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Eurocarni nr. 8, 2018

Rubrica: Benessere animale
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 70)

Come limitare i danni del caldo estivo

Convegno internazionale Sivar: benessere dei vitelloni da carne — Acqua a volontà, lettiera abbondante e pulita, ventilazione artificiale, bassa densità animale: sono alcuni elementi che permettono di affrontare con maggiore serenità la canicola

Il benessere negli animali da reddito viene misurato in base a come un animale riesce ad adattarsi a un certo ambiente. Quindi gli elementi — ambientali e gestionali, oltre a quelli genetici — che influenzano le condizioni di welfare sono numerosi. Fra questi ci sono sicuramente lo spazio pro capite e la qualità della pavimentazione (ne parleremo nei prossimi articoli “Come macellare più animali di quanti se ne allevino” e “Troppe zoppie e riforme anticipate per colpa del grigliato”); anche l’alimentazione è molto importante (si veda “Gli effetti dell’alimento sul benessere dei bovini da carne”, in Eurocarni n. 5/2018, pag. 96), come anche la composizione dei gruppi (“L’aggressività fra bovini da carne”, in Eurocarni n. 6/2018, pag. 114). Ma anche il microclima della stalla fa parte di questo elenco. Ecco cosa ha detto a riguardo il professor Giulio Cozzi della Facoltà di Medicina Veterinaria di Padova al convegno internazionale della Sivar (Cremona, Centro Studi EV, 10-12 maggio).
Sappiamo che i bovini devono poter accedere sempre alla mangiatoia, senza problemi di deambulazione, senza dover combattere con i compagni di box e senza temere di trovarla completamente vuota. «Ma il caldo toglie l’appetito anche a loro» si sente spesso dire. In realtà non è proprio così: il caldo asciuga l’alimento e lo rende meno appetibile, ha spiegato Cozzi. Dunque, per contrastare questo calo stagionale dell’assunzione di alimento bisogna mettere a disposizione acqua di bevanda a volontà. Solo così l’assunzione di sostanza secca rimane invariata.
Il fabbisogno idrico varia molto in base alla temperatura: a 20 ºC dobbiamo mettere a disposizione di ciascun animale 45 litri al giorno. A 27 ºC servono 55 litri. Ma con 32 ºC si ha un aumento della necessità di acqua del 73% e servono ben 78 litri a testa. E sappiamo bene che temperature si raggiungono in estate nel nostro Paese. Bisogna posizionare un numero di abbeveratoi sufficienti e valutare la loro portata. «Meglio avere alcuni erogatori in più e chiuderli durante l’inverno, ma l’acqua in estate è indispensabile. Non stiamo parlando di interventi con costi elevati, eppure il ritorno economico è rilevante» ha spiegato Cozzi. Gli abbeveratoi devono essere mantenuti funzionanti e puliti. Tutti gli animali devono avere un facile accesso a questa attrezzatura: quando l’alimento è ad libitum, capita frequentemente che le lotte di territorialità avvengano in vicinanza degli abbeveratoi. E così alcuni capi non riescono mai a bere l’acqua necessaria per il loro fabbisogno.
Quando fa molto caldo è meglio ridurre la densità degli animali nei box: in questo modo possono coricarsi più facilmente e disperdere il calore corporeo. La lettiera inoltre deve essere pulita perché quando è piena di letame fermenta e produce calore essa stessa: allora gli animali, già di per sé accaldati, non vogliono coricarsi. Quando questo succede, i tempi di ruminazione si modificano e aumentano le forme di aggressività fra i diversi capi.
