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Eurocarni nr. 1, 2019

Rubrica: Attualità
Articolo di Guidi G.
(Articolo di pagina 28)

BRC, novità all’orizzonte

La certificazione volontaria BRC è uno degli strumenti più validi per le imprese alimentari che si rivolgono alla Grande Distribuzione Organizzata. Rappresenta un ottimo biglietto da visita e, talvolta, è specificamente richiesto dal cliente, come condizione per avviare un rapporto di lavoro. Lo standard è redatto dal British Retail Consortium, a cui sono associati i maggiori rivenditori britannici, e nasce allo scopo di tutelare i retailer, definendo rigidi criteri di qualifica e selezione dei propri fornitori, imponendo norme di comportamento e buone pratiche nelle fasi di produzione, confezionamento, distribuzione e vendita di alimenti e bevande. Per questo la BRC è altresì una garanzia per il consumatore. Ecco che, seppur volontaria, questa certificazione è pressoché indispensabile per tutte le aziende che vogliono allargare il proprio mercato e vendere i prodotti a private label o a marchio proprio e che producono alimenti o ingredienti destinati ad altre aziende alimentari o di ristorazione, tanto più se esportano nel Regno Unito o negli Stati Uniti. Lo standard garantisce inoltre un riconoscimento a livello internazionale e assicura visibilità attraverso il database della BRC. È dunque un ottimo investimento per l’azienda, poiché le impone regole di comportamento che migliorano, nel complesso — e non solo in ambito igienico-sanitario — l’efficienza aziendale, ma è anche apripista verso nuovi mercati, dove ci si presenta con una marcia in più.

 

