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Eurocarni nr. 9, 2018

Rubrica: Speciale Royal Welsh Show
Articolo di Borghi G.
(Articolo di pagina 80)

Royal Welsh Show 2018: Brexit e agnello a colazione

L’uscita del Regno Unito dalla UE si avvicina velocemente e il settore gallese delle carni si trova unito nel chiedere alla politica di trovare una soluzione, un accordo che impedisca quello che rappresenterebbe un completo disastro per allevatori e industria. Il futuro resta un’incognita ma i cambiamenti offrono sempre anche opportunità inaspettate. Parola di Theresa May

In Galles è praticamente l’evento dell’anno, una sorta di richiamo alle origini, alle proprie radici, una celebrazione di quel Welsh pride che risiede con forza nello spirito di ogni abitante di questa regione, a partire dalla sua lingua, ancora viva e parlata comunemente dalla gran parte della popolazione, materia di studio a scuola e all’università.

 

The rural charm in the country
Il Royal Welsh Show, la cui prima edizione si tenne a Aberystwyth nel 1904, quando venne fondata la Welsh Agricultural Society, è la più grande fiera agricola del Regno Unito e ogni anno, per quattro giorni, alla fine di luglio (l’edizione 2018 si è svolta dal 23 al 26), porta a Llanelwedd, Builth Wells, operatori del settore, rappresentati delle istituzioni, stampa ma, soprattutto, migliaia di allevatori, una massa festosa che si riversa nella piccola località gallese con tutta la famiglia. Molto più di una semplice fiera dunque: una speciale vetrina per tutto il settore agricolo gallese, dove meravigliosi capi bovini e ovini, tirati a lucido per l’occasione, sfilano davanti ad un pubblico attento e a giudici inflessibili, per aggiudicarsi gli ambitissimi premi. Non manca qua e là, naturalmente, anche qualche capo suino e i cavalli che partecipano ai concorsi ippici. A completare questo quadro bucolico, gli stand con le specialità gastronomiche locali, gli oggetti di artigianato e l’abbigliamento, gli immancabili Wellington boots, l’incredibile gara di tosatura delle pecore, gli show cooking con chef più o meno famosi e star della televisione britannica, lo street food e gli spazi per mangiare e ascoltare la musica dal vivo. Verso sera l’area che ospita l’evento si trasforma in una gigantesca festa all’aperto. Come cantava Damon Albarn con i suoi Blur, that’s the rural charm in the country.

 

Brexit for breakfast
Uno degli appuntamenti più attesi del Royal Welsh Show è la tradizionale colazione nella giornata inaugurale a base di te con latte, caffè e… costine d’agnello. Il ritrovo è per tutti i partecipanti presso lo stand dell’ente Hybu Cig Cymru – Meat Promotion Wales (HCC), che promuove e sostiene lo sviluppo delle carni rosse gallesi, e il discorso di apertura del presidente Kevin Roberts, come d’altronde ci si attendeva, va dritto al punto che è al centro delle conversazioni e dei pensieri dei soggetti della filiera allevatoriale e dell’industria della carne della regione, oltre alla siccità prolungata di questa estate che ha creato ulteriori disagi. «Due anni fa, quando ci siamo riuniti qui a Builth Wells, eravamo ancora scioccati dal risultato del referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. Quali sarebbero state le conseguenze di quel voto sul nostro settore? Ora ci stiamo avvicinando velocemente al momento della nostra uscita dalla UE eppure ancora nessuno di noi ha idea di quello che succederà con esattezza. Una cosa è certa però: non possiamo permettere che il nostro settore sia una pedina marginale che viene sacrificata nei litigi politici di Westminster».
Le parole di Roberts sono dure e riflettono le grandi preoccu­pazioni che vivono gli allevatori, il cui futuro è messo seriamente a rischio di sopravvivenza. «Una Brexit dura, senza un accordo, sarebbe una vera catastrofe per il settore o­vino» ha proseguito Roberts. In­tanto il mercato dell’agnello gallese si espande (con prospettive in Canada, Qatar e la volontà di raggiungere il mercato giapponese e saudita), le esportazioni crescono (in Germania in particolare, ma anche in Danimarca e Belgio) e il Welsh lamb trova conferma nell’apprezzamento continuativo dei consumatori.
«Il nostro settore deve essere in grado di commerciare libera­mente e in modo equo» ha conti­nuato Roberts. «Inoltre, non dobbiamo dimenticare le conseguenze che la Brexit avrà in termini di carenza di competenze profes­sionali nell’industria: mi riferisco soprattutto ai lavoratori stranieri, che svolgono un ruolo essenziale nelle aziende di lavorazione della carne».

