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Eurocarni nr. 10, 2019

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 42)

Frenata della Germania e ripercussioni per l’Italia

A fine agosto, senza attendere la fine delle vacanze estive, l’OCSE ha fornito dati importanti sull’andamento dell’economia dei Paesi ad essa aderenti, definendo una situazione di chiaro rallentamento. Si registra infatti una riduzione della crescita del PIL complessivo dell’area dei predetti Paesi, passato dallo 0,6% dei primi tre mesi dell’anno allo 0,5% del secondo trimestre, e questa frenata che potrebbe accentuarsi ancora di più a causa della situazione politica piuttosto tesa tra Stati Uniti e Cina. L’Italia, come aveva preannunciato l’Istat a luglio, ha registrato, nel secondo trimestre dell’anno, una crescita zero sia rispetto al trimestre precedente che rispetto allo stesso periodo del 2018. Particolare riferimento va fatto ai Paesi aderenti al G7, che, pur riportando l’incremento medio dell’1,6%, lo stesso dell’area OCSE, vedono Germania e Regno Unito nettamente sulle peggiori posizioni tra primo e secondo trimestre di quest’anno, e cioè: –0,2% (da +0,5%) per il Regno Unito, –0,1% (da +0,4%) per la Germania. Una decelerazione, ma più moderata, viene rilevata se si guarda l’andamento su base annua, che rileva il rallentamento dei Paesi dell’OCSE dall’1,7% all’1,6% tra i due trimestri di quest’anno. Tra le sette economie principali, gli USA hanno messo a segno la crescita annuale migliore (2,3%), mentre l’Italia ha fatto registrare quella più contenuta (zero); anche la media della UE (1,3%) e di Eurolandia (1,1%) sono migliori rispetto al nostro Paese.
In merito all’andamento dell’economia globale, pesa lo stato di salute della Germania, dalla quale continuano ad arrivare segnali negativi, con riflessi concomitanti anche per il nostro Paese, dipendente molto dalle esportazioni. Secondo accreditati osservatori, responsabile della frenata dell’economia tedesca sarebbe il suo commercio con l’estero: nel secondo trimestre 2019 le esportazioni di merci e servizi sono infatti diminuite in misura maggiore rispetto alle importazioni; il consumo privato invece è aumentato e gli investimenti nel settore edilizio, dopo un forte aumento avvenuto all’inizio dell’anno scorso, sono calati durante l’inverno.
A sostenere l’economia tedesca è stato il forte aumento dei consumi alla luce della contenuta disoccupazione e dei bassi tassi d’interesse, che, ovviamente, non invogliano al risparmio. D’altra parte, l’industria tedesca ha risentito del raffreddamento dell’economia mondiale, dei pericoli causati dai rapporti commerciali USA-Cina e dalle incertezze collegate alla Brexit. Per di più, nell’industria automobilistica ha probabilmente pesato il cambio strutturale dovuto all’elettromobilità. Per tali motivi, secondo gli esperti, la ripresa della congiuntura per il prosieguo dell’anno si presenta a rischio e le prospettive favorevoli, riguardanti soprattutto l’industria, sono considerate in diminuzione. Il governo tedesco ha infatti di recente stimato una crescita dello 0,5% per il 2019 contro l’1,5% del 2018, ma il PIL nell’Eurozona è leggermente cresciuto nel secondo trimestre di quest’anno rispetto al primo (0,2% secondo i dati Eurostat).
Il timore di una recessione, alimentata da sfavorevoli dati economici, ha indotto una parte dell’attuale governo ad esercitare una spinta su Angela Merkel affinché non si tenga più conto della regola del pareggio di bilancio che, secondo chi scrive, difficilmente verrà attuato, tenuto conto dell’inflessibilità finora dimostrata sulla rigidità del bilancio.
Ma la situazione tedesca non può far piacere all’Italia, per le forti ripercussioni che ne derivano. Infatti, il volume dell’interscambio commerciale tra i due Paesi, già sostenuto, ha fatto registrare un ulteriore aumento nel 2018, raggiungendo il massimo storico di 128 miliardi di euro (+5,4% rispetto al 2017).
Secondo i dati Istat, nel 2018 le esportazioni ita­liane verso la Germania hanno raggiunto 58,1 miliardi di euro, mentre il valore delle importazioni si è attestato a 70,3 miliardi di euro (+6,8% rispetto al 2017); la Germania ha così confermato la posizione di primo partner commerciale per l’Italia consolidando il netto distacco dal secondo posto, occupato dalla Francia con 85 miliardi di euro. Tra i partner della Germania il nostro Paese ha guadagnato la quinta posizione, scavalcando il Regno Unito.
Ciò detto, pur registrando in un contesto mondiale una fase di rallentamento (anche se non si tratta di crisi globale, come ritenuto da molti esperti e commentatori), più preoccupante appare la congiuntura in Europa, specialmente per quanto riguarda la Germania, come detto, e la situazione del Regno Unito, dove l’economia è entrata in segno negativo.
Fonte di preoccupazione viene nutrita anche dalla BCE, secondo la quale serve “un grado significativo di stimolo” e “una politica monetaria altamente accomodante ancora a lungo”, facendo intravedere la necessità del perseguimento dell’inflazione prossima al 2% con i tassi che resteranno sui livelli attuali (o inferiori) almeno fino a metà 2020, e, se necessario, anche riaprire il Quantitative Easing, tenendo conto della situazione del settore manifatturiero, di fatto in recessione, trascinato al ribasso dalla citata contrazione tedesca e dalle difficoltà italiane.
Per quanto riguarda in particolare l’Italia, alla vigilia di una complicata manovra di bilancio, è necessario avviare un proficuo  percorso di crescita, ma con un programma basato su un’impostazione complessiva di politica economica in modo da indirizzare concretamente le risorse disponibili verso obiettivi che non siano di ragione elettoralistica, altrimenti difficilmente riusciremo a portare il Paese verso una costante, se pur lenta, ripresa.
Cosimo Sorrentino

 

Didascalia: i dati definitivi di fine agosto hanno confermato che la locomotiva d’Europa ha innestato la retromarcia nel secondo trimestre dell’anno, gettando un’ombra su tutto il continente, Italia in primis.

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