Modifiche e novità
La BRC nasce nel 1998 e da quella data ha subito ben 8 revisioni, l’ultima delle quali è stata pubblicata nell’agosto scorso ed entrerà in vigore da febbraio. Il nuovo testo può essere scaricato dal sito Brc Partecipate. Le modifiche periodiche rispondono all’esigenza di migliorare costantemente lo standard, adeguandolo a nuove richieste del mercato e nuove norme, e vengono introdotte a seguito di consultazioni con gruppi di lavoro internazionali composti da rappresentanti di produttori, dettaglianti, società di servizi alimentari, organismi di certificazione ed esperti tecnici indipendenti.
Le novità sono diverse e alcune di grande importanza. In certi capitoli compaiono requisiti nuovi su altrettanti temi, mentre, in alcuni casi, certi passaggi che possono apparire come innovazioni complete sono in realtà rafforzativi di concetti o apportano solo maggiori dettagli; in generale è richiesta una maggiore cultura della sicurezza dei prodotti all’interno dell’azienda e l’estensione dei requisiti per il monitoraggio ambientale; inoltre, sono introdotte regole specifiche per apportare maggiore chiarezza ai requisiti delle varie zone e ai relativi e differenti rischi di ognuna di esse. Sono stati introdotti due nuovi capitoli, i numeri 8 e 9.
Un’altra novità riguarda gli stabilimenti di produzione di alimenti per animali da compagnia e il tanto atteso sistema americano del Food Safety Modernization Act (FSMA) che, con il suo Preventive Controls for Human Food, è stato introdotto in questa nuova versione. Ma, in generale, i requisiti previsti dallo standard 8 si possono considerare un’evoluzione di quelli inclusi nella versione precedente, sebbene portino maggior enfasi sul costante impegno della direzione, in tema di sicurezza alimentare, verso tutti i livelli aziendali e la gestione della qualità con l’introduzione — oltre a un sistema HACCP che deve ovviamente essere presente e perfettamente implementato — di un piano  per la sicurezza alimentare.
Una delle modifiche è legata alla gestione dei report a seguito dell’audit. Sarà infatti redatto un documento intermedio fra la sua esecuzione e la conferma della certificazione, per fornire alle aziende una risposta più veloce da poter utilizzare commercialmente nel mercato di riferimento.
La nuova versione si applica agli alimenti lavorati (a proprio marchio e/o a marchio privato), a materie prime o ingredienti utilizzati dai servizi alimentari e dai produttori di alimenti, ai prodotti primari quali frutta e verdura e agli alimenti per animali domestici (pet food), da non confondere, in questo caso, con animali da allevamento o da riproduzione.
È fornita una nuova opzione di audit: quello annunciato, in cui il sito e l’ente terzo di certificazione concordano anticipatamente la data della verifica ispettiva, e quello non annunciato, in cui le date di ispezione non sono comunicate, né concordate fra le parti. Quest’ultima tipologia resta a carattere volontario, mentre è stato eliminato il cosiddetto audit documentale senza preavviso.
Andando per ordine, nel primo capitolo compare un nuovo requisito, che chiama la direzione aziendale a garantire un piano chiaro per lo sviluppo e il miglioramento costante di una cultura della qualità e della sicurezza alimentare all’interno dell’impresa, ovvero la definizione di una serie di attività che possano portare a tutti i livelli aziendali la diffusione e il miglioramento per la sicurezza.
Si dovranno illustrare, dunque, i motivi per i quali gli obiettivi definiti non sono stati eventualmente raggiunti. Questo al fine di individuarne la causa e rimuoverla. Il personale deve essere consapevole della necessità di dover riferire al responsabile incaricato la presenza di eventuali prodotti non conformi o non sicuri, in modo che si possano prendere le misure correttive necessarie. Il personale deve altresì potersi esprimere riservatamente, grazie ad un sistema che consenta, anche anonimamente, di evidenziare anomalie o violazioni per la sicurezza, l’integrità, la qualità o la conformità legislativa dei prodotti. È il capitolo 2 ad introdurre l’adeguamento al FSMA. Seppure non lo faccia in maniera esplicita, compaiono infatti numerosi riferimenti al Food Safety Plan, in aggiunta al programma HACCP, proprio allo scopo, non apertamente dichiarato, di rendere la versione 8 conforme alle richieste della normativa statunitense.
Più in generale, d’ora in poi i documenti in formato elettronico non potranno più essere conservati solo con un semplice back up, ma con sistemi sicuri e modalità di accesso controllate previste in una procedura che descriva documentazione e relativa modalità di gestione.
Saranno 4 gli audit interni obbligatori finalizzati a comprendere: il piano HACCP o piano di sicurezza alimentare e tutte le attività per la sua implementazione; i programmi di prerequisiti; i piani di protezione alimentare e prevenzione delle frodi alimentari; e l’elenco delle procedure implementate per garantire la conformità allo standard.
Maggiore enfasi è altresì data alla valutazione dei fornitori e, di conseguenza, una nuova valutazione del rischio ogni volta che si rilevi una modifica attinente alla materia prima, alla sua trasformazione o al relativo fornitore e quando emerga un nuovo rischio in seguito al richiamo o al ritiro del prodotto che utilizzi una specifica materia prima. In ogni caso, una nuova valutazione è obbligatoria a scadenza annuale, e poi ogni tre anni, e in quell’occasione con un documento che dimostri le considerazioni del caso.
Nella versione 8 è esplicitato che i questionari debbano contenere informazioni su tematiche che riguardano la sicurezza alimentare, la rintracciabilità, il rispetto di un protocollo HACCP e la verifica da una persona che abbia le competenze necessarie per ricoprire un ruolo di controllo.
Dei fornitori l’azienda deve avere un elenco aggiornato o un data base elettronico specifico approvato, che sarà disponibile per il personale coinvolto. Ulteriore dettaglio, questo, che allinea lo standard alla Supply Chain Preventive Control del FSMA, così come è previsto l’obbligo di approvazione di materie prime e di imballaggi. Un nuovo requisito del capitolo 3, quest’ultimo, che precisa altresì che devono essere adottate procedure per garantire che le modifiche approvate sulle materie prime, imballaggi primari inclusi, siano rese disponibili agli addetti al controllo, in modo che venga accettata la corretta materia prima.