 

Un sostegno made in Wales per i custodi della terra
Un’area di circa 20.000 km2 a ovest della Gran Bretagna, bagnata dal mare d’Irlanda: il Galles è una terra bellissima, con un clima mite, ricca di prati verdi e colline sui cui pascolano sereni milioni di ovini, più di 10.000.000 ad essere precisi (dati: giugno 2017, Governo gallese – HCC), il che equivale a più di tre capi per abitante! «Oltre il 90% della terra gallese è nelle mani dei nostri agricoltori, i custodi del paesaggio e della sua tutela» ha dichiarato Lesley Griffiths, Segretario di Gabinetto del Governo gallese per l’energia, la pianificazione e gli affari rurali, il cui atteso intervento ha seguito quello di Kevin Roberts. «La manifestazione di quest’anno sarà l’ultimo prima di lasciare l’UE e rappresenta quindi per me una grande opportunità di impegnarmi con le parti interessate. Per decenni, la gestione della nostra agricoltura è stata modellata dall’Unione Europea. Una volta che lasceremo l’UE, il nostro accesso ai mercati e il modo in cui ci porremo dal punto di vista commerciale cambieranno: dovremo tutti fare le cose in un modo diverso insomma».
Un cambiamento di portata epocale che spaventa, conferma la Griffiths, ma che è necessario guardare anche da un punto di vista di opportunità positive. «La Brexit porta sfide significative, ma anche opportunità significative, come mettere in atto sistemi di supporto specifici “made in Wales”» ha detto ancora la Griffiths.
«Abbiamo lanciato delle proposte per un nuovo programma di gestione del territorio per il Galles in sostituzione della PAC: la mia ambizione è che i nuovi schemi siano pienamente operativi entro il 2025. Non ritireremo i finanziamenti dai vecchi schemi finché i nuovi non saranno pronti: il governo del Regno Unito deve però confermare con urgenza che il Galles manterrà la sua attuale quota di finanziamento. Questo è giusto e fornirà rassicurazioni per il settore» (1). E nel frattempo? «In questo periodo di transizione, per sostenere il settore della carne rossa gallese, sono stati messi a disposizione attraverso il Fondo di transizione dell’UE 2,15 milioni di sterline per gli allevatori di bovini e ovini affinché possano valutare la propria situazione e programmare eventuali miglioramenti. Inoltre, ho approvato un finanziamento di 9,2 milioni di sterline per sostenere l’iniziativa di HCC “Programma di sviluppo della carne rossa” che contribuirà a rafforzare la capacità di recupero pre e post-Brexit». Il programma guidato da HCC si articolerà in tre progetti strategici incentrati sulla salute degli animali, la genetica e la qualità della carne, punti cruciali per la competitività futura del settore. Ne riparleremo.

 