In estate è necessario favorire la ventilazione nella stalla per riuscire a garantire una condizione di benessere sufficiente ai bovini. Il THI è un indice che riunisce temperatura e umidità relativa dell’aria. Quando questi due parametri raggiungono valori critici (e quindi il THI è a livello critico), la mortalità fra i vitelloni sale parecchio: «per ogni punto in più di THI la mortalità aumenta del 4-5%» ha detto Cozzi. Ecco perché le stalle non devono avere muri: gli animali di per sé producono calore e solo un buon flusso di aria permette di mantenere bassa e poco umida l’aria della stalla. Inoltre, i gas tossici che inevitabilmente si producono con la presenza di liquami devono essere allontanati il prima possibile: questo è difficile quando la stalla è chiusa, molto meglio avere una stalla aperta e ben ventilata.
Ma in Italia non sono molte le zone in cui la ventilazione naturale è adeguata. Ecco perché è necessario posizionare dei ventilatori in stalla. Quelli di nuova generazione sono chiamati destratificatori o più prosaicamente “elicotteri”. Sono costituiti da grandi pale poste in orizzontale, attivate in automatico da una centralina che rileva il valore di THI della stalla. Rispetto ai classici ventilatori sono più silenziosi e smuovono una maggior quantità di aria. L’utilizzo dei destratificatori può essere suggerito per tutto il corso dell’anno: infatti permette di ottimizzare la gestione della lettiera. Questa rimane più asciutta e gli animali sono più tranquilli e puliti. Riducendo l’umidità della lettiera, poi, si interviene sulla velocità di fermentazione dei liquami in stalla: si abbassa la liberazione di ammoniaca e gas nocivi e, come detto, si riduce la temperatura della lettiera.
Ma non è finita qui: non solo i destratificatori mantengono la paglia più asciutta, ma permettono di doverne aggiungere meno. «Durante l’estate, grazie ai destratificatori, quasi non è più necessario aggiungere la paglia» ha detto Cozzi. Il che è un buon risparmio in termini di materie prime e di lavoro, ma non solo: quando la lettiera è nuova, i bovini la mangiano e l’assunzione dell’alimento si modifica. Così invece gli animali mantengono la loro attenzione verso la mangiatoia. Inoltre «gli animali sono abitudinari e si è visto che cambiare la lettiera ogni 15-20 giorni scombussola troppo i bovini, sia nelle loro abitudini alimentari, sia in quelle di decubito».
Davvero i bovini non finiranno mai di stupirci. Studi condotti dalla Facoltà di Padova hanno rilevato che in estate, in presenza di ventilazione artificiale, gli animali passeggiano esplorando l’ambiente e hanno un maggior numero di atti masticatori, mentre la respirazione rimane nella norma.
Anche l’incremento ponderale giornaliero si accresce in presenza di ventilatori, anche se in maniera non rilevante. Nel gruppo di controllo allevato senza ventilazione artificiale, invece, gli animali si muovono meno, ruminano meno e respirano con un certo affanno. «Il livello di benessere in cui vivono i nostri animali è definito da come riescono a rapportarsi con l’ambiente in cui li alleviamo. Dipende da diversi elementi: strutture, clima, relazioni sociali, management… possiamo garantire un miglior livello di benessere anche mettendo in atto minimi interventi, talvolta poco costosi, altre volte addirittura risparmiando. Dobbiamo aprire gli occhi e comprendere che l’accrescimento ponderale di un bovino da carne non è definito solo dall’alimentazione, ma anche — e tanto — dalle condizioni ambientali e strutturali in cui è allevato. Gli effetti sul benessere e sulla redditività aziendale sono concreti e misurabili», ha chiarito Giulio Cozzi.
Giulia Mauri

