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Eurocarni nr. 9, 2018

Rubrica: Benessere animale
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 96)

Come macellare più animali di quanti se ne allevino

Convegno Sivar: benessere dei vitelloni da carne – Disponibilità di spazio pro capite e pavimentazioni adeguate per tutta la durata del ciclo di allevamento garantiscono ottime performance. La formula vincente è meno animali, migliori indici di conversione, riduzione delle riforme anticipate

Come gestire l’aggressività dei vitelloni da carne? È sempre un sintomo di malessere, oppure in determinate circostanze è semplicemente l’espressione di un comportamento di specie? Maria Devant Guille, ricercatrice del dipartimento di Ruminant Production dell’IRTA spagnolo, e Giulio Cozzi, professore dell’Università di Padova, hanno cercato di rispondere a questi quesiti durante il convegno internazionale della Sivar (Cremona, Centro Studi EV, 10-12 maggio). Abbiamo parlato in precedenti articoli delle relazioni esistenti fra alimentazione e comportamento (“Gli effetti dell’alimento sul benessere dei bovini da carne”, in Eurocarni n. 5/2018, pagina 96) e fra aggressività ed età, taglia degli animali e modalità di composizione dei gruppi (“L’aggressività fra bovini da carne”, in Eurocarni n. 6/2018, pagina 114). Ma non abbiamo ancora esaurito il tema: anche le strutture, infatti, influenzano le possibilità di una specie di manifestare il proprio comportamento, aggressività inclusa.
Per comprendere se le strutture sono adeguate alla popolazione di bovini che ospitano, è fondamentale vedere di persona gli animali e studiare il loro comportamento. Solo così possiamo riuscire a capire quali siano le loro esigenze e, di conseguenza, come intervenire per migliorarne il benessere: questo hanno caldeggiato entrambi i relatori.
Cozzi ha raccontato che, in genere, si cerca di mantenere i tori in decubito il più a lungo possibile: questa posizione permette loro di ruminare e riduce fortemente le possibilità di avere interazioni aggressive. Ma per allungare il tem­po che trascorrono a terra, la pavimentazione deve avere le giu­ste caratteristiche. Altrimenti gli animali si innervosiscono e colgono con maggior slancio le occasioni di interagire in maniera aggressiva.
Se la pavimentazione è a grigliato o se non c’è alcuna lettiera, oppure se questa è molto bagnata (ad esempio, per abbeveratoi rotti o perché, giocando, gli animali hanno sparso l’acqua a terra) o se è completamente coperta di letame, i bovini non si coricano volentieri.
Fermentando in stalla, il letame produce calore: anche per questo, soprattutto in estate, i bovini dovrebbero poter riposare su una lettiera pulita (oltre ai chiari motivi igienici). Inoltre, va ricordato che, quando gli animali affondano fino al ginocchio nel letame, non hanno solo il problema del decubito, ma anche del movimento: certamente si muovono meno in questa situazione e si registrano meno comportamenti di lotta, ma la causa non è certo un buon livello di benessere!
È semplicemente la difficoltà a muoversi che li induce a ridurre i loro movimenti. Quindi, non è vero che le lotte e le monte siano sempre e solo indice di stress e nervosismo. In una certa percentuale sono necessarie e auspicabili, perché fanno parte del normale comportamento di bovini maschi di quell’età. Così ha spiegato Giulio Cozzi.

 

