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Eurocarni nr. 1, 2019

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 34)

Legge di bilancio e problemi connessi

Siamo in piena battaglia per definire la legge di bilancio, la cui approvazione dovrà essere attuata entro il 31 dicembre*. L’articolazione della legge viene, come noto, fondata sui seguenti dati: 37 miliardi, il costo complessivo della manovra; 1,5% la crescita del PIL attesa per il prossimo anno; 2,4% il rapporto deficit/PIL. Numeri risultati subito indigesti a Bruxelles poiché, si sostiene, violano le regole europee e, al di là delle valutazioni politiche dei vari commissari, sono stati contestati nel parere che la Commissione UE ha notificato all’Italia. La manovra è giudicata “troppo assistenzialistica”, “molto ottimista” dal lato della crescita e “completamente sballata” per i 22 miliardi in più di debito (+0,8%).
Una partita rivelatasi subito lunga e non priva di colpi di scena perché la UE ha scelto di percorrere la strada dell’infrazione sul debito, la più dura per l’Italia, tenuto conto dell’alto debito pubblico esistente. Il nodo da sciogliere appare chiaro: Bruxelles chiede che l’Italia rispetti l’impegno a non alzare deficit e debito e che scriva, nei suoi piani, una cifra più bassa rispetto allo 0,8% di PIL di aumento del deficit indicato nel progetto finanziario in discussione.
La contestazione al nostro Paese era partita già nel 2017, con la regola del debito che risultava già non rispettata, ma si riferisce alle scelte politiche dell’attuale governo. Nel 2017, infatti, la posizione italiana risultava giustificata dal fatto che, comunque, veniva perseguito l’obiettivo dell’avvicinamento al pareggio di bilancio attraverso la riduzione del deficit. Nel luglio 2018 il Consiglio europeo aveva raccomandato di mantenere questa linea e di proseguire il percorso delle riforme; ora la Commissione UE ritiene che suddetta raccomandazione non sia stata rispettata, poiché il disavanzo strutturale non si ridurrà ma crescerà e sono stati messi in atto alcuni provvedimenti che mostrano “inosservanza grave delle regole”.
Il governo italiano, al momento, ha reagito piuttosto duramente, manifestando la volontà di cambiare la rigidità europea, ancorata a principi che non hanno consentito finora quella crescita sempre auspicata. Dopo un duro batti e ribatti si è comunque cominciato a parlare di “rimodulazione” dei numeri innanzi indicati, ipotizzando uno slittamento in avanti delle due riforme particolarmente sensibili per la Commissione, cioè il reddito di cittadinanza e le pensioni, anche per evitare la procedura per violazione delle regole di riduzione del debito, regole che si possono «rispettare con flessibilità ma devono essere rispettate», come sostiene il commissario Moscovici.
La partita insomma è solo all’inizio, ma il tempo a disposizione non è molto per evitare che la Commissione UE scriva alla Commissione dei Ministri finanziari un giudizio senza appello, in grado di produrre posizioni nette, contrarie anche da parte di governi ancora più rigidamente attestati su posizioni non favorevoli al nostro Paese.
È necessario arrivare ad un accordo, tenendo anche presente le nuove incertezze dell’economia mondiale, le quali, quasi certamente, hanno portato il presidente della BCE a confermare le precedenti decisioni nei confronti dell’acquisto dei titoli e della politica dei tassi d’interesse, mettendo le mani avanti riguardo ad un eventuale proseguimento delle stesse misure, che dovrebbero cessare alla fine del 2018.
Si intravede in tale atteggiamento la consapevolezza che siamo entrati in una nuova fase dell’economia mondiale, nella quale l’incertezza sta assumendo un ruolo dominante. Infatti, nel terzo trimestre 2018 anche l’economia europea è entrata in zona negativa, con una pesante caduta in Germania dove il PIL ha registrato una diminuzione dello 0,8% su base annuale, il dato peggiore degli ultimi cinque anni. Brusca anche la contrazione dell’economia giapponese e non si esclude anche in Cina un andamento dei consumi più basso rispetto al previsto. Per fortuna fa eccezione la situazione degli Stati Uniti, che continua a crescere ad un ottimo 3,5% di PIL su base annua, anche se bisogna tenere presente la durata di tale crescita, a causa dell’elevato deficit del bilancio pubblico, e il permanente passivo della bilancia commerciale, nonostante l’imposizione dei dazi contro la Cina.
Tanto premesso, pur non volendo sottolineare che si tratta di crisi mondiale, si deve pur ammettere che è in atto una fase nuova, che deve essere considerata e tenuta presente sia dalla UE che dal nostro Paese, il quale, oltre ad essere alle prese con i problemi citati per la definizione del bilancio 2019, si trova a vivere anche una non ben definita situazione sul piano politico.

Nota
* La Rivista viene mandata in stampa prima di questa data.

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