Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 7, 2018

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 46)

Pregiudizi e realtà economica dell’Italia

In queste ultime settimane, nell’attesa che si formasse, tra grandi difficoltà interne, il nuovo esecutivo, l’Italia è stata pesantemente esposta a massicci e intensi attacchi da parte dei paesi esteri, che hanno senza dubbio influito sul suo esito. Hanno cominciato i giornali inglesi e americani, si sono accodati quelli francesi, ma i peggiori sono stati quelli tedeschi, con un finale incandescente del commissario al Tesoro della UE Günther Oettinger, seguito da quello del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, attestatosi su un livello pressoché intollerabile. Juncker, infatti, invece di sforzarsi di tenere insieme, con senno e misura, ciò che è diverso ma deve coesistere con equilibrio e senza prevaricazioni — i Paesi del Nord, quelli del Mediterraneo, la potenza tedesca, le prerogative degli altri che cercano crescita e sviluppo e non possono più sopportare la logica di parametri rigidi —, ha contribuito a complicare un percorso già molto accidentato.

Crediamo non sia il caso di replicare alle suddette provocazioni, del resto già condannate dalla maggior parte degli osservatori e dalla stessa Commissione UE, di cui Juncker è il massimo rappresentante, allorché ha pubblicato, a fine maggio, le ultime raccomandazioni di politica economica e di riforma e rapporto sul debito. Da un’attenta lettura di tale documento, molto importante anche ai fini di una stabilità da tener sempre presente, risulta chiaramente che l’Italia, per il 2017, è sostanzialmente in linea con le regole del Patto di Stabilità e Crescita, precisando che non sarà aperta alcuna procedura di infrazione per deficit eccessivo. Tuttavia, è stato sottolineato che l’aggiustamento dei conti pubblici, nel 2018, “appare inadeguato”, il paese sarà sotto osservazione e verrà rivalutato il rispetto delle regole sulla base dei dati ex-post per il 2018, che saranno notificati nella primavera del prossimo anno, quando non è da escludere che ci si possa confrontare con eventuali problemi.

Il Documento della Commissione mette in evidenza la necessità di attuare uno sforzo strutturale almeno dello 0,3% del PIL per il 2018, “senza alcun margine addizionale di deviazione su un anno”; perciò le misure necessarie per rispettare le disposizioni debbono essere adottate a partire dal corrente anno e l’Italia dovrà poi realizzare un aggiustamento strutturale minimo dello 0,6% di PIL, cioè 10 miliardi di euro, nel 2019. Secondo quanto è dato intendere, non è stato necessario imporre una procedura di infrazione a causa del rinvio dal 2017 al 2018 degli aumenti salariali previsti da diversi rinnovi nella pubblica amministrazione.

Inoltre, le raccomandazioni adottate dalla Commissione fissano una serie di paletti ulteriori: l’Italia deve ridurre la quota delle pensioni sulla spesa pubblica per dare spazio ad altre spese sociali; deve continuare a ridurre l’elevato stock di crediti deteriorati sui bilanci delle banche e deve aumentare gli sforzi per affrontare l’economia sommersa, incluso il rafforzamento dell’uso obbligatorio dei pagamenti elettronici, attraverso soglie più basse per i pagamenti in contanti. E ancora: deve ridurre la durata dei processi civili e difendere le riforme pensionistiche ottenendo risparmi “con interventi su quelle elevate non finanziate da contributi”.

Esiste quindi un riconoscimento, pur con tutte le cautele, da parte della UE, nel senso che l’evoluzione del debito è conforme alle regole e i conti saranno valutati ex-post; non c’è una richiesta esplicita di manovra immediata, pur facendo intravedere che, nei prossimi mesi, ci potrebbero essere azioni di aggiustamento.

Quanto al debito-PIL, il grande problema del Paese, che condiziona ogni comportamento operativo, sia per iniziative che non ci viene consentito di attuare, sia per l’impossibilità dimostrata di riuscire a ridurlo almeno parzialmente, nonostante promesse e sforzi finora mai concretizzati, viene sottolineato “il rischio di deviazioni del requisito nel 2019 e così per il biennio 2018-19”. In proposito, il commissario Pierre Moscovici, molto attento alle evoluzioni delle dinamiche economiche e finanziarie dei vari paesi, ma molto più equilibrato rispetto ai suoi colleghi, ha sostenuto che il debito pubblico italiano “essendo il secondo più alto nella UE, è un problema importante e necessita di una risposta credibile”. L’Italia viene incitata a ridurre deficit strutturale e debito, anche perché questi due fattori, sommati alle dinamiche prolungate di debole produttività, comportano rischi, oltre che sull’economia italiana, anche sull’economia dell’Unione monetaria.

Tuttavia, dal quadro di raccomandazioni delineato dalla UE non esce un’Italia fallimentare. Certamente il nostro Paese deve essere tenuto in debita considerazione per l’importanza che riveste nel settore manifatturiero e come esportatore. I problemi da risolvere sono ancora tanti e non devono farci dimenticare le nostre responsabilità, emerse anche in occasione dello scontro istituzionale che ha preceduto la formazione del nuovo Governo e che non ci ha senza dubbio ben accreditato. Anche se l’Europa non ha diritto di impartire lezioni all’Italia, è necessario che le persone scelte dimostrino competenza, esperienza ma, allo stesso tempo, anche autonomia intellettuale dalla sudditanza degli ambienti che attaccano il nostro Paese.

Gli attacchi nei nostri confronti sono ingiusti e pericolosi, soprattutto quando vengono formulati da persone che dovrebbero incarnare l’equilibrio istituzionale; e bene ha fatto l’attuale presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, allorché, bacchettando l’incauto Oettinger, ha ricordato che “siamo qui per servire gli elettori, non per impartire lezioni”. E questo è il buon senso che dovrebbe avere ogni importante responsabile dell’UE, se si vuole che la ragione riprenda a parlare e la speranza a rifiorire, come ebbe a dire il grande Goethe.

Cosimo Sorrentino

 

Didascalia: il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker.

 

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