Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 1, 2019

Rubrica: Razze
Articolo di Fumarola V.
(Articolo di pagina 96)

Ettore Rio, il custode della pecora Cornigliese

Il pastore di Monchio delle Corti da oltre cinquant’anni si dedica con amore alla razza originaria dell’Appennino tosco-emiliano e dal 2009 è impegnato in un progetto di recupero della specie

È una doppia vita quella di Ettore Rio, proprietario di un ne­gozio di serramenti e allo stesso tempo allevatore custode della pecora Cornigliese, razza autoctona dell’Appennino tosco-emiliano, Presidio Slow Food dal 2018, di cui oggi si contano all’incirca 1.000 capi. La passione di Ettore nasce molti anni fa: fin da bambino seguiva i pastori del suo paese in provincia di Parma, Monchio delle Corti, ogni volta che portavano al pascolo gli ovini locali. Li accompagnava, li ascoltava, li osservava con attenzione, fino al giorno in cui ha deciso di acquistare un gregge tutto suo. All’inizio, però, la vita da pastore è andata avanti tra alti e bassi, tra duro lavoro e lunghe interruzioni. «Prima il militare, poi altre esperienze lavorative mi hanno allontanato dalle mie pecore, delle quali, però, non mi sono mai dimenticato» confida Ettore. «Così, nel 2008, dopo un’attenta riflessione, ho deciso di acquistare nuovamente un gregge e di impegnarmi nel recupero della pecora Cornigliese, allora in via di estinzione. Nel 2009, ho preso parte a un progetto della Provincia e del Parco Regionale, che proprio in quell’anno dava il via al rilancio della razza ovina Cornigliese. Da allora vanto felicemente due professioni». Ma facciamo il punto sulla storia, sulle caratteristiche e sullo stato attuale della specie.

La razza
L’origine di questi ovini risale alla metà del Settecento, quando i Borbone, che governavano Parma, fecero incrociare pecore locali con la pregiata razza spagnola Merinos per migliorare la qualità della lana. All’inizio del Novecento, invece, per spingere la pecora Cornigliese verso una maggiore produzione di carne, sono stati effettuati incroci con gli arieti bergamaschi. In passato si parlava di una razza dalla triplice attitudine, che consentiva la produzione di latte, lana e carne. Oggi, invece, prevale la produzione di carne. La pecora si presenta con un profilo montonino, ovvero con un naso molto pronunciato, e senza corna in entrambi i sessi. Le orecchie sono lunghe, larghe e pendenti, la testa e l’estremità degli arti sono caratterizzati da macchie irregolari nere o marroni. La femmina arriva a pesare tra gli 80 e i 100 kg, il maschio fino a 150 kg.

La carne
«La carne — rivela Ettore — è molto saporita, ma delicatamente aromatica. Non ha un gusto selvatico ed è adatta sia per ricette della tradizione che per piatti creativi». Alcuni esempi? Tra i piatti tipici troviamo lo spezzatino, gli arrosticini, gli hamburger; tra quelli più ricercati la tartara. Ovviamente si tratta di carne di assoluta qualità. Le pecore allevate da Ettore, infatti, non vedono mai la stalla. «Ho un gregge transumante che si nutre prevalentemente di erba naturale» confida l’allevatore. «Non uso mangimi e anche quando nevica integro l’alimentazione delle pecore, che mangiano sempre all’aperto, con il foraggio».
Il suo gregge conta ormai 600 capi, ma gestire tutto in autonomia è davvero complicato. Così il pastore di Monchio delle Corti si fa aiutare da due giovani ragazzi rumeni, ai quali sta insegnando il mestiere. «Ho diviso il gregge in due gruppi da 300 esemplari per poterlo dirigere al meglio. Sarebbe quasi impossibile, infatti, far spostare le pecore tutte insieme. Per non parlare della burocrazia! Ogni paese che attraversiamo richiede un permesso. I contadini, invece, sono più flessibili: ci lasciano pascolare in terreni incolti o che non usano più. In estate il gregge pascola nelle zone più alte della provincia come Monchio, Schia e Lagrimone. Quando fa freddo le spostiamo in zone più accessibili e riparate come Barbiano, dove ho una stalla».
E per chi vuole degustare questa pregiatissima carne? «Per la macellazione mi affido alla macelleria Le Carni (www.lecarni.com) di Langhirano» specifica Ettore. «Entrambi abbiamo aderito al progetto della provincia: io mi occupo dell’allevamento, loro della lavorazione delle carni e della vendita».
Veronica Fumarola

 

Didascalia: Ettore Rio col suo gregge, che conta ormai 600 capi.

Photogallery

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.