Agnello gallese e Italia: questione di feeling
Da 15 anni l’agnello, insieme al manzo gallese, può vantare l’Indicazione Geografica Protetta, conferita dall’Unione Europea ai due prodotti rispettivamente nel 2004 e nel 2003. Un riconoscimento di grande rilievo per il settore, che certifica l’origine e la qualità di queste carni, molto conosciute e apprezzate anche nel nostro Paese. La carne d’agnello, in particolare, da più di 25 anni ha uno spazio privilegiato nel mercato e sulle tavole degli Italiani. «L’Italia è un mercato strategico per l’agnello gallese, non tanto in termini di quantità vendute (l’Italia è quarta dopo Francia, Germania e Spagna), quanto in termini di valore e relationship» mi dicono Gwyn Howells e Jeff Martin, rispettivamente Chief Executive Department e responsabile Italia HCC. «La caratteristica degli agnelli gallesi è sempre stata quella di avere carcasse piccole, leggere, tra gli 8 e i 13 chili, non adatte al mercato interno mentre perfette per il mercato mediterraneo. Oggi le carcasse sono aumentate in termini di peso/volume (il valore è superiore) ma con gli anni abbiamo conquistato il consumatore che oggi conosce il prodotto, ha imparato ad utilizzare tagli diversi e, soprattutto, si fida del nostro marchio».
L’Igp da questo punto di vista ha dato una mano importante: negli ultimi 15 anni, il mercato dell’agnello gallese nel nostro Paese è triplicato, consolidandosi. «I tagli principali venduti in Italia sono la pancia arrotolata, soprattutto al Sud, la spalla e le costolette. Tagli economici e molto gustosi» puntualizza Jeff. «L’agnello gallese è un prodotto naturale e, quindi, stagionale» prosegue Gwyn. «In Italia lo si trova nove mesi l’anni, con punte a settembre, ottobre, novembre e dicembre, e oggi anche fino a gennaio». In Italia l’agnello gallese deve battere la concorrenza dell’agnello sardo, anch’esso dotato di Igp, e quello proveniente dai Paesi dell’Est. «Io però durante le mie vacanze in Sardegna ho mangiato dell’agnello gallese» mi dice sorridendo Gwyn. «L’agnello gallese è un prodotto mondiale» conclude Jeff. «Con una Brexit senza un accordo reggere la concorrenza sul mercato diventerebbe impossibile. Oggi i prezzi del nostro prodotto sono in linea con gli altri competitor, ma domani…». Domani è un altro giorno. Confidiamo che “la notte” porti consiglio nei palazzi di Londra, dove si sta decidendo del futuro di una nazione e della sua stessa identità.
Gaia Borghi

 

Nota

  1. Il Primo Ministro britannico Theresa May, in visita al Royal Welsh Show nella giornata di giovedì, incalzata dai giornalisti della BBC Wales, si è rifiutato di promettere che il Galles non perderà il denaro che ora riceve dall’UE dopo la Brexit. La May ha comunque ribadito l’impegno del suo governo nel voler mantenere i livelli di finanziamento dell’UE di circa 300 milioni di sterline l’anno per l’agricoltura gallese fino al 2022. «Desidero sfruttare al massimo le libertà offerte dalla Brexit» ha detto la May. Rivolgendosi poi ai rappresentati delle organizzazioni agricole Royal Welsh Agricultural Society, Farmers Union Wales, NFU Cymru e CLA ha dichiarato: «quando usciremo dalla PAC avremo l’opportunità per determinare cosa è giusto per il Regno Unito, piuttosto che far parte di una politica pensata per un numero limitato di paesi all’interno dell’UE».

 

Finanziamenti europei indispensabili

I fondi dell’UE sono un “punto di riferimento” essenziale per l’agricoltura gallese e Dai Evans, allevatore di ovini di quinta generazione a Silian, Lampeter, conferma che i finanziamenti europei sono indispensabili per il sostentamento della sua attività. Dai possiede 700 capi di razza Welsh Mule, un incrocio tra la Leicester Bluefaced, la Welsh Mountain e la Texel. Sono animali robusti, muscolosi, con elevata prolificità. I parti sono quasi tutti gemellari e l’eccellente qualità del latte unita ad un istinto materno superiore ad altre razze assicura un’alta percentuale di sopravvivenza degli agnelli. Ricordiamo che, a differenza di quella italiana, l’industria ovina gallese non utilizza il latte per la produzione di formaggio, se si escludono piccolissime produzioni di nicchia. L’allevamento degli agnelli è estremamente naturale e segue i cicli delle stagioni. L’aumento giornaliero di peso arriva fino a 500 grammi. Su una produzione annuale di 1.000 capi, 800 vengono venduti all’industria di macellazione e i restanti rimangono in allevamento per il replacement.

 

Didascalia:  l’allevatore gallese Dai Evans, Fabio Bervini, della Bervini Primo Srl di Salvaterra (RE), Jeff Martin, responsabile Italia HCC-Meat Promotion Wales, Vincenzo D’Onofrio e Franco Balletta di Grancarni Srl, Gruppo Balletta, Casapulla (CE).

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