Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 9, 2018

Rubrica: Osservatorio internazionale
Articolo di Ventura S.
(Articolo di pagina 30)

La disunione dell’Unione Europea

Vi è qualcuno che, come me, ricordi ancora i primi anni della Commissione europea (allora “Commissione della Comunità Economica Europea”) presieduta da Walter Hallstein (1958-1967)? In quel decennio è stata creata l’Unione Doganale, completata da politiche comuni come la politica agricola; è stato varato un sistema di risorse proprie per finanziare il bilancio comunitario; sono stati conclusi accordi internazionali (bilaterali e multinazionali) che hanno dato credibilità alla Comunità e prestigio alla Commissione, incaricata dei negoziati. C’è poi stato un periodo di stasi e dal 1972, con il primo ampliamento e l’adesione del Regno Unito, dell’Irlanda e della Danimarca, la Comunità non sarebbe più stata la stessa. Scomparso l’entusiasmo dei primi anni, è subentrata una progressiva burocratizzazione delle istituzioni. L’ampliamento non è andato di pari passo, come avrebbe dovuto, con un approfondimento ed un rafforzamento delle competenze comunitarie.
Tredici anni dopo il primo ampliamento, con l’avvento di Jacques Delors alla presidenza della Commissione (1985-1995), malgrado gli ostacoli sollevati ed i regimi di “eccezione” pretesi ed ottenuti da taluni stati membri (soprattutto dal Regno Unito), le iniziative della Commissione hanno rilanciato l’idea comunitaria e permesso il completamento del mercato unico con un nuovo trattato (il c. d. “Atto unico”), la creazione di una nuova moneta (l’euro) e l’istituzione della Banca Centrale Europea.
Purtroppo la realizzazione di una vera e propria “Unione Economica e Monetaria” si è urtata all’opposizione della maggioranza degli Stati Membri, i cui governanti erano troppo preoccupati delle possibili conseguenze negative di politica interna e, quindi, per la loro eventuale rielezione. Dalla metà degli anni Novanta in poi la Comunità, divenuta Unione Europea (UE), si dibatte, soprattutto dopo l’ampliamento ai Paesi dell’Europa centrale ed orientale, in una crisi identitaria. Il problema dell’UE è soprattutto un problema morale. La crisi economica e la crisi sociale sono l’espressione di uno stato d’animo.

 

Oggi l’UE è in grave pericolo di disgregazione e di decadenza
La Commissione, diventata un organismo pletorico e, quindi, inefficiente, ha subito un’erosione progressiva del suo potere d’iniziativa in seguito agli interventi dei Capi di stato o di governo in seno al Consiglio europeo. Le decisioni, se e quando sono adottate, lo sono dopo una procedura lunga e complessa, che coinvolge, oltre alla Commissione, il Parlamento e il Consiglio. Di fronte alla crisi finanziaria del 2008 i dirigenti europei non hanno reagito in modo unitario, sicché l’UE ha superato la crisi molto più lentamente degli USA e delle altre potenze mondiali. Dieci anni dopo quella crisi, le divisioni in seno all’UE si sono ancora accentuate.
In primo luogo, la situazione economica varia da uno Stato membro all’altro. Per esempio, la situazione di pieno impiego della Germania non è comparabile con la disoccupazione di massa della Spagna. Le divergenze dei debiti pubblici sono enormi, dal 9% del Pil nell’Estonia al 179% nella Grecia. Tra questi due estremi si situano a diversi livelli gli altri Stati Membri, con l’Italia in posizione di spicco al 132% del Pil. Nel 2017, Malta ha registrato un eccedente di bilancio corrispondente al 3,9% del Pil, la Spagna un deficit del 3,1%. Se poi si valuta la ricchezza di un paese in funzione del Pil, anche qui le divergenze sono enormi: nel 2017 il Pil per abitante nel Lussemburgo è stato di 92.800 euro e soltanto di 13.900 euro in Lettonia.
In secondo luogo, le divergenze economiche hanno accentuato le fratture politiche, venute in primo piano con la crisi dell’immigrazione di massa, che ha messo a nudo gli egoismi nazionali e l’assenza totale di solidarietà.
In terzo luogo, l’egoismo nazionale del Regno Unito ha prodotto la Brexit, che per fortuna, grazie segnatamente alla competenza del negoziatore della Commissione, Michel Barnier, non ha per ora rivelato divergenze di rilievo tra gli altri Stati Membri. Non è escluso, tuttavia, che alcuni di questi aspettino l’esito del negoziato per seguire le tracce del Regno Unito.
In quarto luogo, gli Stati Membri dell’Europa centrale ed orientale, dopo un primo periodo di euforia immediatamente successivo alla loro adesione, si sono sempre più distanziati dagli altri Stati membri. A Varsavia come a Budapest, a Praga come a Bratislava, si è manifestato un netto rifiuto della politica tecnocratica di Bruxelles, della politica di austerità imposta segnatamente dalla Germania e della politica di accoglienza degli immigrati. Confrontati con una civiltà diversa da quella che avevano immaginato all’epoca in cui erano dietro la “cortina di ferro” dell’URSS, lottano ora per conservare la loro identità culturale.
Infine, nel giro di pochi anni, dal 2014 ad oggi, il panorama politico dell’UE è notevolmente cambiato. In sette Stati Membri (Ungheria, Belgio, Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia e Italia) le destre sono al governo, talora con un programma “sovranista” ed antieuropeo (come in Ungheria e Polonia). In altri Stati Membri i sovranisti hanno raggiunto nelle ultime elezioni percentuali degne di rilievo (Francia, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Germania).

 

L’impotenza dell’UE sulla scena internazionale
Quanto precede spiega l’impotenza dell’UE sulla scena internazionale. Mi limiterò a qualche esempio. L’UE è incapace di adottare rapidamente una strategia comune di fronte alle recenti decisioni del presidente Trump (aumento dei dazi sull’acciaio e l’alluminio, abbandono dell’accordo nucleare con l’Iran, rifiuto di firmare la dichiarazione comune con i partecipanti dell’ultimo G7), di fronte al pericolo islamista o di fronte alla tragica situazione della Siria. Nell’ipotesi di una nuova crisi  mondiale l’UE sarà capace di reagire tempestivamente ed in maniera efficace? Mi permetto di dubitarne.
Sergio Ventura

 

Didascalia: il parlamento dell’Unione Europea (photo © Gabor Kovacs).

Photogallery

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.