 10, 2019

Rubrica: Attualità
(Articolo di pagina 38)

L’incognita Brexit nel commercio internazionale

UK ed Europa sono da sempre partner commerciali legati a doppio filo anche nel settore agroalimentare

Il divorzio del Regno Unito dall’UE è caratterizzato da continui colpi di scena nel contesto politico della Gran Bretagna. Il rapporto della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo sviluppo (Unctad) ha recentemente sottolineato che una Brexit senza accordo costerebbe alla Gran Bretagna oltre 16 miliardi di dollari di mancato export verso l’Unione Europea. Ma tutto ciò che cosa significa? Certamente un pesante contraccolpo per il comparto agricolo britannico, che oggi esporta 2/3 della sua produzione nel vecchio continente, importando dallo stesso quasi il 70% tra frutta, verdura, carne e altri generi alimentari. «Da quando il 51,8% dei cittadini britannici si è espresso per il leave più di tre anni fa, ci siamo interrogati molto sul potenziale impatto che il commercio di prodotti agricoli avrebbe potuto subire a breve e a lungo termine», ha recentemente dichiarato alla stampa di settore Jeff Martin, responsabile AHDB Beef & Lamb — ente di promozione della carne inglese — per il mercato italiano. «Il comparto bovino e ovino, che noi rappresentiamo insieme a quello dell’orticoltura, sono in particolare i settori che potenzialmente potrebbero essere più colpiti da una Brexit senza accordo».
Le carni hanno sempre rappresentato una parte fondamentale del commercio fra l’Europa e i Paesi d’Oltremanica in entrambe le “direzioni”: l’UK è un mercato di sbocco importante per gli allevatori europei, così come un grande allevatore di bestiame. Basti pensare che nel 2015 il Regno Unito si è classificato come il terzo più grande produttore bovino e il primo produttore ovino di tutta Europa. Tra il 2013 e il 2017 l’Inghilterra ha esportato una media di oltre 84.000 tonnellate all’anno di carne bovina fresca, pari ad un valore di 373 milioni di sterline circa. Durante questo periodo l’export verso l’UE ha rappresentato in media l’82% del totale. Irlanda, Olanda, Francia e Germania sono i principali paesi che hanno acquistato manzo britannico. Sul fronte ovino, nello stesso quinquennio, la media delle esportazioni è stata di quasi 100.000 tonnellate annue, pari ad un valore di 392 milioni di sterline.
Ancora una volta l’Europa è stata la principale destinazione, con una media dell’89% delle esportazioni britanniche complessive. Francia e Germania sono stati i principali destinatari dei prodotti provenienti dall’UK. «Dati i numeri così importanti per le esportazioni di manzo e ovino britannici verso l’EU, la prospettiva del no-deal non è mai stata ignorata in Ahdb», ha rimarcato Martin.
«Abbiamo lavorato da subito per aumentare la consapevolezza del potenziale impatto che lo scenario peggiore potrebbe avere sui nostri comparti di beef e lamb». Se sulle carni di provenienza britannica venissero applicati i dazi doganali di un Paese Terzo, infatti, le esportazioni subirebbero un pesante arresto. Le tariffe applicate potrebbero essere molto alte, tanto quanto il costo del prodotto stesso, se non addirittura di più. Inoltre, aumenterebbero anche i controlli veterinari, alle dogane e i costi di trasporto. Questo ridurrebbe la competitività delle carni made in UK. Non da ultimo, una hard Brexit porterebbe alla perdita di 32.000 posti di lavoro. Anche sul fronte delle importazioni gli scenari cambierebbero radicalmente, impattando in modo significativo su tutti i mercati europei, sia in volume che in valore.
La Gran Bretagna è un grande mercato per i 27: l’Irlanda, principalmente per le carni di manzo, e la Danimarca, per la carne suina, sarebbero i paesi più penalizzati. Anche l’Italia figura fra i top five esportatori di carne bovina in UK. «Il risultato più auspicabile per tutti gli operatori del settore, britannici ed europei è sicuramente quello di un accordo che garantisca un commercio fra i due blocchi alle stesse condizioni esistenti ora» ha concluso Martin.
Non resta che seguire gli sviluppi nell’auspicio che l’hard Brexit sia evitata.

