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Eurocarni nr. 10, 2019

Rubrica: Meat blogger
Articolo di Laganga A.
(Articolo di pagina 114)

Tendenze meat? La parola a Meatopia 2019

Anche quest’anno il vostro butcher non ha potuto farne a meno. Essere presenti al Meatopia di Londra è diventata un vera e propria “fissa”, una voglia spasmodica da saziare alla scoperta delle tendenze carnivore tra artisti carnivori, con la presenza di alcuni dei migliori chef al mondo. Prima, però, facciamo un passo indietro per chi ancora non sapesse di cosa stiamo parlando.

Cos’è Meatopia?
Fondata negli Stati Uniti dal grande Joshua Ozersky, pace all’anima sua, e portata nel Regno Unito dallo chef Richard H. Turner, Meatopia è un Festival della carne di alta qualità e di provenienza etica, cucinato su legno e carboncino. Un week-end d’amore per Carne, Bevande, Fuoco e Musica, diventato oramai leggendario tra tutti i veri carnivori amanti del cibo. Giunto alla sua settima edizione, ogni anno l’organizzazione ha un solo obiettivo: stupire i partecipanti. E vi preannuncio che ci sono riusciti. Perché, che tu sia un veterano del Tobacco Dock o un principiante, avrai per tutto il tempo gli occhi spalancati per l’euforia... e il fumo.

Il mio Meatopia
Meatopia è un posto dove lasciare i preconcetti all’entrata e provare qualcosa di nuovo: che si tratti di uno chef che non avete mai sentito nominare prima o di un ingrediente a voi sconosciuto, poco importa. Se varcate quel cancello, vi dovrete buttare! Per me era la seconda volta davanti a quell’ingresso di ferro. Interminabili i minuti passati ad aspettare dietro la transenna che divide il sacro dal profano (siamo nel paese delle code d’altronde…). Un secondo anno sicuramente vissuto con emozioni nuove. Non più con quell’ansia sana dell’ignoto, quella della prima volta, insomma, che ti fa vivere l’esperienza in modo diverso, un po’ da incoscienti. Con quello sfarfallio da “amore di terza media” nello stomaco. Memore dell’anno scorso, avevo con me una pianificazione ben fatta. Il mio obiettivo? Vivermela a 360°, per carpire quale fosse la tendenza del momento raccontata dai migliori chef carnivori mondiali. Solo i migliori protagonisti del panorama gastronomico del momento — anche se per molti di noi magari sono totalmente sconosciuti —, hanno infatti il privilegio di poter prendere parte al round up di Meatopia UK. Tanto per citarne alcuni, quest’anno era presente la leggenda del London street food Edgar Wallace, famoso per le proposte di cucina cinese eseguite sulla parte posteriore della sua bicicletta. Per non parlare dell’hamburger pop up di Rosita Deluxe, conosciuta in tutte la strade di Singapore. Senza dimenticare Killian Crowley, Jon Parry di The Mash Inn, nuovo arrivato nella lista dei National Restaurant Awards. Insomma, ovunque ci si giri, la certezza è quella di scoprire sempre qualcosa di nuovo ed eccitante. Il Tobacco Dock era gremito come le edizioni passate, anzi, forse quest’anno era persino più affollato: pensate che per mangiare dai “più gettonati” occorre fare file anche di 25 minuti. Ma qui il tempo passa in modo differente. Le persone sono in perfetta convivialità. E aspettare mentre una street band suona i motivetti più in voga del momento rende il tutto più piacevole. Poi finalmente arrivi lì, davanti agli chef affumicati che con velocità cercano di darti il meglio senza farti aspettare troppo. Sapori, colori, profumi che ti inebriano mentre attendi di capire cosa stai per assaggiare. Perché certi ingredienti nemmeno li conosci e quindi non sai cosa aspettarti veramente da quel primo morso che attendi con l’acquolina in bocca. Poi tocca a te: «Hi friend» —, sì perché qui siamo già tutti amici —, ci si stringe la mano, ci si fa un selfie veloce e io mi ritrovo senza tante cerimonie ad entrare in possesso del piatto preparato appositamente per me. Lo guardi, lo fotografi, lo annusi e… gnam: da lì in poi capisci che volare a Londra per vivere quell’emozione valeva ogni singolo risparmio investito.