Per la ricezione di animali vivi, un nuovo requisito è quello che stabilisce che l’azienda adotti adeguate procedure di ispezione, da parte di personale qualificato, nelle fasi di stabulazione e post mortem, al fine di garantire che le carni degli animali macellati siano adatte al consumo umano.
Maggiori dettagli riguardano i fornitori di servizi, anche al di fuori dello stabilimento, e per i fornitori di processi di trasformazione esternalizzati si richiede che venga fatta un’approvazione basata sulla valutazione del rischio, considerando una serie di fattori ed elementi di valutazione nuovi, per garantire l’adeguata gestione dei rischi per la sicurezza e la qualità dei prodotti e l’esecuzione di processi di tracciabilità efficaci.
Deve inoltre essere predisposta una specifica procedura per il completamento dell’analisi delle cause profonde per le non conformità, allo scopo di impedirne il ripetersi, in particolare quando l’analisi registri un significativo aumento di un tipo di non conformità e si verifichi una non conformità che implichi un rischio per la sicurezza o la qualità dei prodotti.
Anche la tracciabilità viene rivista e si arricchisce del requisito di una specifica procedura documentata che illustri le modalità di funzionamento del sistema di tracciabilità, l’etichettatura e i registri richiesti. Sempre nel capitolo 3, viene introdotto un passaggio sulla valutazione degli attacchi informatici, i possibili incidenti e il malfunzionamento del sistema che può implicare difficoltà per il ritiro e/o il richiamo del prodotto.
Nella sessione 4 invece, oltre ad un rafforzamento della food defence, compare un passaggio su un nuovo requisito, che è relativo al rischio di sabotaggio su specifiche materie prime. In tema di camminamenti sopraelevati, nel caso fossero adiacenti o attraversassero le linee di produzione, sarà necessario progettarli in modo da prevenire la contaminazione di prodotti e linee di produzione, e che siano facili da igienizzare e da sottoporre ad adeguata e periodica manutenzione. Compaiono due nuovi requisiti per il controllo di altri contaminanti fisici da imballaggi di materie prime e relativamente alla gestione delle penne, nelle zone con prodotti aperti.
Sono previste nuove indicazioni per il monitoraggio ambientale che comprendono: progettazione realizzata in modo da garantire un efficace funzionamento; definizione dei limiti di accettabilità delle diverse fasi in riferimento ai fattori di rischio, manutenzione dell’attrezzatura CIP e definizione della relativa procedura, e definizione delle procedure di monitoraggio della pulizia e le relative attrezzature. È in questo capitolo che è previsto l’obbligo di effettuare monitoraggi ambientali basati sulla valutazione dei rischi per la ricerca di eventuali agenti patogeni e organismi di deterioramento. Un nuovo requisito è inoltre l’obbligo di predisporre misure adeguate per prevenire l’entrata di volatili o la loro nidificazione nelle aree di carico e scarico.
In merito agli allergeni, i requisiti rimangono pressoché immutati, sebbene sia stato inserito un passaggio sui cross contact per tutti i casi in cui sia possibile una contaminazione incrociata. Compare fra i requisiti la richiesta di una procedura per tenere sotto controllo gli imballaggi e le etichette obsolete, in modo che possa essere evitato il loro l’utilizzo. Nell’ambito dei controlli del prodotto e i relativi test di laboratorio, il nuovo standard impone azioni più tempestive in caso di esiti sfavorevoli. Per ciò che concerne il capitolo 5 — come anticipato — sono previsti tre nuovi requisiti per le aziende che producono pet food, affinché garantiscano che il prodotto sia sicuro e adatto all’uso a cui è destinato. In generale, in merito all’etichettatura e al controllo della confezione, non ci sono novità di sostanza, ma è richiesto un maggiore controllo per evitare errori; compare pertanto una specifica che chiarisce che le impostazioni e le modifiche dei parametri delle stampanti (lotti, date su etichette, packaging, ecc…) debbano essere fatte solo da personale autorizzato. Nell’ambito di questi controlli, compare un riferimento esplicito alle informazioni sugli allergeni, a cui viene data  grande importanza. Il capitolo 6 introduce una parte importante sul controllo delle impostazioni dei sistemi di stampa, con codici per individuare o scartare i prodotti le cui informazioni non rientrino nelle specifiche. Lo stabilimento deve definire e implementare azioni correttive, laddove si rilevi un malfunzionamento delle attrezzature destinate alla verifica sulla linea produttiva.
Il capitolo 7 sottolinea l’obbligo di formazione per tutti e a tutti i livelli. In particolare, il personale coinvolto nel processo di etichettatura/confezionamento, compresi interinali e appaltatori, deve essere adeguatamente istruito sulle corrette operazioni. È qui che si introduce la richiesta di riferimenti bibliografici, istruzioni operative o procedure per i corsi di formazione eseguiti internamente all’azienda.
La nuova versione dello standard, come anticipato, si chiude con i due nuovi capitoli. Il primo in­troduce la divisione in prodotti ad alto rischio, prodotti ad alto controllo e prodotti ad alto controllo a tempera­tura ambiente nell’area di produzione. Laddove uno stabilimento acquisti e venda prodotti alimentari rientranti nell’ambito di applicazione dello standard, che sono stoccati presso i locali dell’azienda ma non sono prodotti, trasformati o confezionati all’interno dello stabilimento sottoposto a verifica, la gestione di tali prodotti dovrà essere conforme ai requisiti di quest’ultimo capitolo.
Lo standard 8 propone inoltre l’introduzione di nuovi moduli aggiuntivi e volontari per le imprese alimentari, al fine di personalizzare la certificazione in modo più dettagliato, rispetto alle specifiche esigenze di business. Si tratta di moduli che, se richiesti, seguono pedissequamente il destino del resto del processo di certificazione. Tra questi, quelli sulla gestione dei prodotti commercializzati, sulla gestione di materiali per alimentazione animale, il global gap e catena di custodia, la gestione della catena di approvvigionamento delle carni, i prodotti senza glutine (approvato AOECS) e il FSMA (Food Safety Modernization Act).
Guido Guidi

