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Eurocarni nr. 8, 2018

Rubrica: Mercati
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 48)

Cina: calano le importazioni di carne suina. Prezzo dimezzato sul 2016

L’aumento della produzione interna e il cambio delle abitudini di consumo verso altre fonti proteiche stanno influenzando il mercato

La carne di suino rappresenta sempre la tipologia più abbondante sulle tavole dei Cinesi e nessuna ombra si staglia a minacciarne il primato. Tuttavia, i segnali di un rallentamento nella crescita dei consumi sono evidenti. Nelle aree urbane, dove ormai l’effetto saturazione delle quantità di alimenti è avvenuto da qualche anno, le nuove classi benestanti stanno dirigendo le proprie preferenze alimentari in direzione di fonti proteiche animali percepite come più salutari, ad esempio carni avicole e prodotti ittici. Si assiste quindi ad un aumento della produzione domestica, prevista tra l’1% e il 2% rispettivamente nel 2017 e nel 2018, accompagnata da un analogo incremento dei consumi interni (+1,1 milioni di tonnellate), tasso quest’ultimo che viene registrato come il più basso dell’ultimo decennio e indica una domanda ormai destinata a stabilizzarsi. Il prezzo dei suini vivi è sceso ulteriormente tra inizio gennaio e fine aprile 2018 toccando i 10,7 Yuan/kg (equivalenti a circa 1,43 e/kg) contro un prezzo, nell’aprile 2017, di 15,6 Yuan/kg e un prezzo medio del 2016 di 20,0 Yuan/kg, ma la maggiore convenienza rispetto a due anni fa non ha sostenuto i consumi. A soffrire di questa situazione sono i piccoli allevatori — alcuni dei quali sono prossimi alla chiusura, se non saranno sostenuti dalle politiche locali e governative — e i Paesi esportatori, che hanno visto calare vistosamente gli invii di carni suine in Cina: secondo le statistiche diffuse dalla sezione Pork della britannica Agriculture and Horticulture Development Board (1), nel primo trimestre 2018 le importazioni cinesi sono state pari a 324.000 tonnellate (–6% rispetto al medesimo trimestre del 2017) per le carni congelate e a 271.300 tonnellate (–15% rispetto al medesimo trimestre del 2017) per le frattaglie. L’Unione Europea ha registrato in quest’anno una diminuzione a doppia cifra (–14%), per un volume inferiore di 58.800 tonnellate che ne ha ridotto del 2% la quota sull’import cinese, ma non hanno vissuto un buon momento nemmeno gli Stati Uniti (–13.700 tonnellate, pari ad una contrazione dell’11%) e il Canada (–6.500 tonnellate equivalenti a un –9%); unica isola felice il Brasile, con un incremento di 8.000 tonnellate.

 

Import in calo di un ulteriore 6% entro fine 2018. I dazi al 25% sulle carni a stelle e strisce, contropartita per i dazi su acciaio e alluminio, penalizzeranno gli USA
Le previsioni dello United States Department of Agriculture (2) danno le importazioni in ulteriore calo del 6% per fine anno rispetto ai livelli già in contrazione del primo trimestre. E gli Stati Uniti dovrebbero pagare il maggior prezzo, a causa della tariffa daziaria del 25% che la Cina ha imposto come balzello difensivo contro i dazi su acciaio e alluminio voluti dal governo Trump, destinati prevalentemente a colpire il colosso asiatico. Brasile e Unione Europea potrebbero beneficiare di una parte della quota di mercato appannaggio degli statunitensi, soprattutto se la Cina decidesse di estendere il dazio ad altre merci agricole provenienti dagli USA, come la soia: in questo caso, in mancanza di copertura per un analogo quantitativo da altri paesi esportatori come il Brasile, i costi di produzione della suinicoltura potrebbero salire comprimendo ulteriormente i già risicati margini degli allevatori ed innescando un maggiore ricorso alle importazioni. La fornitura di carni dal Brasile è messa in dubbio dalle notizie pubblicate dalla stampa circa presunti episodi di corruzione che alcuni tra i maggiori gruppi avrebbero utilizzato verso veterinari governativi per mettere a tacere la presenza di Salmonella spp. sulle carcasse. Tale situazione ha riguardato le carni avicole, con il blocco, da parte dell’Unione Europea, di ben 20 impianti produttivi da metà maggio.
Le autorità cinesi hanno voluto vederci chiaro ed hanno quindi predisposto, nei mesi di giugno e luglio, ispezioni da parte dei propri veterinari per verificare direttamente le condizioni nei macelli e nei magazzini frigoriferi da cui partono tutte le carni esportate.
Sul fronte della UE, oltre ai grandi esportatori come Danimarca e Spagna, si affacciano sul mercato cinese anche paesi che sinora erano quasi esclusi: il produttore finlandese HKScan ha inviato un primo container di carni suine verso il porto di Tianjin nel mese di aprile e stima che il mercato possa assorbire in un anno 3.000 tonnellate, con ulteriori incrementi negli anni successivi.
Roberto Villa

 

Note

  1. pork.ahdb.org.uk
  2. www.fas.usda.gov/data

 

Didascalia: in Cina il prezzo dei suini vivi è sceso ulteriormente tra inizio gennaio e fine aprile 2018 toccando i 10,7 Yuan/kg, contro un prezzo, nell’aprile 2017, di 15,6 Yuan/kg e un prezzo medio del 2016 di 20,0 Yuan/kg.

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