 

Altre notizie

 

Per partire con il piede giusto

Giulio Cozzi, professore della Facoltà di Medicina Veterinaria di Padova, ha presentato uno studio di 4 anni sulla mortalità in azienda condotto in 45 allevamenti del Veneto di varie dimensioni (da 50 a 5.000 capi, ma con una popolazione media di 650 animali) che ricevono soprattutto Charolaise (36,2%) e Limousine (23,4) di provenienza estera. La mortalità media è stata dell’1,4%, con una variabilità in più o in meno dell’1,2%. Queste due razze sono quelle con mortalità più elevata, ma sono anche quelle più rappresentate nelle stalle e, comunque, rimangono quelle di maggior pregio economico. Il picco dei decessi si è registrato sempre nel mese in cui gli animali arrivavano in azienda. Secondo un dossier pubblicato dall’Unione Europea nel 2002 e citato da Cozzi, il picco di stress nei vitelloni da carne non si raggiunge durante il trasporto, bensì prima (al momento dell’abbandono dell’azienda di provenienza) e dopo (all’arrivo nel nuovo sito). Qui i vitelloni vivono lo stress sociale provocato dalla necessità di stabilire i nuovi rapporti di dominanza nel gruppo. Ma anche l’ambiente nuovo, inteso sia come struttura sia come clima, il contatto con nuovi operatori, le pratiche di movimentazione spesso violente che ancora vengono messe in atto e il brusco cambiamento nel programma alimentare sono cause di stress. «Sono cause banali, che conosciamo bene, ma che ancora esistono» ha spiegato Cozzi. Invece, per accogliere nel migliore dei modi i nuovi ristalli è indispensabile:

  • evitare la cross contamination con i bovini del ciclo precedente;
  • fornire aria, lettiera e acqua di bevanda in grande abbondanza (soprattutto in estate la reidratazione gioca un ruolo fondamentale);
  • dare fieno in abbondanza e non partire da subito con una dieta spinta.

 

MIPAAF: premiati Paesaggi rurali storici e le Pratiche agricole tradizionali. Un patrimonio unico da tutelare e valorizzare

Presso la Sala Cavour del Palazzo dell’Agricoltura, si è svolta a marzo la cerimonia di premiazione delle Pratiche agricole tradizionali e dei Paesaggi rurali storici iscritti nel Registro nazionale dei paesaggi rurali storici, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali, alla presenza del direttore generale Emilio Gatto (Direzione Generale dello Sviluppo Rurale) e dei professori Mauro Agnoletti (Università degli studi di Firenze), Tiziano Tempesta (Università degli studi di Padova), Pierluigi Petrillo (Università degli studi di Roma). «I paesaggi rurali storici e le pratiche agricole tradizionali sono un patrimonio unico del nostro Paese — ha affermato l’ex ministro Maurizio Martina — che assumono ancora più valore in questo anno, dedicato proprio al cibo italiano. Il loro ruolo è cruciale: rappresentano infatti il legame profondo che c’è tra ambiente, tradizione, identità e la straordinaria capacità dei nostri agricoltori di formare e conservare i luoghi come beni comuni. In queste storie c’è tutta l’Italia. E noi abbiamo il dovere di rafforzare e valorizzare sempre di più e meglio queste aree, puntando su un’agricoltura sostenibile, tutelando la biodiversità e continuando la nostra battaglia contro il consumo del suolo. Puntiamo quindi sulla “tripla A”: agricoltura, ambiente, alimentazione, favorendo il connubio perfetto tra comunità locali, economie territoriali, capitale umano, paesaggio, reti sociali. La vera sfida è questa». Per quanto riguarda i Paesaggi rurali storici, gli attestati sono stati consegnati a:

  • Colline vitate del Soave;
  • Paesaggi silvo pastorali di Moscheta;
  • Colline di Conegliano Valdobbiadene – Paesaggio del Prosecco Superiore;
  • Oliveti terrazzati di Vallecorsa;
  • Paesaggio agrario della Piana degli Oliveti Monumentali di Puglia;
  • Fascia pedemontana olivata Assisi – Spoleto;
  • Paesaggio della pietra a secco dell’isola di Pantelleria;
  • Paesaggio del Parco Regionale Storico Agricolo dell’Olivo di Venafro;
  • Paesaggio policolturale di Trequanda;
  • Paesaggio rurale storico di Lamole.

Per le Pratiche agricole tradizionali:

  • La Transumanza;
  • La Piantata veneta.

 

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