 

Altre notizie

Danish Crown punta all’e-commerce in Cina e si accorda con Alibaba per vendere carni suine fresche per 300 milioni di dollari

Danish Crown ha firmato un accordo di fornitura quinquennale con Win-Chain, la piattaforma di sourcing globale di Alibaba per il cibo deperibile del valore di circa 300 milioni di dollari, che vedrà il produttore danese aumentare di oltre 250 tonnellate a settimana le vendite di carni suine sul mercato cinese. Le carni saranno lavorate nel nuovo impianto di lavorazione (il primo nel paese) di Danish Crown vicino a Shanghai. «È fantastico: in un colpo solo i nostri prodotti saranno resi disponibili sulle piattaforme digitali di Win-Chaine anche nelle catene di supermercati di proprietà di Alibaba in tutta la regione di Shanghai» ha dichiarato Jais Valeur, ceo del gruppo Danish Crown. «I prodotti danesi godono di un’ottima reputazione in Cina e i prodotti Danish Crown vantano già una base di clienti ampia e fidelizzata» ha aggiunto Richard Wang, AD del reparto carni fresche di Win-Chain. «La filiera integrata “From Farm to Fork” di Danish Crown garantisce prodotti di qualità elevata e anche i consumatori cinesi oggi sono più sensibili nell’acquisto alle tematiche legate all’innovazione e alla sostenibilità» (fonte: © World Food Press Agency).

>> Link: www.danishcrown.com

 

Didascalia: la BRC nasce nel 1998 e da quella data ha subito ben 8 revisioni, l’ultima delle quali è stata pubblicata nell’agosto scorso ed entrerà in vigore dal mese di febbraio.

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