Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 10, 2019

Rubrica: Lettere alla Redazione
(Articolo di pagina 30)

Informazioni obbligatorie al consumatore nell’ambito della ristorazione

Informazioni obbligatorie al consumatore nell’ambito della ristorazione
Preg.mo collega, premesso che seguo e apprezzo ogni tuo articolo sulle riviste di settore, tutti utilissimi per il nostro lavoro quotidiano, mi permetto di disturbarti per chiederti delucidazioni in merito alle informazioni obbligatorie da fornire ai consumatori nell’ambito della ristorazione — attraverso menu, registri, ecc… — per la somministrazione di alimenti “non preimballati” secondo le nuove definizioni. Ritengo fuor di dubbio inserire nei menu, o altro sistema documentato, le informazioni riguardanti la denominazione di vendita o commerciale (es. pizza margherita), la lista degli ingredienti in ordine decrescente (es. ingredienti: farina 00, mozzarella, pomodoro, olio, sale, ecc…), con specifica degli allergeni eventualmente presenti, e l’informazione relativa ad eventuale scongelamento del prodotto. Rimango in attesa di una tua illuminante risposta in merito, se possibile citando le norme di riferimento. Grazie.
E-mail firmata

La risposta al quesito
Il Regolamento (UE) n. 1169/2011 non prevede, per i prodotti alimentari preimballati, obblighi in materia di etichettatura, fatto salvo l’unico obbligo di indicare gli allergeni presenti (art. 44). Gli Stati Membri possono comunque adottare disposizioni nazionali per l’etichettatura dei prodotti non preimballati. In Italia l’intervento normativo nazionale è avvenuto con il Decreto Legislativo 15 dicembre 2017 n. 231, che stabilisce l’obbligo di indicazione di:

  • denominazione del prodotto;
  • elenco degli ingredienti;
  • modalità di conservazione per i prodotti rapidamente deperibili, se necessario;
  • data di scadenza per paste fresche e paste fresche con ripieno;
  • titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande con contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume;
  • percentuale di glassatura, considerata tara, per gli alimenti congelati glassati;
  • la designazione “decongelato” per i prodotti in tale stato.

Le attività di ristorazione rientrano nella definizione di “collettività” fornita dall’art. 2, paragrafo 2, lettera d), del Regolamento: “collettività: qualunque struttura (compreso un veicolo o un banco di vendita fisso o mobile), come ristoranti, mense, scuole, ospedali e imprese di ristorazione in cui, nel quadro di un’attività imprenditoriale, sono preparati alimenti destinati al consumo immediato da parte del consumatore finale”.
Le indicazioni obbligatorie di cui sopra sono stabilite dall’art 19, punto 1, del DLgs. 231/2017 per i “prodotti alimentari offerti in vendita al consumatore finale o alle collettività senza preimballaggio, i prodotti imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore, i prodotti preimballati ai fini della vendita diretta, nonché i prodotti non costituenti unità di vendita ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera e), del regolamento in quanto generalmente venduti previo frazionamento ancorché posti in confezione o involucro protettivo, esclusi gli alimenti di cui al comma 8 forniti dalle collettività”, mentre per questi ultimi, ai sensi dello stesso art. 19 comma 8, è obbligatoria l’indicazione degli allergeni di cui all’Allegato II del Regolamento.
Pertanto, per gli alimenti non preimballati somministrati nell’ambito della ristorazione al consumatore finale (pietanze servite ai clienti), è obbligatoria solamente l’indicazione degli allergeni, di cui all’elenco fornito dall’Allegato II del Regolamento n. 1169/2011 (nell’esempio della pizza margherita fatto dal collega: farina di grano 00 — in quanto derivato di cereali contenenti glutine — e mozzarella — in quanto prodotto a base di latte —, da fornire ai clienti nel menu o con sistemi documentati alternativi secondo procedure definite dall’OSA, anche considerando quanto riportato nelle circolari ministeriali successive al Regolamento, mentre non sono obbligatorie altre indicazioni nel menu, tra cui l’elenco completo degli ingredienti che resta facoltativo.
Resta implicita la necessità di indicare la denominazione della pietanza per poterla mettere in correlazione con gli allergeni presenti; inoltre, deve essere indicato l’eventuale stato del prodotto “decongelato” per garantire al cliente una corretta informazione merceologica e non incorrere in provvedimenti per frode nell’esercizio del commercio (art. 515 del codice penale) o tentata frode se la consegna non si è ancora concretizzata (art. 56 c. p.), vale a dire se nel menu non è indicato che il tale prodotto è decongelato inducendo il cliente a richiederlo credendo che sia fresco.
Dott. Marco Cappelli
Tecnico della Prevenzione
Azienda Sociosanitaria Ligure 5 La Spezia

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