Pulled, kebab and burger
Ma arriviamo al nocciolo della questione. Cosa avranno mai proposto i blasonati chef carnivori quest’anno? Almeno per il venerdì sera che ho vissuto, un filo conduttore direi di averlo trovato. Potrei raggruppare le 20 proposte della serata in tre grandi gruppi: oltre la metà dei piatti (quindi un buon 60%) era composto da carni sfilacciate, quindi da tagli anatomici cotti lentamente al BBQ, in low-and-slow, e “pullati” prima di essere impiattati con salse e verdure, magari in mezzo ad una tortillas di mais cotta rigorosamente a legna. Il 30%, invece, è stato dedicato alle cotture kebab, ovvero strati di carne di ogni genere, agnello, maiale, manzo o addirittura miste, infilzati in lunghi spiedi e fatti ruotare vicino al fuoco per una cottura davvero squisita e succulenta.
Ma non vi immaginerete mai a chi attribuiremo il resto delle proposte. Una minoranza che, però, ci crediate o no, ha riscosso la maggior preferenza del pubblico. Interminabili le file davanti a quei banchetti, con i partecipanti all’evento disposti ad attendere un panino anche per oltre un’ora. E vi dirò di più: alcuni di questi chef avevano già terminato la materia prima dopo solo un’ora e mezzo di servizio. Il vincitore del Meatopia 2019 va quindi alla proposta Burger. Semplice carne macinata, magari una simil-polpetta di manzo schiacciata, con cipolle fritte e sottaceti, tutto dentro ad un panino di patate dolci (beef patty, fried onion in a potato bun with pickles). Sono rimasto incredulo nel vedere la calca di gente di fronte al cartello di “Jeff Claudio & Andrei Soen” di Singapore con l’umile scritta “The Classic Cheese Burger”. E penso che questo debba essere spunto di grande riflessione per noi addetti al servizio food. Noi che ogni giorno ci scervelliamo per andare a creare l’innovazione o la fusion più originale tra ingredienti che neppure con la colla potrebbero restare uniti per ottenere un sapore decente. Ciò che ho visto e vissuto a Meatopia 2019 è la conferma che a vincere spesso è proprio la semplicità del prodotto. Un conosciutissimo, ultra copiato e spesso denigrato burger sarà sempre una pietra miliare e un simbolo intramontabile del mondo carnivoro italiano e mondiale. Quello che sono riuscito a trarre da questa esperienza, insomma, va nella direzione del ribadire il concetto che l’unica vera innovazione sta nel riscoprire e, magari, soltanto riproporre in modo differente, la tradizione gastronomica autentica.

Novità: Meatopia per l’ambiente
Quest’anno anche l’organizzazione ha giocato a favore dell’ambiente. Tutto il monouso di plastica presente nelle edizioni precedenti è stato eliminato per fare spazio a materiali riciclabili o comunque di basso inquinamento come in bamboo o la cellulosa. Persino le bevande dei bar venivano servite in bicchieri di plastica riciclabili, acquistabili con un piccolo contributo di 1$ alla prima bevuta e ricaricati per le seguenti consumazioni. Insomma, un piccolo gesto ben condiviso dal pubblico per cercare di combattere un’inutile spreco di plastica. Spero di essere riuscito a farvi provare anche se solo per qualche secondo cosa significhi Meatopia e magari essere riuscito anche ad invogliarvi a partecipare il prossimo anno. Sia chiaro, non ho una percentuale eh! Aspetto invece i vostri commenti sulla pagina facebook di @Maremma Che Ciccia. Alla prossima avventura!
Andrea Laganga

>> Link: www.facebook.com/maremmacheciccia

 

Didascalia: Andrea Laganga e Jonathan Parry, chef del londinese Bistro Union.

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