 

Altre notizie

Al via una nuova stagione dell’Agnello gallese Igp in Italia

L’Agnello gallese Igp è pronto per una nuova stagione sul mercato italiano. Nonostante l’incertezza legata al tema Brexit, il 2019-2020 si preannuncia come un anno già ricco di importanti novità, a conferma che la carne ovina made in Wales è sempre più apprezzata dai consumatori e dai professionisti del settore. La ripresa delle esportazioni coincide con un momento delicato per la vita politica dell’UK, ma la situazione non spaventa i rappresentanti del comparto zootecnico d’oltremanica. «Regno Unito ed Europa sono da sempre partner commerciali, anche nell’agroalimentare. Una Brexit no deal non gioverebbe né alla Gran Bretagna né all’UE», ha affermato Jeff Martin, responsabile per il mercato italiano di HCC, l’ente promotore delle carni rosse gallesi. «Siamo pertanto fiduciosi che arriveremo ad un accordo». Il parlamento di Westminster ha da poco approvato una legge anti no-deal, costringendo Boris Johnson a chiedere una proroga della Brexit fino a gennaio 2020, una decisione che ha trovato d’accordo anche il Parlamento europeo. «La pressione sul Primo Ministro per arrivare all’accordo è ora così grande che dovrà fornirne una soluzione positiva a medio termine — precisa Martin — e questo garantirà le esportazioni del Regno Unito per almeno due anni». Nel 2018 le esportazioni di Welsh Lamb e Welsh Beef hanno contribuito per 187,6 milioni di sterline all’economia gallese, in gran parte concentrate nel periodo settembre-dicembre data la stagionalità della carne ovina, vero fiore all’occhiello del comprato zootecnico del Galles. Durante la prima settimana di novembre dello scorso anno, circa 37.000 carcasse di agnello dal sono state esportate dal Galles all’UE. Oltre un terzo della produzione gallese di carne ovina e circa un ottavo di quella bovina sono destinate all’estero, con i paesi della Comunità europea che rappresentano oltre il 90% del commercio. «HCC ha lavorato duramente negli ultimi anni per ottenere l’accesso a nuovi mercati, con notevoli successi in Asia e Medio Oriente, ma è irrealistico pensare che questi nuovi sbocchi possano sostituire le relazioni commerciali con l’Europa» continua Martin. «Anche quest’anno i consumatori italiani potranno trovare l’Agnello gallese Igp nei principali supermercati d’Italia, nelle macellerie di fiducia e nei menù di molti ristoranti. La stagione dell’Agnello gallese inizia a settembre e prosegue fino alla fine dell’anno: la qualità che offriamo è sempre la stessa, ormai riconosciuta da molti estimatori. Una garanzia di gusto, tenerezza e provenienza che non ha eguali». In Galles, infatti, gli ovini crescono in armonia con l’ambiente circostante e si riproducono nei tempi previsti dalla natura: nascono nella stagione estiva, quando trovano molta acqua fresca e abbondanti prati rigogliosi che li nutrono in abbondanza e, in questo modo, vivono alimentandosi con il cibo che la natura ha da sempre previsto per loro. Il risultato è una carne gustosa, saporita e tenera che ha saputo conquistare con semplicità i consumatori di tutta Italia.

>> Link: www.agnellogallese.it

 

Didascalia: manifestanti anti Brexit. Il premier Boris Johnson ha recentemente dichiarato che Londra uscirà dall’Unione Europea «come farebbe Hulk», il supereroe della Marvel. «Più si arrabbia, più Hulk diventa forte. E riesce sempre a fuggire, non importa quanto sembra imprigionato. Lo stesso vale per questo Paese» (photo © ink drop – stock.adobe.com).

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