Decubiti anomali
Lettiera e pavimentazione influenzano i tempi e le modalità di decubito e di deambulazione. Altrettanto, se la pavimentazione è scivolosa o inadeguata, i tori camminano con circospezione e hanno serie difficoltà ad alzarsi e a coricarsi. Li possiamo vedere tentare di accovacciarsi e rinunciare: anche questo è un chiaro segno di inadeguatezza delle pavimentazioni, ha detto ancora Cozzi. Di conseguenza, anche in questi casi i tempi trascorsi a terra e in stazione si modificheranno, influenzati dalla mancata facilità di movimento.
Nel normale comportamento di specie, un bovino, prima di coricarsi, si immobilizza, talvolta raspa il terreno, poi si inchina piegando le zampe anteriori. Solo in un secondo momento anche il treno posteriore si abbassa e gli arti si distendono. Se invece osserviamo un bovino che si ferma, prova a piegare gli arti anteriori ma si ferma a metà di questa sequenza, si rialza e ci riprova, oppure ci rinuncia, siamo molto probabilmente di fronte a un animale che vorrebbe assumere la posizione di decubito, ma è impedito da fattori esterni, quali la scivolosità della pavimentazione o altri ostacoli. Altre volte ancora è possibile osservare la sequenza di assunzione del decubito alterata: il bovino sa che non riuscirà ad abbassare prima l’anteriore e decide di abbassare per primo il posteriore, assumendo la cosiddetta posizione di decubito o di transizione “a cane”.
Quando i bovini sono su grigliato, è molto più facile osservare errori nella sequenza di decubito oppure decubiti anomali, ha raccontato ancora Cozzi. Addirittura pare che, se si ha una buona lettiera in paglia rispetto al grigliato, si registra ben il 50% in più di levate e assunzioni di decubito negli animali. E questo è sicuramente un bene, perché significa che gli animali si recano con maggior libertà all’abbeveratoio e alla mangiatoia, ed è questo quello che vogliamo. Perciò, non sempre lunghi tempi di decubito si associano a elevati livelli di benessere. Bisogna osservare gli animali per capire veramente come stanno.
Per ridurre le interazioni aggressive fra bovini è indispensabile fornire loro un ambiente adeguato ed evitare le limitazioni di spazio e di risorse. La Devant ha spiegato che, quando si ritrovano — loro malgrado — stretti corpo a corpo, è molto più facile che i vitelloni comincino a spintonarsi e a interagire in maniera aggressiva.
Per garantire un buon riposo agli animali, bisogna sempre ricordare di lasciare a ciascun bovino uno spazio sufficiente a far sì che possa rilassarsi in tranquillità, distendere gli arti posteriori senza timore di essere calpestato dai compagni e mantenere una certa distanza dai suoi compagni. Quando riposano, anche i bovini vogliono potersi rilassare veramente; ecco perché è molto importante garantire loro uno spazio individuale sufficientemente ampio.

 

Spazio pro capite
Cozzi ha riferito che la disponibilità di spazio pro capite è molto importante per garantire il benessere degli animali e influenza l’incidenza e la gravità delle zoppie. Gli standard di riferimento riferiscono che è possibile allevare bovini da carne con una disponibilità di 3 m2/capo su grigliato e 4 m2/capo su lettiera. «Sono valori accettabili quando i bovini pesano 400 kg, ma una volta raggiunti i 600 kg lo spazio è davvero poco, la situazione è simile a quella degli avicoli», ha detto Cozzi.
Nel settore bovino non si adotta alcuna strategia per mantenere un buon rapporto fra la superficie a disposizione e il peso vivo degli animali. Nei suini, ad esempio, è diffusa la regola di mettere a disposizione degli animali in crescita spazi sempre maggiori, in relazione all’età e alla taglia, per consentire sempre il movimento e garantire a ciascun animale un’area sgombra che consenta anche ai capi più adulti, che hanno comportamenti più solitari, di comportarsi come l’età detterebbe loro.
Molte volte in allevamento si procede ancora secondo abitudini non confermate. Si tende a sfruttare questi valori di riferimento per la densità animale per riempire al massimo i box, prevedendo che inevitabilmente si verificheranno delle riforme anticipate. Ma così la gestione delle risorse non è oculata. Questo approccio ha dei costi occulti che bisogna svelare.
Più il box è affollato più cresce il rischio di calpestamento, ha detto Cozzi. Con poco spazio, infatti, aumentano sia i fenomeni di interazioni aggressive, sia il rischio di infortuni. In compenso, si riducono i tempi di decubito. Dati alla mano, possiamo affermare che, con una maggiore disponibilità di spazio, i bovini trascorrono più tempo accovacciati perché hanno meno timore a coricarsi, il che è un bene per l’allevatore. Inoltre, quando non vivono in box troppo affollati, i vitelloni assumono volentieri il decubito laterale con arti lontani dal corpo: questa posizione è sicuramente molto rilassante.
Il decubito sternale ad arti raccolti sotto di sé invece è quasi un decubito di allarme: l’animale è pronto a balzare in piedi e non si azzarda a dilatare il suo spazio individuale oltre il minimo indispensabile. Infine, oltre ad aumentare l’incidenza delle posizioni confortevoli, un box non troppo affollato favorisce condizioni di migliore pulizia degli animali.

