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Eurocarni nr. 8, 2018

Rubrica: Mercati
(Articolo di pagina 50)

Il crollo dei mercati trascina la redditività della suinicoltura

Va meglio la macellazione, mentre si aggrava ulteriormente il gap di redditività tra stagionatura di prosciutti Dop e generici

Peggiora fortemente a maggio la redditività della suinicoltura italiana. L’indice Crefis segna –8,4% rispetto ad aprile (dato congiunturale) e, particolarmente preoccupante, –13,3% rispetto a maggio 2017 (dato tendenziale). A pesare sono stati congiuntamente due fattori. L’aggravio dei costi, per l’aumento a maggio dei corsi dei principali alimenti zootecnici a partire dal mais, ma soprattutto il crollo del mercato dei suini pesanti. A maggio, il prezzo medio mensile dei capi pesanti da macello è sceso a Modena a 1,371 e/kg, in calo del 7,6% rispetto ad aprile e del 17,2% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. E dopo mesi di mercato tonico, scendono a maggio anche le quotazioni dei suini da allevamento. In particolare, per i capi di 30 kg, la variazione congiunturale registrata alla Cun è stata pari a –6,4%; per un prezzo fissato a 3,557 e/kg.
Una situazione migliore si registra a maggio per la fase di macellazione. Cresce infatti la redditività, con l’indice Crefis che mostra un +4,5% a livello congiunturale e un +14,1% a livello tendenziale. La ragione di questa dinamica positiva è tutta da ascriversi all’andamento favorevole dei costi per l’acquisto dei suini da macello; mentre dal lato dei ricavi va segnalato un mercato dei tagli freschi in negativo. Scendono infatti a maggio i prezzi delle cosce fresche pesanti per crudo tipico, che alla Cun hanno quotato 4,580 e/kg, ovvero il 4,7% in meno rispetto ad aprile; mentre il prezzo della coscia destinata a crudo generico è calato a 3,622 e/kg (–2,4% su base congiunturale). Tutte negative le variazioni tendenziali. Scendono, sempre a maggio, anche i prezzi dei lombi: il taglio Modena ha quotato 3,060 e/kg alla borsa merci di Modena per un –3,2% su aprile; la variazione tendenziale è stata però positiva (+2,9%).
L’industria della stagionatura dei prosciutti mostra a maggio un andamento nettamente differenziato a seconda che si tratti della filiera Dop o di quella del prodotto generico. Il calo delle quotazioni dei prosciutti tutelati (–1,7% su base congiunturale e –6% su base tendenziale, per un dato di 9,730 e/kg) ha spinto verso il basso la redditività delle produzioni tipiche. Andamento opposto, invece, si è registrato per le produzioni generiche per le quali la remuneratività cresce a maggio rispetto al mese precedente. Ma vediamo i numeri. Nel corso del mese di maggio, in termini congiunturali, la redditività del prosciutto di Parma Dop pesante è peggiorata dell’1,7%; per i prosciutti generici pesanti invece è salita del 2,4%. Rimanendo in tema di redditività, impressiona il valore tendenziale della stagionatura dei Dop: –20,2%. Peraltro anche per i prodotti non tutelati pesanti la variazione risulta negativa: –2,4%. Pur rimanendo positivo, scende così anche a maggio (portandosi a +12%) il differenziale di redditività tra la stagionatura di prosciutti Dop e generici pesanti; mentre lo stesso gap è fortemente negativo (–15,7%) nel caso dei prosciutti leggeri.
(Fonte: CREFIS) – www.crefis.it

 

Crefis

Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole dell’Università Cattolica del S. Cuore, diretto dal professor Gabriele Canali, svolge un’attività di monitoraggio e analisi delle filiere suinicole grazie al sostegno fornito dall’Assessorato Agricoltura della Regione Lombardia, Unioncamere Lombardia, della CCIAA di Mantova. Oltre a questa attività, il centro collabora attivamente su progetti specifici con diversi enti, organizzazioni, associazioni e distretti delle filiere suinicole, dai cereali ai salumi.

 

Didascalia: stagionatura prosciutti. A maggio scorso, il calo delle quotazioni dei prosciutti tutelati ha spinto verso il basso la redditività delle produzioni tipiche (photo © capannaprosciutti.com).

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