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Eurocarni nr. 7, 2018

Rubrica: Assemblee
(Articolo di pagina 128)

Unicarve lancia il “Mandato a vendere”

Accordi quadro e contratti commerciali, credito agevolato, costi di produzione, qualità della carne e marchi ombrello

Lo scorso 7 maggio, a Padova, dopo gli adempimenti statutari di rito e l’approvazione all’unanimità del bilancio 2017, la neoriconosciuta Organizzazione Produttori Carni Bovine di Qualità Certificata OP Unicarve ha dato vita ad un meeting dal titolo “Il Mandato a Vendere” per organizzare la produzione e la commercializzazione dei bovini da carne”, un momento di approfondimento e riflessione con gli allevatori aderenti all’Unione sul tema della produzione e commercializzazione dei bovini da carne. Il presidente Fabiano Barbisan, nella relazione introduttiva, ha posto l’accento sul “fallimento”, per il settore delle carni bovine, del Decreto Legislativo 102/2005, che obbligava la commercializzazione di oltre il 75% delle produzioni conferite dai soci delle OP, citando alcuni numeri, partendo dalla tabella ministeriale delle otto OP del settore carni riconosciute alla data del 31 dicembre 2017 dal Mipaaf. «Il valore totale della commercializzazione riportato dal Mipaaf (in base ai dati esposti per l’anno 2016) ammontava a circa 205 milioni di euro, su una produzione stimata (calcolata in base a 1.352.688 bovini macellati tra gli 8 ai 24 mesi nel 2016) di circa 2,5 miliardi di euro, ovvero: le OP che commercializzavano direttamente, secondo i dati sopra esposti, rappresentavano complessivamente il 9,47% del prodotto commercializzato in Italia. Rimane quindi da organizzare la commercializzazione del restante 90,53% di prodotto “libero da vincoli”», ha sottolineato Barbisan.

Partendo da questi dati, il presidente di Unicarve ha lanciato l’idea di una forte aggregazione delle aziende di allevamento, per iniziare un nuovo percorso di concentrazione dell’offerta basata sulla capacità di negoziazione dell’OP Unicarve, visto che, dopo il riconoscimento ufficiale avvenuto il 28 marzo scorso, le aziende di allevamento associate sono 175 e rappresentano una produzione di circa 90.000 bovini da carne, per un valore della produzione pari a oltre 150 milioni di euro. A dare man forte al Barbisan-pensiero, anche il prof. Samuele Trestini dell’Università di Padova che, dopo un’analisi del comparto e dei costi di produzione, quasi sempre non in linea con il mercato, certamente non gestito dagli allevatori, ha proposto tre linee d’azione:

  1. l’utilizzo dello “Strumento di stabilizzazione del reddito”, recato dall’art. 39 del Reg. UE n. 1305/2013, aggiornato dall’Omnibus;
  2. la programmazione della produzione e il coordinamento di filiera, tramite il sistema del “Mandato a vendere” con delega all’OP;
  3. la definizione di accordi di filiera gestiti dagli allevatori tramite le OP.

Il tutto, ovviamente, supportato dalla gestione di un marchio di qualità, in grado di comunicare con i consumatori per far riconoscere la carne prodotta in Italia, che tra l’altro non supera il 58%.

Su questo argomento sono intervenuti il direttore del Consorzio L’Italia Zootecnica Giuliano Marchesin, che ha presentato il marchio del Consorzio Sigillo Italiano, sposato da tutti coloro che hanno presentato i disciplinari di produzione a valere sul sistema di qualità nazionale zootecnia approvati dal Mipaaf (Unicarve compresa), e il dott. Pietro Esposto, che ha relazionato sulle azioni che l’Agenzia AB Comunicazioni di Milano metterà in campo per sostenere il marchio “Sigillo Italiano”, grazie al bando Ismea/Mipaaf del valore di e 250.000 e al bando a valere sulla Misura 3.2 del PSR Veneto, per un finanziamento di e 150.000. Sull’Omnibus e sulle nuove competenze per le OP è intervenuto, con un video messaggio da Bruxelles, anche l’onorevole Paolo de Castro, che molto ha fatto per semplificare, mantenere e allargare la negoziazione nelle OP. Particolare attenzione e curiosità ha destato la relazione di Fabrizio De Stefani, veterinario ufficiale, molto attento alle dinamiche di settore, che ha presentato la “rivoluzione Blockchain”, ovvero la catena della fiducia nell’era digitale riguardo la tracciabilità delle produzioni. Un concetto sempre più attuale che Unicarve ha colto e proposto come riflessione ai suoi associati, per non farsi trovare impreparati quando sarà richiesta dalle grandi catene alimentari. «Ora la palla passa alle relazioni di filiera — ha concluso Fabiano Barbisan, in veste di presidente del Consorzio Italia Zootecnica — bisogna che gli allevatori escano dall’isolamento e dalla convinzione di essere tutti “numeri uno” nella commercializzazione. Con un bagno di umiltà e più collaborazione si potranno recuperare quote di mercato importanti ed assicurare un futuro migliore alla zootecnia bovina da carne prodotta in Italia».

I prossimi traguardi, secondo Barbisan: l’interprofessione delle carni bovine e l’organizzazione di un’associazione di OP a livello nazionale, per stabilire un tavolo permanente di settore che oggi non esiste, per dialogare con le istituzioni e programmare e organizzare la produzione dei bovini da carne in Italia.

 

Unicarve in numeri

809 aziende di allevamento associate, delle quali:

  • 726 aderenti al Disciplinare di etichettatura facoltativa riconosciuto dal Mipaaf con il codice univoco IT010ET;
  • 393 aderenti al Disciplinare Qualità Verificata;

23 mangimifici qualificati;

3 stabilimenti di macellazione/sezionamento qualificati;

112 punti vendita qualificati (n. 99 Qualità Verificata);

170.000 bovini certificati Qualità Verificata;

280.000 bovini totali prodotti.

 

>> Link: www.unicarve.it

 

Didascalia: il meeting si è svolto il 7 maggio scorso all’Hotel Crowne Plaza di Padova.

 

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