 

Test “meno capi, più carne”
Per una buona redditività dell’allevamento, tutti i costi vanno presi in esame e tutte le risorse vanno ottimizzate. Dunque, stipare gli animali nei box (nel rispetto dei parametri di legge) non è un uso oculato delle risorse. Per dimostrarlo, Cozzi ha presentato uno studio eseguito in campo, in cui in ciascuno dei 12 box venivano sistemati 7 animali, con una densità iniziale di 3 m2/capo. In 210 giorni gli animali di circa 440 kg di peso raggiungevano i 720 kg. Alla fine del ciclo ben il 12% dei capi era stato eliminato precocemente: nella stalla c’erano ben 10 animali in meno. In alcuni box ne erano rimasti solo 5, il che aveva modificato la superficie di spazio pro capite: in questi box ciascun vitellone aveva 4,2 m2 a disposizione. In altri box c’erano 6 animali e in altri ancora erano rimasti 7 animali: in questi ultimi box lo spazio rimaneva di 3 m2/capo. L’accrescimento è risultato essere molto diverso nei box da 7 e in quelli da 5 capi, con una differenza del 15% in più di accrescimento giornaliero a favore degli animali nei box meno affollati (con 3 m2 l’accrescimento era di 1,32 kg/die, con 4,2 m2 era di 1,51 kg/die).
Questa differenza nell’accrescimento giornaliero ha fatto sì che, pur allevando un minor numero di capi (e quindi spendendo meno nell’acquisto degli animali), la quantità di carne ottenuta dai singoli box, a fine ciclo, fosse circa equivalente. Bastava allevare 5 animali per box per ottenere una resa simile a quella nei box da 7 capi. Ecco quindi dimostrata l’enorme importanza dello spazio per il benessere degli animali e la redditività dell’allevamento.
Giulia Mauri

 

Quanto deve essere grande il fronte mangiatoia

Maria Devant Guille, dell’IRTA spagnolo, ha spiegato che il fronte mangiatoia deve essere tale da permettere a tutti i bovini del box di accedervi comodamente. Tuttavia, a volte garantire solo un fronte sufficientemente ampio non è sufficiente, perché i bovini più robusti si spintonano e con ampi movimenti del collo spostano i soggetti più deboli e sottraggono loro la razione. Il posizionamento di pareti divisorie fra una postazione e l’altra consente anche agli animali subordinati di accedere al pasto nel momento in cui tutti vi accedono, senza che la loro attività sia disturbata da vicini prepotenti. Sono soprattutto gli animali giovani a desiderare di pasteggiare contemporaneamente: è in questa età che i bovini sentono più forte la facilitazione sociale. Più avanti, invece, diventano più autonomi e si portano alla mangiatoia in ordine sparso, seguendo ognuno le proprie esigenze. Anche Giulio Cozzi, della Facoltà di Medicina Veterinaria di Padova, si è soffermato sulle caratteristiche del fronte mangiatoia. «Oltre allo spazio pro capite, va considerata anche la conformazione del box e soprattutto l’estensione dello spazio alla mangiatoia. Generalmente si ritiene sufficiente fornire un fronte mangiatoia di 60 cm per ciascun capo presente nel box». Il gruppo di studio di Cozzi ha provato a mettere a disposizione un fronte di 80 cm: non sono però emerse differenze, «a patto che l’alimento sia veramente a disposizione ad libitum». Infatti, se l’alimento non è disponibile sempre nella quantità e qualità iniziali, gli animali vogliono accedere alla mangiatoia contemporaneamente e allora sì che si verificano scontri, cornate e spintonamenti, soprattutto quando a fine ciclo gli animali sono più robusti e 60 cm risultano essere veramente un po’ pochini. Se invece l’alimento è disponibile sempre e comunque, man mano che i bovini crescono di taglia e di età si recano alla mangiatoia in maniera più autonoma, più indipendenti dal gruppo, e i 60 cm di spazio individuale non costituiscono un problema.

 

Didascalia: la densità di stabulazione influenza l’accrescimento degli animali. In uno studio comparato eseguito da Giulio Cozzi dell’Università di Padova, con 3 m2 a disposizione per ciascun animale del box, l’accrescimento è di 1,32 kg/giorno, mentre con 4,2 m2 a disposizione si hanno ben 1,51 kg/giorno.

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